Venerdì, 14 Maggio 2021
Game over

SuperResa (e Andrea Agnelli si dimette da presidente della Juventus?)

Nella notte con un breve comunicato la neonata futuribile lega che ha spaccato il mondo del pallone in Europa, generando una valanga di reazioni, è già solo un ricordo dopo il passo indietro di molte squadre: "Ma siamo convinti della nostra proposta". Voci (smentite, per ora) di dimissioni di Andrea Agnelli da presidente della Juventus.

Non si esclude più un passo indietro di Andrea Agnelli (in foto Ansa) anche da presidente della Juventus

La Superlega è già finita? Nella notte con un breve comunicato la neonata futuribile lega che ha spaccato il mondo del pallone in Europa, generando una valanga di reazioni, si mette in stand-by.

Inoltre in tarda mattinata il fondatore della Super League europea e presidente della Juventus Andrea Agnelli ha dichiarato alla Reuters che la Superlega non può andare avanti dopo che i sei club inglesi si sono ritirati. Alla domanda se il progetto possa ancora realizzarsi dopo le recenti uscite, Agnelli ha detto "A essere franchi e sinceri no, evidentemente no". Da SuperLega a SuperResa il passo è breve. "Rimango convinto della bellezza di quel progetto" , ha detto Agnelli. "Ma devo ammetterlo ... Voglio dire, non credo che quel progetto sia più attivo".

La Superlega annuncia lo stop (per adesso)

"La Super League europea è convinta che l'attuale status quo del calcio europeo debba cambiare - si legge nella nota - Proponiamo un nuovo progetto europeo perché il sistema esistente non funziona. La nostra proposta mira a consentire allo sport di evolversi generando risorse e stabilità per l'intera piramide del calcio, anche aiutando a superare le difficoltà finanziarie incontrate dall'intera comunità calcistica a causa della pandemia. Fornirebbe anche pagamenti di solidarietà a tutte le parti interessate del calcio".

"Nonostante l'annunciata partenza dei club inglesi, costretti a prendere tali decisioni a causa delle pressioni esercitate su di loro, siamo convinti che la nostra proposta sia pienamente in linea con le leggi e le normative europee come è stato dimostrato da una decisione del tribunale per proteggere la Super League da azioni di terzi". "Date le circostanze attuali - concludono i vertici della Super League - riconsidereremo i passaggi più appropriati per rimodellare il progetto, avendo sempre in mente i nostri obiettivi di offrire ai tifosi la migliore esperienza possibile, migliorando i pagamenti di solidarietà per l'intera comunità calcistica".

L'addio (con scuse ai tifosi, in alcuni casi) delle squadre inglesi - Manchester City, Manchester United, Chelsea, Totttenham, Arsenal e Liverpool - dà una spallata definitiva al progetto.

Con un comunicato trasmesso attraverso i suoi canali ufficiali, la Football Association ha commentato la scelta del Manchester City (la prima a tirarsi indietro) di abbandonare la Super League. "Abbiamo saputo che alcuni club hanno deciso di abbandonare i piani della Super League. Il calcio inglese ha una storia gloriosa che si basa sulla partecipazione di tutti, e tutti in maniera unanime hanno mostrato di disapprovare una Lega chiusa. Era un progetto che, come pianificato, avrebbe potuto dividere il nostro gioco. Invece lo ha unito. Vogliamo ringraziare in modo particolare i tifosi per aver dato voce ai principi del calcio".

Il passo indietro dell'Inter e le voci su Andrea Agnelli

Anche l'Inter ha poi fatto un passo indietro. "Il progetto della Superlega allo stato attuale non è più ritenuto di nostro interesse". La As Roma è intervenuta ufficialmente sulla vicenda con una dichiarazione diffusa dai vertici della società: "Chiediamo ufficialmente alle tre società italiane - Juventus, Inter e Milan - di uscire dalla SuperLega e di chiedere scusa ai tifosi italiani". 

Circolano voci (smentite con forza, per ora), di dimissioni - prima o poi - di Andrea Agnelli da presidente della Juventus. Agnelli è insieme a Florentino Perez indubbiamente il grande sconfitto di questa vicenda. Secondo molti sostenitori bianconeri - anche beninformati - le sue dimissioni sono solo questione di tempo. Il numero uno della Juventus oggi, intervistato da Repubblica, smentiva con forza le indiscrezioni sulle dimissioni e rilanciava: "Il progetto della Superleague ha il 100 per cento di possibilità di successo, andiamo avanti". Ma la riunione digitale notturna fra i soci fondatori della Superlega ha gettato ombre lunghe, forse insormontabili, sul futuro della competizione. Staremo a vedere.

Perché di Superlega si continuerà a parlare a lungo

In realtà quelle di oggi di Agnelli non sembravano parole di resa. Anzi. "Fra i nostri club c'è un patto di sangue, il progetto della Superleague ha il 100 per cento di possibilità di successo, andiamo avanti". Non chiude al dialogo con le istituzioni del calcio: "Se ci fanno una proposta, valuteremo", ha spiegato, ma resta l'obiettivo di "creare la competizione più bella al mondo capace di portare benefici all'intera piramide del calcio, aumentando la distribuzione delle risorse agli altri club e rimanendo aperta con cinque posti disponibili ogni anno per gli altri da definire attraverso il dialogo con le istituzioni del calcio". Rischi per i campionati nazionali? Per Agnelli non c'è "nessuna minaccia", ma anzi "c'è piena volontà di continuare a partecipare a campionato e coppe nazionali".

"Noi rimaniamo nelle competizioni domestiche, andremo a giocare in ogni stadio d'Italia, di Spagna e d'Inghilterra. Il nostro lavoro resterà intrinsecamente legato alle competizioni domestiche".  "L'alimentazione dei settori giovanili viene mantenuta", ha assicurato il presidente della Juve, "ogni settimana daremo ai tifosi le partite dei campionati nazionali e di una nuova competizione, capace di avvicinare le generazioni più giovani che si stanno allontanando dal calcio" anche perché "il calcio sta vivendo una crisi enorme di appetibilità verso le nuove generazioni".

"Avere gli stadi chiusi da un anno per chi ha figli di 10-15 anni di età lo evidenzia: si interessano ad altro. E' un processo accelerato dall'epidemia".

Insomma, forse la Superlega è già stata messa nel cassetto. Ma i problemi legati alla sostenibilità del calcio ad altissimo livello sono sempre lì e sono sempre gli stessi. 

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