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Venerdì, 21 Gennaio 2022
Calcio

Super Green Pass nel calcio: nodi, coni d'ombra e la variabile mercato

Dal 10 gennaio scatta l'obbligo della certificazione verde rafforzata per gli sportivi professionisti e per tutti gli atleti di interesse nazionale: allo studio soluzioni per far fronte alle eventuali criticità che potrebbero presentarsi

Il calciomercato invernale, da sempre snodo essenziale per i destini delle formazioni impegnate nei principali campionati europei, potrebbe essere subordinato ad un’ulteriore variabile, costituita dall’obbligo della certificazione verde rafforzata per tutti i giocatori professionisti. In base alle nuove direttive emanate dal Governo italiano, infatti, il Super Green Pass (ottenibile con vaccinazione o certificato di guarigione dal Covid) sarà richiesto a tutti i tesserati delle discipline professionistiche ma anche agli atleti di “interesse nazionale”. Attualmente, nel nostro massimo campionato, si stima che la quasi totalità dei calciatori disponga regolarmente della certificazione verde, in una percentuale che si aggira intorno al 98% e pertanto nettamente più elevata rispetto a quella riscontrabile in altre leghe (come ad esempio nella Premier League inglese). Scendendo nello specifico, sono circa una trentina gli atleti di serie A che ancora non hanno ricevuto nemmeno la prima dose, tra cui anche – stando ai rumors – un titolare della Roma.

Tale aspetto potrebbe quindi avere delle ripercussioni nelle trattative del mercato: ferma restando la volontà dei club di convincere i renitenti a procedere con la vaccinazione che consentirebbe la regolare prosecuzione dell’attività, per chi dovesse restare fermo nelle proprie posizioni si potrebbero spalancare così le porte di una cessione, anche temporanea, in un campionato estero che non preveda tale tipo di restrizione. Questo sebbene altrove la presa di posizione di alcune società sia stata piuttosto netta: come il caso del Bayern, che ha deciso di tagliare gli stipendi ai giocatori contrari al vaccino, linea che a quanto sembra potrebbe essere seguita anche da alcuni sodalizi di Premier, per tamponare in parte il dilagare dei casi di positività che hanno costretto al rinvio di diverse partite.

Il tavolo di confronto tra le istituzioni calcistiche ed il Governo è piuttosto serrato, incentrato soprattutto su alcuni aspetti che costituiscono un “vuoto” normativo che deve essere in qualche modo colmato e disciplinato a dovere. In primis, la validità della certificazione verde che diventerà tale dopo quindici giorni dalla prima dose, obbligando quindi i giocatori “vaccinati” last minute a saltare una parte degli incontri in programma a gennaio. In secondo luogo, sussiste il problema di atleti provenienti dall’est Europa che hanno ricevuto dosi di vaccini non riconosciuti in Italia (tra cui il russo Sputnik) e pertanto non contemplabili al momento del rilascio del Green Pass.

Inoltre, lo status di professionisti riconosciuto ai calciatori, impone a tali atleti di essere annoverabili nel lotto dei lavoratori, ed in quanto tali tutelati nello svolgere le mansioni per cui ricevono emolumenti al pari di molte altre categorie non ancora raggiunte dall’obbligo (escludendo quindi personale sanitario e scolastico) per cui pertanto è sufficiente il Green Pass – ottenibile con il tampone – per essere in regola. Conflitto, questo, sanabile con l’eventuale scelta fatta dal CdM di allargare l’obbligo vaccinale a tutti i lavoratori. Infine, resta il nodo legato agli impegni europei delle italiane. Che, pertanto, in un futuro prossimo potrebbero ospitare formazioni con appartenenti al gruppo squadra sprovvisti di Super Green Pass (o guariti o vaccinati), ai quali sarebbe inibito persino l’ingresso al Centro Sportivo. Un fronte già caldo, insomma, che rischia ulteriormente di arroventarsi con l’avvicinarsi della ripresa ufficiale del torneo e della “dead line” fissata, appunto, per il 10 gennaio. Con i margini di trattativa, legati ad eventuali deroghe ed eccezioni temporanee, che al momento appaiono molto risicati.

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