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Mercoledì, 25 Maggio 2022
Calcio

Rivoluzionare la Serie A per salvare il calcio italiano

Il flop della Nazionale impone delle scelte, serve rivoluzionare il massimo campionato per tornare grandi

L'Italia è fuori dal Mondiale per la seconda volta consecutiva. Gli azzurri non andranno in Qatar dopo la clamorosa sconfitta contro la Macedonia del Nord, il processo al calcio italiano è partito, di nuovo, e se i volti rimarranno gli stessi, Mancini e Gravina resteranno al proprio posto, si spera che questa volta dalle parole si passerà ai fatti per rivoluzionare il sistema calcio. Servono nuove idee e nuove regole a partire dal massimo campionato nazionale sempre meno performante e serbatoio quasi esaurito per il CT visto che su circa 600 calciatori più di 350 sono stranieri. 

La Serie A a 18 squadre per salvare il calcio italiano

La Serie A deve tornare a produrre campioni e se introdurre regole sui giocatori da far scendere in campo (quote giovani, oppure posti riservarti ai soli italiani) sembra essere complicato a livello giuridico, è necessario abbassare il numero delle partecipanti al massimo campionato. Le venti compagini non hanno più senso di esistere, lo dice anche la stagione in corso in cui la Salernitana ha conquistato 16 punti in 28 partite e in cui il Genoa penultimo ha vinto solo due gare eppure è ancora in corsa per la salvezza. Il livellamento verso il basso è evidente, tante sfide sono segnate all'inizio, le sorprese sono ridotte all'osso e questo non aiuta le "piccole" che non possono competere a causa dei pochi introiti e nemmeno le grandi che giocano una serie di partite decisamente poco impegnative. Il risultato è che l'indice di interesse si abbassa per la maggior parte delle partite del weekend, questo allontana i tifosi dagli stadi e gli spettatori dalla tv.

Perché diciotto squadre sono meglio di venti

In un momento di crisi economica, non solo del calcio, appare inutile puntare sulla quantità, ma bisognerebbe andare dritti sula qualità giocando meno gare ma facendole diventare più interessanti. Con il passaggio alle 18 squadre la torta dei diritti televisivi, l'unica su cui si regge il sistema calcio in Italia, verrebbe divisa tra meno club (la speranza è che la suddivisione diventi anche più equa) e questo darebbe maggiore risorse a tutti da investire magari anche sui propri settori giovanili. 

Con meno squadre, ma più forti va da sè che la competizione diverrebbe più alta, le gare "segnate" sarebbero meno e così si potrebbe tornare ad avere una competizione più interessante per tutti, anche per il CT che potrebbe pescare giocatori abituati ad avere maggiori pressioni. Meno quantità e più qualità quindi che sarebbe un beneficio anche per il nostro calcio in Europa ormai ridotto a dover sperare di essere ancora in campo a marzo per poter esultare, mentre fino a una decina di anni fa puntava ad arrivare in fondo con almeno una squadra, mentre a inizio millennio eravamo domintaori assoluti della scena. 

La soluzione delle diciotto squadre è già stata adottata in Bundesliga che non è di sicuro il campionato più bello del mondo, ma dà risultati. Non è un caso infatti che tra Champions ed Europa League siano ancora tre le squadre teutoniche presenti, Bayern Monaco, Lipsia e Eintracht Francoforte e che la Nazionale dopo il flop in Russia si sia qualificata in carrozza per la rassegna in Qatar. Il calcio italiano ha bisogno di una rivoluzione, la riforma della Serie A da tempo sul tavolo federale ma mai diventata reltà, sarebbe un passo necessario, insieme a tanti altri, per non trovarsi tra altri quattro anni a dover vedere il terzo Mondiale di fila in tv,

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