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Domenica, 3 Luglio 2022
Il commento

Perché l'Inter ha perso lo scudetto

Il titolo lo conquista il Milan, mentre i nerazzurri devono fare i conti con tanti, forse troppi, rimpianti

Tanti, troppi rimpianti. Lo scudetto vola nella parte rossonera di Milano e in casa interista, adesso, è il momento di leccarsi le ferite. Sì, perché l'epilogo di questa stagione sarebbe potuto essere completamente diverso, anzi, sarebbe dovuto essere completamente diverso. Perché quella nerazzurra, dopo il trionfo dello scorso anno firmato Antonio Conte, era una squadra che aveva tutte le carte in regola per cucirsi nuovamente sul petto il tricolore. Invece, proprio sul più bello, gli uomini di Simone Inzaghi hanno gettato al vento il titolo, consegnandolo nelle mani di quei cugini che, dalla loro, hanno avuto il merito di crederci sempre, anche quando tutto faceva pensare ad un trionfo di Lautaro e compagni.

Inter, uno scudetto gettato via

L'Inter, questo scudetto, lo ha buttato via più volte, a partire proprio dalla sconfitta nel derby del 5 febbraio. Allora i nerazzurri dominarono letteralmente la prima parte di gara, chiudendo il primo tempo avanti per 1-0 grazie alla rete di uno scatenato Perisic, Gli uomini di Simone Inzaghi, quel giorno, ebbero però un grande demerito: quello di non chiudere la gara. E allora il Milan, nel finale, ne approfittò per ribaltare l'esito dell'incontro grazie alla doppietta di Giroud, che consegnò ai suoi tre punti, a quel punto, quasi insperati. E lì, i nerazzurri, sprofondarono in un vortice, attoniti da quell'incredibile ko. Tutte le certezze acquisite fino ad allora si frantumarono e nelle successive sei gare arrivarono solamente sette punti: un crollo verticale, che permise al Milan di riguadagnare la vetta. 

Poi la vittoria, sofferta, contro la Juventus sembrò rappresentare una nuova svolta positiva per l'Inter, tornata nuovamente padrona del proprio destino grazie al primo posto "virtuale", considerata la gara da recuperare con il Bologna. E qui c'è stato il nuovo, determinante harakiri: perché proprio quei tre punti che venivano considerati per certi vennero meno, con i nerazzurri, complici il clamoroso errore di Radu, sconfitti dai rossoblù. Uno scivolone costato lo scudetto.

In mezzo, in tutti questi mesi, una gestione della rosa forse non proprio ottimale da parte di Simone Inzaghi. Chiariamoci subito, la bontà del lavoro del tecnico non è in discussione: la squadra, sulla carta indebolita in estate dalle partenze di Lukaku e Hakimi, ha mostrato un gioco moderno, qualitativo, europeo, acquisendo una ben chiara fisionomia e identità. C'è stato un momento, però, in cui anche il tecnico ha sbandato: dopo il ko con il Milan era chiaro che l'Inter stesse iniziando a pagare qualcosa dal punto di vista non solo mentale, ma anche fisico. Fin lì avevano infatti praticamente giocato sempre gli stessi e la benzina di molti elementi, giocoforza, si stava avvicinando alla riserva. Lì Inzaghi non ha avuto il coraggio di dare più spazio alle cosiddette seconde linee: i vari Sanchez, Vidal, Correa, Gagliardini, Dimarco, D'Ambrosio e via discorrendo il campo hanno continuato a vederlo con il contagocce. Un peccato, visto che il loro contributo, quando chiamati in causa, hanno dimostrato di poterlo dare.

Inzaghi, invece, è rimasto ancorato ad un'idea probabilmente oggi superata: quella di un blocco di undici titolari contrapposto alle riserve. Nel calcio moderno, dai ritmi notevolmente più alti rispetto a quello del passato ed in cui si gioca ogni tre giorni, serve invece il contributo dell'intera rosa. Certo, ovviamente ci sono e ci devono essere delle gerarchie, questo è inevitabile, ma ci sono momenti in cui è necessario far tirare il fiato e concedere riposo anche mentale a coloro che hanno sempre tirato la carretta. Il rischio, altrimenti, è di scivolare in veri e propri tunnel, che, anche se momentanei, finiscono con l'avere ripercussioni pesantissime sull'intera stagione. Proprio come accaduto quest'anno all'Inter.

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