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Venerdì, 3 Dicembre 2021
Calcio

Le mille volte di Zeman, storia di un Maestro non sempre compreso

Il boemo ha festeggiato la panchina numero 1000 in carriera. Icona di un calcio romantico e utopico, che lo ha portato anche ad entrare entrare a gamba tesa contro il sistema e i potenti del pallone

Di lui parliamo tutti ogni volta che scende in campo la Nazionale dell'ultimo decennio. Verratti, Insigne, Immobile, tre campioni d'Europa della notte di Wembley, oggi sono tre star del calcio anche per merito suo. Per quell'incontro infiocchettato dal destino nell'estate del 2011 a Pescara.

Ma Zdenek Zeman non è solo il Maestro dei tre talenti lanciati in Abruzzo dieci anni. E' una storia, anzi mille storie. Come le sue panchine, che da ieri sera hanno raggiunto i tre zeri. Queste le sue presenze: 358 panchine in serie A, 320 in B, 175 in serie C. Settantotto in Coppa Italia, 43 nella Coppa Italia Serie C, 24 nelle Coppe europee.

Il rivoluzionario del calcio italiano venuto dalla Boemia, che nel 1983 in Sicilia, a Licata, cominciò a predicare un verbo che ancora oggi risuona fastidioso nelle orecchie di tanti addetti ai lavori: giovani, fatica, attacco. Tutto il resto è noia. Almeno per lui, instancabile fumatore, sempre in campo con il giaccone d'ordinanza e la tuta, da 38 anni a questa parte.

Dicono di lui che non abbiamo mai vinto nulla. Eppure c'è chi lo ama, come non si è mai amato nessuno tra gli Dei del calcio. Chieidetelo ai tifosi del Foggia, che ieri ne hanno celebrato la candelina numero 1000 allo Zaccheria, il suo tempio, con la vittoria numero 379 (oltre un terzo delle 1000 vissute in panchina, dato riferito solo alle gare con squadre italiane): secco 3-0 del suo contro la Paganese. Per la cronaca, il suo ultimo Foggia in C, come al solito imbottito di ragazzini e sconosciuti, ha centrato il quinto risultato utilie consecutivo e attualmente si trova al 6° posto in classifica nel girone C con 21 punti.

In Puglia ha dato uno scossone al sistema calcio arrivando in serie A all'inizio degli anni '90 e metteno in crisi anni di certezze di presidenti, colleghi e addetti ai lavori. Signori, Di Biagio, Baiano &co. sfiorarono l'Europa, prima di andare a rimpolpare le rose delle grandi del nostro calcio. A Pescara, nella sua prima apparizione, ha restituito la serie A ad una città che mancava da vent'anni, segnando gol a raffica e chiudendo al posto davanti a Torino e Samp, per rendere l'idea. A Roma, su entrambe le sponde, ha lottato per lo scudetto e conquistato l'Europa. Ma anche lì le piazze si sono divise: qualcuno ancora oggi lo ama e lo rimpiange, altri lo odiano.

Diventato l'emblema degli antijuventini per le sue pesanti accuse al sistema bianconero alla fine degli anni '90, il Boemo non si è mai tirato indietro davanti ai microfoni con le sue bordate, a costo di essere "tagliato" dal giro delle grandi.

Straordinario il suo rapporto con Francesco Totti, rigenerato dai suoi metodi nel 2012, a quasi 40 anni: il Pupone si è guadagnato, con i famosi "gradoni" del boemo, un finale di carriera al quale non immaginava nemmeno di poter ambire.

La serie A l'ha ritrovata per l'ultima volta nel 2017, subentrando a Oddo alla guida di un Pescara senza speranze alcune di salvezza. Nella stagione seguente, ripartendo con i soliti giovani imberbi, ha chiuso a marzo sopraffatto da polemiche interne e le solite incomprensioni con il presidente di turno. Eppure in quella squadra, la sua ultima in B, ha lanciato un certo Leo Mancuso, oggi in A ad Empoli (con Simone Romagnoli, altro giovane lanciato a Pescara), ma anche Luca Valzania, oggi uno dei migliori centrocampisti della B (Cremonese, ma è dell'Atalanta).

Il tratto distintivo è rimasto sempre lo stesso. Anche dopo tre anni lontano da una panchina, a 74 anni suonati, non ha smesso di rischiare, di sfidare tutti, di vivere insipirando insieme il profumo dell'erba degli stadi italiani e della sua inseparabile sigaretta. Nel nome del 4-3-3 e del calcio fatto con i giovani e con la corsa. Segnare un gol più degli altri, sempre: conta solo quello. A rischio di non diventare mai "un vincente".

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