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Giovedì, 25 Aprile 2024
Calcio

La Roma, Zaniolo e la sua imprescindibilità: i pro e i contro di un divorzio

Le parole del g.m. giallorosso Tiago Pinto in conferenza stampa hanno spalancato le porte ad una possibile partenza del centrocampista

Le parole di Tiago Pinto, all’indomani della conclusione del calcio mercato invernale, non sono magari ascrivibili alla categoria dei fulmini a ciel sereno, ma hanno comunque rabbuiato l’orizzonte nel cielo della Roma, rasserenatosi dopo i due colpi di mercato che hanno portato alla corte di Mourinho prima Maitland-Niles e poi Sergio Oliveira.
Quel “Non posso garantire la permanenza di Zaniolo” in conferenza stampa dal g.m. giallorosso spalanca le porte a molte interpretazioni. Da mossa per passare la patata bollente del rinnovo nelle mani del giocatore e del suo entourage, alla dichiarazione pubblica di intenti volta a sollecitare un tavolo di confronto per allungare l’accordo che lega il centrocampista al club (attualmente in essere fino al 2024), fino al possibile “sottotesto” che potrebbe far intravedere tra le righe un arrosto – leggasi offerta non ufficialmente presentata, ma comunque ipotizzata o addirittura auspicata – dietro al fumo delle indiscrezioni che da tempo sono legate al nome del Nicolò da Massa.

Ovvio che un ventitreenne di qualità, che ha già avuto modo di mettere in mostra le sue doti nonostante i numerosi problemi fisici che ne hanno rallentato la definitiva esplosione, finisca inevitabilmente nel mirino dei top club di levatura nazionale e continentale. Categoria che, al momento, non ricomprende però la Roma, cosa che potrebbe – al di là della cifra proposta per rimanere in giallorosso – anche far tentennare Zaniolo differenziandone il percorso rispetto a quanto fatto, per esempio, in carriera da altri giocatori i quali hanno legato il loro nome ad un club resistendo a tentazioni economiche e di palmares (perché alla lunga battagliare per un quinto posto in campionato non è come farlo nella parte conclusiva del tabellone di Champions). Ma in questo caso, a costituire una garanzia per il giocatore nell’immediato futuro è la direzione intrapresa dalla società, intenzionata a rinforzarsi per recitare un ruolo di primo piano in Italia e non solo. Da qui l’arrivo di un tecnico vincente Mourinho con contratto triennale, ma anche la programmazione intavolata scegliendo giocatori di prospettiva e non pedine da “instant win”. Un progetto a medio-lungo termine che prevede, quindi, Zaniolo tra i cardini.

C’è però, il rovescio della medaglia. Che potrebbe essere rappresentato non solo dalla volontà del giocatore di scegliere una destinazione diversa, ma anche dall’effettivo guadagno rappresentato dalla sua cessione. Zaniolo, va detto, ha una valutazione inferiore rispetto ad un paio di stagioni fa, ma è pur sempre una pedina ben monetizzabile, con l’ordine di grandezza delle cifre stimabile attorno ai cinquanta milioni di euro. Che, sommati, ad un congruo risparmio sull’ingaggio (è ipotizzabile un’eventuale proposta di rinnovo pluriennale sulla base di quattro milioni all’anno, che lo parificherebbero ai giocatori più pagati nell’organico giallorosso), porterebbero una disponibilità quantificabile in circa settanta milioni. Buoni, quindi, per recitare un ruolo di primo piano nelle prossime sessioni di mercato pescando rinforzi utili e irrobustire la rosa a disposizione di Mourinho seguendo la direzione indicata dal tecnico portoghese e la sua filosofia di gioco. E anche con la possibilità di immettere nel discorso contropartite tecniche di qualità complementari nell’ammortizzarne meglio l’eventuale partenza. Cosa che finirebbe con l’allineare l’operazione Zaniolo a quella, ad esempio, che ha portato Vlahovic alla Juventus, con tutti i distinguo del caso (non sempre chi vende per rinforzarsi poi ci riesce, un po’ come chi vende un quadro di prestigio: l’affare lo fa chi monetizza disfacendosene o chi lo compra rivalutandolo ulteriormente?)
In agenda, l’incontro con l’entourage del giocatore per discutere del rinnovo sembra esserci già, ed i matrimoni si fanno in due. Ma il triangolo, ovvero l’interposizione di un terzo incomodo nella trattativa sotto forma di società intenzionata a puntare anch’essa su di lui, deve essere considerato...

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