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Lunedì, 26 Febbraio 2024
Calcio

Caso Zaniolo, dalla tribuna ai tribunali? I motivi per ricucire (e quelli per non farlo)

Per l'attaccante giallorosso si prospettano mesi da spettatore: l'analisi sui pro ed i contro della scelta di rinunciarvi fatta dalla società dopo la rottura ed il mancato trasferimento in Inghilterra

Da titolare in squadra e pedina centrale del progetto giallorosso, ad indesiderato e destinato ad una stagione da spettatore, il tutto nel breve volgere di una decina di giorni. Tanti ne sono passati dalla decisione di Nicolò Zaniolo di non rispondere alla convocazione per il match di La Spezia – vinto dalla Roma per 2-0 – comunicando alla dirigenza la decisione di cambiare aria e la volontà di accettare la proposta di un trasferimento al Milan nei giorni seguenti. La situazione è precipitata nelle ore successive: le offerte non congrue presentate al club capitolino (che contemplavano un riscatto subordinato a presenze, obiettivi o qualificazioni a coppe europee), quella adeguata per la società messa sul tavolo dal Bournemouth ma il rifiuto di Zaniolo al contratto, e come conseguenza la rabbia dei tifosi nei confronti del calciatore (di cui abbiamo parlato qui), alcuni sondaggi di altre squadre (Leeds, Southampton, Everton, nonché il Lipsia) e pure un ripensamento, tardivo, sull’opportunità di accettare la proposta inglese, giunto però fuori tempo massimo, cioè dopo la virata delle “Cherries” su Traore del Sassuolo. Questo, il recap di dieci giorni schizofrenici: ai quali ne seguiranno molti altri, cioè quelli che separano l’attaccante della prossima sessione di mercato quando potrà tornare di attualità una sua partenza dalla capitale. Ma intanto?

Perché non reintegrare Zaniolo

La società sembra aver sposato la linea dura, stando anche ad alcune indiscrezioni che parlano della volontà di limitare al massimo i contatti con il gruppo squadra sia nelle aree comuni che nelle zone di allenamento. Un fronte compatto che va dalla dirigenza allo staff tecnico, con la benedizione della fetta più cospicua dei supporters giallorossi, che nel braccio di ferro tra Zaniolo ed il club hanno già scelto da che parte stare, in ossequio al vecchio adagio che sottolinea come sia la maglia a “restare”, non i giocatori. Mantenere la barra dritta significherà, ovviamente, gestire una situazione non semplice e soprattutto entrare nell’ordine di idee che, da qui a giugno, la valutazione del giocatore potrebbe anche scendere ulteriormente, cagionando altri danni di natura economica per il mancato guadagno. Senza contare gli eventuali sviluppi extra-sportivi che tale situazione potrebbe far scaturire, come ad esempio la prospettiva di una battaglia legale con l’accusa di mobbing che vedrebbe la Roma nelle vesti di imputata. Di certo, però, non fare passi indietro potrebbe rappresentare un punto di svolta, a rimarcare come la posizione di un club nei confronti di un calciatore che fa le bizze possa essere diversa da quella accomodante e malleabile vista altrove in molteplici circostanze, e cioè ferma nel far valere i propri diritti ed a pretendere dai suoi tesserati professionalità a 360°, pena sanzioni.

Perché reintegrare Zaniolo

Zaniolo tornerà a Roma ad allenarsi, sebbene sia ancora da capire con quali modalità. Ma è evidente che il cammino che dovrebbe portare società e giocatore se non proprio ad abbracciarsi, quantomeno a stringersi la mano è molto lungo. E, probabilmente, è ancora troppo presto per immaginare un primo passo in avanti volto a abbreviare le distanze. Però, a mente fredda, accantonando orgoglio e recenti incomprensioni, c’è una cosa che nell’attuale situazione accomuna il quadrilatero società-staff tecnico-giocatore-tifosi: la sconfitta. La società non ha – ancora – monetizzato dalla cessione dell’attaccante, che dal canto suo rischia di non giocare per mesi e mesi una gara ufficiale, privando il tecnico di una pedina importante nello scacchiere (con la partenza di Shomurodov in Liguria le alternative là davanti sono ancora meno) ed i tifosi di un giocatore simbolo, perché piaccia o meno senza i suoi tre assist e le cinque reti – tra cui quella della finalissima – forse la Conference non avrebbe preso la strada della Capitale. E se Zaniolo tornasse? Certamente dovrebbe dimostrare di meritare nuovamente la fiducia di tutti, attualmente compromessa, e che il rapporto con la parte più calda del tifo non sarà più quello di prima va al di là di ogni ragionevole dubbio. Però, una cosa va detta: un suo rientro nei ranghi darebbe alla squadra attualmente in lizza su più fronti ed al tecnico un’alternativa in più nel reparto offensivo, e permetterebbe anche di non farlo...svalutare a giugno, quando si consumerà definitivamente il divorzio, notizia positiva per le casse della società. E magari, senza pensare di poter uscire vincitori da questa palude, si può anche riflettere in modo costruttivo su come si possa evitare di farlo sconfitti su tutta la linea.

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