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Venerdì, 3 Dicembre 2021
Calcio

Roma, perché le parole di Mourinho pesano più della sconfitta

Al 3-2 con cui il Venezia ha piegato i giallorossi, hanno fatto seguito alcune dichiarazioni di José Mourinho che lasciano poco spazio ad interpretazioni

E’ una Roma...sgualcita quella uscita dal ciclo di ferro che l’ha vista in campo quasi ogni tre giorni nelle ultime tre settimane. E non è soltanto una questione di bilancio, che comunque non può avere un segno positivo iscrivendoci le quattro sconfitte nelle ultime sette uscite tra serie A ed Europa. Ad accrescere le preoccupazioni sono sicuramente le frasi del suo tecnico, José Mourinho, con particolare riferimento alle parole che hanno accompagnato l’ultimo passo falso in campionato a Venezia.

“Avere come obiettivo il 4° posto non vuol dire avere una squadra da 4° posto”, ha dichiarato l’allenatore portoghese. Frase che suona un po’ sinistra, con un messaggio nemmeno troppo criptato volto a prendere in considerazione l’ipotesi di non riuscire a raggiungere un posto nel tabellone dell’Europa che conta. Passi farlo a febbraio, ma addirittura la prima settimana di novembre appare come un tentativo di mettere le mani avanti - in caso di insuccesso - con largo anticipo. Affermazione che sembra fare il paio con quella post-Bodo, quando dopo il 6-1 beccato in Norvegia da una formazione ampiamente modificata dal turn-over, “Mou” disse che ora nessuno gli avrebbe più chiesto il motivo per cui continuasse a schierare in campionato sempre gli stessi. Eppure, un mesetto prima, dopo il 5-1 sul Cska Sofia in Conference League, aveva dichiarato a Sky Sport nell’immediato post-partita: “Oggi avevo a disposizione una super panchina, con tante opzioni offensive: questo mi ha dato tranquillità. Ho già detto che proprio la nostra panchina può fare la differenza rispetto alle altre squadre di questa competizione”.

Mourinho non ha risparmiato nemmeno gli arbitri. “La verità è che sul 2-1 la partita era sotto controllo e sugli episodi un giorno capirò: ci sono delle cose che sono nascoste e con gli anni le capisci, e un giorno io capirò”. Parole che lasciano intendere sia una mancanza di chiarezza, sia un’incapacità di comprensione. Sul secondo aspetto il tecnico portoghese ha ragione su tutta la linea, in quanto l'assenza di uniformità di giudizio sulle decisioni dei direttori di gara – con particolare riferimento ai contatti in area, ma anche ai cartellini distribuiti più o meno timidamente – è senza dubbio uno dei problemi emersi con maggiore evidenza nelle ultime uscite. E che, va rimarcato, non è di facile decifrazione e non ha favorito la Roma, anzi. Più sibillino il discorso legato alle cose nascoste, che lascia adito a svariate interpretazioni dalle più “light” fino alla presenza di una strategia volta a danneggiare i giallorossi. A cui, in tutta onestà, si fa fatica a credere.

Infine, “Mou” volge lo sguardo al futuro, ribadendo che “Questa non è la stagione per attaccare gli obiettivi in classifica: con un contratto di tre anni questa può essere una stagione di dolore”. Un dolore da mitigare ritoccando il "roster" - come in effetti l’allenatore portoghese aveva più volte richiesto - cioè una rosa che "non è migliore di quella dell'anno scorso". Per dare maggiore concretezza a quella progettualità, a quel percorso di crescita da intraprendere al fine di rendere più ambiziosa la Roma e gli obiettivi che può perseguire. Su base triennale, certo. Ma con un presente che, a prescindere, deve cominciare a dare qualche tangibile segnale di miglioramento. Al più presto.

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