In una sola corsa Giro, Tour e Vuelta: l'ipotesi post-pandemia per "riunire l'Europa"

Perché non organizzare solo una grande corsa ciclistica internazionale nel 2020, quando l'epidemia sarà - ci auguriamo tutti - alle spalle? Fattibile? Sì, secondo chi nel ciclismo ci vive da sempre. Sarebbe un grande messaggio di speranza e unione

Un'istantanea del Tour 2019 in una foto Ansa

Un'ipotesi per il momento, una suggestione, soprattutto un messaggio di speranza e di unione che varca i confini nazionali. Ce n'è un gran bisogno. In una sola corsa Giro, Tour e Vuelta: l'ipotesi post-pandemia per "riunire l'Europa" sta rimbalzando sui social con sostenitori più che illustri.

Perché non organizzare solo una grande corsa ciclistica internazionale nel 2020, quando l'epidemia sarà alle spalle? Due settimane fa il Giro d'Italia 2020 è stato rinviato ufficialmente per il coronavirus: sarebbe dovuto partire con alcune tappe in Ungheria. Gli organizzatori di Rcs per riuscire a svolgere il Giro d’Italia in piena sicurezza attenderanno la fine dell’emergenza sanitaria. Nessuna certezza. A rischio ci sono inevitabilmente anche il Tour del France, la corsa a tappe più importante del modo, e la Vuelta spagnola. Il calendario delle corse a tappe anche in caso di ripresa delle competizioni in estate rischia sovrapposizioni insuperabili.

"Se il Tour de France deve essere annullato, non bisogna esitare. Stiamo lottando contro una sanguinosa malattia, è molto più grave" ha detto candidamente a Le Parisien , il cinque volte vincitore del Tour Bernard Hinault, che non ha dubbi "Lo sport è favoloso. Il Tour de France è una festa fantastica, ma la vita è più importante. Stiamo parlando del rischio di morte dice Hinault -. Francamente non ci importa del ciclismo in un caso come questo". In Francia in queste settimane circola sempre l'ipotesi di provare in tutti i modi a partire il 27 giugno, la data prevista, correndo magari "a porte chiuse". Ma senza pubblico, senza premiazioni, senza tutto il contorno, che Tour sarebbe? E come si potrebbe garantire la sicurezza sanitaria di un "carrozzone" come quello del Tour, che quotidianamente muove migliaia di persone in tutto il Paese? Impossibile sapere a che punto sarà l'epidemia tra due o tre mesi. La Vuelta dovrebbe partire invece alla vigilia di Ferragosto, secondo i piani originari.

Nel secolo scorso solo due guerre mondiali hanno fermato il Tour de France e il Giro d'Italia: è possibile che succeda anche per la guerra al Covid-19.

Ciclismo, ipotesi maxicorsa con Giro, Tour e Vuelta insieme

Matteo Trentin, ex iridato europeo e vicecampione mondiale, su Twitter lancia l'idea: "Perché non organizzare solo un Grande Giro internazionale quest'anno? Si inizia da Roma, passando poi per Madrid e arrivando a Parigi. Un ottimo modo per riunire tutte le persone con una gara ciclistica dopo questo momento orribile". "Sette giorni in Italia, sette in Spagna e sette in Francia, con due giorni di riposo, proprio come un grande Giro ma stavolta... un po' più grande".

Fattibile? Sì, secondo chi nel ciclismo ci vive da sempre. Si può provare a salvare l'annata? Giuseppe Martinelli, il decano dei direttori sportivi, dice che si può fare: "Si potrebbero fare 30 tappe, con 4 giorni di riposo. Ogni squadra potrebbe schierare 7 corridori con la possibilità di 3 cambi nel corso delle tappe, mentre 4 corridori per team farebbero la classifica dopo averlo dichiarato alla partenza della corsa". 

Dettagli tecnici e sportivi a parte, sarebbe un grande messaggio. Nel 1946 il Giro d'Italia si corse in una Italia a pezzi e reduce dal disastro bellico. Il ciclismo allora era di gran lunga lo sport più popolare, e quel Giro diede alla popolazione il messaggio che il Paese aveva ripreso - tra mille difficoltà - a vivere. L’Italia era semi-distrutta e ci furono enormi difficoltà logistiche e organizzative. Era appena finita la guerra ed era difficile trovare gran parte delle cose che servono per fare una gara di ciclismo su strada: ciclisti, biciclette e strade, per cominciare. La situazione in Italia tra qualche mese sarà complessa ma non sarà - ce lo auguriamo tutti - così pesante come nel 1946.

Sui social l' hashtag #3GTn1 riunisce le proposte più affascinanti. Ci sono ostacoli forse insormontabili (diritti tv in primis) per un grande giro europeo che unisca Francia, Italia e Spagna: il Giro d'Italia è organizzato dalla Rcs Sport, mentre il Tour e la Vuelta dalla francese Aso. Ci sono contratti milionari firmati da tempo e per anni a venire. Brian Cookson, ex numero uno della Federciclismo mondiale, mette sul tavolo l'idea di mantenere tutte e tre le corse per il 2020, con calendari accorciati e meno tappe.

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Molto più affascinante è l'idea di una sola grande gara ciclistica che riunisca gli europei quando la tempesta sarà alle spalle.

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