Giovedì, 21 Gennaio 2021
La storia / Napoli

Ricordando Diego Armando - Quando la camorra rubò (?) uno scudetto al Napoli e a Maradona

Le inchieste giudiziarie non hanno mai trovato prove a sostegno della tesi secondo cui la malavita avrebbe perso 260 miliardi se il Napoli fosse diventato per la seconda volta consecutiva campione d'Italia

La camorra aveva accettato scommesse al totonero per 20 miliardi pagando il Napoli vincente del secondo scudetto consecutivo 1 a 13. Se fosse andata così avrebbe perso 260 miliardi. Per anni, e forse quest'ombra rimarrà per sempre tra le strade di Napoli, è stata questa la voce secondo cui la malavita avrebbe fatto pressioni sugli azzurri affinché perdessero le ultime partite della stagione 87-88 per lasciare lo scudetto nelle mani del Milan di Sacchi. I cinque punti di vantaggio svanirono dopo le sconfitte a fine stagione con Sampdoria, Fiorentina e con i rossoneri al San Paolo. Sarebbe stato il secondo scudetto di fila. Ma è stata davvero la camorra a togliere quella vittoria agli azzurri? La realtà è stata ricostruita attraverso le testimonianze dei diretti interessati e un'inchiesta della procura di Napoli e della Figc.

Le inchieste

Ad aprire il fascicolo sulla vicenda fu il giudice istruttore Bruno D'Urso. Il magistrato si era già occupato di camorra e volle vederci chiaro sulla vicenda. Interrogò alcuni tra quelli che venivano identificati come i protagonisti della vicenda. Lo fece nelle abitazioni private dei calciatori in quel periodo sottoposti a uno stress senza precedenti anche per un ammutinamento che ci fu all'interno dello spogliatoio contro l'allenatore Ottavio Bianchi. Sentì Maradona, che della squadra era il capitano, Bagni e Garella due dei firmatari della storica lettera di “sfiducia” all'allenatore, e Bruscolotti, che della squadra era la memoria storica. Dalle conversazioni non emerse alcun elemento degno di nota. Anzi Garella, il portiere di quel Napoli, disse chiaramente che se avesse subito pressioni dalla camorra, il giorno dopo avrebbe preso i suoi familiari e se ne sarebbe tornato al “paesello. Non sono venuto qui a fare l'eroe”. Parole chiare a cui non furono mai trovati riscontri alla vicenda.

Lo stesso risultato che ottenne anche il pretore Alfredo Fino, ex sostituto della procura di Napoli, che si “infiltrò” ai giocatori per tre partite tra cui anche quella contro il Milan del 14 dicembre al San Siro. La storia dello scudetto venduto alla camorra cominciò a girare, in realtà, anche l'anno prima a Napoli. Anche in quell'occasione gli azzurri accusarono una flessione nel finale di stagione e questo calo venne imputato a eventuali pressioni di camorristi. Poi gli azzurri riuscirono a portare a compimento l'impresa del primo scudetto della storia del club e tutto cadde nel dimenticatoio. La storia invece trovò terreno fertile l'anno successivo, visto l'esito della stagione. In realtà si tratta di una fake news, una bufala ante-litteram che non è mai stata confermata da inchieste giudiziarie. Non è escluso che qualche famiglia camorristica dell'epoca abbia subito delle perdite esponendosi troppo al totonero ma non esistono prove di eventuali pressioni sulla squadra che invece, sempre secondo voci di corridoio dell'epoca, non doveva essere distratta dai suoi intenti sportivi.

Ricordando Diego Armando - Messico 1986: quando Maradona vinse un Mondiale da solo

L'ammutinamento e la testimonianza di Bagni

Ma come fu possibile allora che gli azzurri abbiano perso quello scudetto che sembrava già vinto? La verità venne raccontata da uno dei protagonisti dell'altro scandalo che colpì il Napoli in quella stagione. Si tratta dell'ammutinamento di quattro calciatori chiave all'interno dello spogliatoio contro l'allenatore Ottavio Bianchi. A parlare anni dopo è stato Salvatore Bagni che insieme a Garella, Giordano e Ferrario, firmò la famosa lettera che venne resa pubblica contro il tecnico. "Premesso che siamo professionisti seri e che nessuno questo può negarlo – recitava la lettera che motivava l'ammutinamento - La squadra è sempre stata unita e l'unico problema è il rapporto mai esistito con l'allenatore, soprattutto nei momenti in cui la squadra ne aveva bisogno”.

Bagni ha confermato, a distanza di anni, che parte della squadra non aveva un buon rapporto con l'allenatore ma che soprattutto non si teneva più sulle gambe nel finale di campionato. Lo stesso Bagni aveva problemi al ginocchio e il calo fu evidente nello scontro diretto con il Milan che andava al doppio rispetto agli azzurri. Anche l'anno prima si era avuto lo stesso calo ma la vittoria dello scudetto mise tutto in secondo piano. L'88 fu l'anno più strano del Napoli di Maradona con accuse infamanti mai provate che a distanza di oltre 30 anni ancora riecheggiano nel non detto del racconto di quella squadra. Una squadra a cui la città resterà legata per sempre per aver regalato il sogno del primo scudetto della sua storia.

Ricordando Diego Armando - La coca, la camorra, il figlio dimenticato: il lato oscuro di Maradona

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Ricordando Diego Armando - Quando la camorra rubò (?) uno scudetto al Napoli e a Maradona

Today è in caricamento