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Sabato, 21 Maggio 2022
Calcio

Roma, perchè la Conference League diventa un vero "all-in"

I giallorossi, che in campionato restano in bagarre per un posto in Europa, vincendo in Coppa timbrerebbero il pass per la prossima edizione di Europa League, e riabiliterebbero una stagione vissuta tra alti e bassi

Arriva, per la Roma, il momento del vero e proprio “all-in” stagionale. Inutile girarci intorno, addirittura stucchevole il refrain ascoltato da più parti sul successo in Conference League che diventerebbe una sorta di “cioccolatino” per mitigare l’amarezza di un quarto posto – e quindi di una qualificazione alla Champions League – che difficilmente arriverà. Come peraltro già puntualizzato da José Mourinho, ben prima che la striscia di risultati utili si allungasse così tanto in maniera inversamente proporzionale al distacco dalla Juventus, che staziona nell’ultima posizione disponibile per disputare l’anno venturo la principale competizione europea.

Il doppio confronto con il Leicester diventerà così determinante nell’ambito di un bilancio della prima stagione giallorossa del tecnico portoghese. Innanzitutto per colmare diverse lacune in quello che è il recente curriculum: una finale manca dal 2012/2013, un “titulo” dalla Coppa Italia vinta a primavera del 2008, un partita con in palio un trofeo continentale da oltre trent’anni (finale di Coppa Uefa contro l’Inter nel 1991, alzata dai nerazzurri proprio all’Olimpico nel return match) e la Conference costituirebbe anche il primo alloro europeo del calcio moderno, considerando che l’ultimo di un certo livello fu la Coppa delle Fiere all’inizio degli anni ‘60. E poi, c’è anche da tenere presente il “pass” fornito dall’eventuale affermazione nella competizione, che concederebbe l’iscrizione di diritto al tabellone dell’Europa League 2022/2023. Cosa che metterebbe al sicuro la partecipazione alla seconda coppa continentale della prossima stagione, a prescindere dal piazzamento finale in Serie A.

E sotto questo aspetto, una delle garanzie è proprio avere in panchina un allenatore che di finali se ne intende. José Mourinho ne ha già raggiunte ventiquattro in carriera (tra competizioni nazionali ed internazionali), trionfando in diciassette occasioni , tra cui due volte in Champions e due in Europa League. Ed i precedenti con il Leicester sono inoltre incoraggianti, visto che in undici incroci il tecnico portoghese ha avuto la meglio in otto circostanze, una delle quali nella finale della Community Shield dell’agosto 2016 a Wembley (finì 2-1 per il Manchester United con gol decisivo di Ibrahimovic). Un po’ meno rassicurante è il bilancio con le squadre britanniche: il Liverpool soffiò già ai giallorossi la Coppa dei Campioni nel 1984, e negli ultimi anni è riuscito sempre ad interporsi efficacemente – come del resto il Manchester United – tra la Roma e una finale continentale, che sia Champions (dove il bilancio in Inghilterra è di due pareggi e sei sconfitte in otto apparizioni) o Europa League.

Curioso che, in fondo, anche il Leicester sia animato dagli stessi propositi. Fuori dalle coppe nazionali già ad inizio febbraio (eliminato ai rigori dal Liverpool nei quarti di finale di League Cup, imbruttito dal Nottingham Forest – militante nella B inglese - nel quarto turno di FA Cup), e oggettivamente mai davvero vicino al lotto delle formazioni in grado di contendersi un visto d’ingresso per le coppe europee 2022/2023, per le Foxes la Conference League rappresenta l’occasione di raddrizzare una stagione iniziata bene – vittoria di misura sul City nella SuperCoppa d’Inghilterra – ma proseguita in maniera poco fluida. I giallorossi cominceranno in trasferta, al King Power Stadium, per poi la settimana successiva tornare in un Olimpico che si preannuncia già sold out. E l’entusiasmo dei tifosi, ancora una volta, potrebbe davvero costituire il valore aggiunto per tornare di nuovo a scrivere il nome della Roma sull’albo d’oro di un trofeo.

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