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Lunedì, 6 Dicembre 2021
Calcio

Roma-Bodo/Glimt, quando il 2-2 è (forse) peggio del tonfo in Norvegia

Il pareggio all'Olimpico contro la formzione scandinava evidenzia ancora di più gli attuali problemi dei giallorossi: scarsa efficacia offensiva, gestione della rosa ed anche la combo "sfortuna-arbitri"

Il return-match dell’Olimpico con il Bodo/Glimt finisce con un pareggio che, paradossalmente, per la Roma è forse peggio della goleada subita in Norvegia. Esagerazione? Non proprio, se si va ad analizzare nello specifico quello che il match valevole per la quarta giornata del girone di Conference League ha lasciato. Partendo innanzitutto da una classifica che vede i giallorossi tutt’altro che sicuri persino della qualificazione alla seconda fase della competizione europea, quella ad eliminazione diretta. In un girone che aveva inserito i giallorossi insieme all’attuale capolista di Eliteserien, allo Zorya ed al Cska Sofia, non propriamente la crema del calcio continentale.

Una vittoria nelle ultime sei ed un attacco che non va

E’ forse il problema principale della Roma vista recentemente: la concretezza sotto porta. La sfida con il Bodo, al di là dei legittimi desideri di rivincita dopo l’1-6 di due settimane fa e dei sacrosanti interessi di classifica, avrebbe dovuto assumere le sembianze di “tonico” per rilanciare i giallorossi dopo le recenti uscite di campionato contrassegnate da più ombre che luci e corroborare un attacco apparso ingolfato. Invece, i gol di El Shaarawy (al sesto centro in stagione, nell’ultimo periodo unico a segnare con regolarità) e di Ibanez – professione difensore - sono serviti ad evitare guai peggiori, leggasi riacciuffare il Bodo andato due volte in vantaggio. E questo nonostante le tante occasioni da gol create e non sfruttate secondo un copione già visto altre volte. Una sterilità del pacchetto avanzato che, insomma, ha già effettuato un pericoloso upgrade divenendo da “un problema” a “il problema”.

Una coperta che si fa sempre più corta

La scelta di fare affidamento ai “soliti noti”, ovvero a quei quattordici, quindici giocatori da utilizzare sia in campionato che in Europa, sta cominciando a mostrare nitidi segni di cedimento. Se la decisione di Mourinho di privarsi nelle ultime uscite di quel pacchetto-giocatori (o perlomeno di una parte di esso) schierato nell’undici titolare nella disfatta in Norvegia può essere ricompresa nella casistica del “non capisco ma mi adeguo”, dall’altro è poi naturale che quei “titolarissimi” chiamati a fare gli straordinari – riciclandosi anche in altre posizioni come Cristante finito in difesa o Ibanez dirottato a sinistra pur di non riproporre Kumbulla e Calafiori - inizino a sembrare stanchi. Salvo poi fare ricorso agli “epurati” in corso d’opera sperando che siano utili alla causa in situazione di emergenza, come capitato agli spagnoli Villar e Borja Mayoral che, peraltro, dentro nell’ultimo quarto d’ora griffa l’assist del 2-2 evitando che la pioggia di fischi a fine primo tempo diventi un nubifragio al triplice fischio.

Il conto aperto con arbitri e fortuna

In Norvegia aveva puntato il dito contro i giocatori, in campionato aveva preferito non commentare la direzione di gara, ora Mourinho torna a parlare di arbitri, evidenziando come alla Roma manchino due rigori netti. In Conference League il Var non c’è, ma questo non toglie che i due tocchi con la mano di Konradsen – il primo apparso clamoroso anche senza l'ausilio delle immagini – siano in effetti da sanzionare con la massima punizione. E questo non fa altro che gettare ulteriore benzina sul fuoco delle polemiche all’indirizzo dei “fischietti”, tema già centrale nelle ultime partite in serie A. Se poi si aggiungono pali colpiti e salvataggi più o meno miracolosi, si capisce come la buona sorte e la combo arbitrale “opinabili decisioni-sviste” non abbiano deposto a favore dei giallorossi. Senza tirare in ballo alibi ma solo effettuando un’oggettiva ricostruzione dei fatti, che fornisce attenuanti senza però assolvere la Roma. Che, dopo aver fallito il test degli scontri diretti in campionato, si trova ora con una qualificazione al prossimo turno molto meno scontata del previsto.

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