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Domenica, 5 Febbraio 2023
LA DECISIONE

Federer e la ‘caduta degli dei’: i grandi sportivi e il momento (giusto e sbagliato) dell’addio

La sconfitta dell'otto volte Re di Wimbledon ha riaperto l'eterno dilemma che ha ogni sportivo. C'è un momento giusto per ritirarsi?

L'All England Tennis Club in piedi e l'ovazione del pubblico. Una scena che Roger Federer ha vissuto tante volte nella sua carriera. Ieri sera, però, il pubblico non stava celebrando il successo del Re di Wimbledon, che ha vinto 8 volte il torneo sull'erba più prestigioso del mondo. A 40 anni Roger Federer sognava un'altra grande impresa, un'altra vittoria epica, un nuovo trionfo conquistato magari dopo aver fermato Novak Djokovic, che tutti danno per superfavorito.

Federer, invece, si è dovuto arrendere a due avversari. Il primo è un tennista polacco, Hubert Hurkacz, nato a Breslavia nel 1997. Il secondo è il tempo. Proprio per questo negli applausi verso il campione c’era la riconoscenza verso quello che ha fatto e verso quello che è stato. Nel riceverli Federer, però, prova un forte senso di amarezza, dato dalla consapevolezza di chi sa che forse sarà l’ultimo Wimbledon, l’ultima partita e che la recita si è chiusa con gli applausi ma senza l’ovazione del trionfo.

Proprio in questi giorni anche Valentino Rossi deve decidere se appendere il casco al chiodo o se proseguire la sua avventura in MotoGp, diventando il pilota della VR46. Diventa inevitabile fare confronti con dei grandi campioni, che grazie alle loro imprese restano per sempre nella memoria ma che devono lottare contro il tempo, per prendere la decisione più difficile. Smettere nel momento del trionfo o provare a rincorrerlo fino all’ultimo con il rischio di lasciare mentre si sta recitando il ruolo dei comprimari? Vediamo come è andata ad alcuni grandi atleti del passato.

Chi ha dato l'addio in sordina

Mohamed Ali negli ultimi 4 incontri della sua carriera perse 3 match su 4. In vent’anni di carriera aveva perso soltanto due volte.  Il grande campione della boxe viene spesso giustamente citato con questa frase: “L'età è quella che pensi che sia. Si è vecchi quando si pensa di esserlo.” Il suo fu un ‘tramonto consapevole’, un po’ meno luminoso di quello di Pelè, che continuò a segnare nella MLS americana, senza farsi attrarre dalle sirene europee.

Fu un ritiro amaro, invece, quello di Usain Bolt. Il 'fulmine' di Sherwood Content, dopo aver vinto 8 medaglie d'oro olimpiche e 11 mondiali, dopo essere stato l'unico atleta ad aver vinto la medaglia d'oro nei 100 metri piani e nei 200 metri piani in 3 edizioni dei Giochi Olimpici (Pechino 2008, Londra 2012, Rio de Janeiro 2016), chiuse la carriera 'soltanto' con un bronzo ai mondiali di Londra 2017. La sua ultima corsa, la staffetta 4x100, la chiuse non riuscendo a completare la gara a causa di un infortunio. Scegliere il momento giusto per l’addio può sembrare impossibile, perché ci vuole il giusto mix di coraggio, fortuna e ‘biologia’, quella che permette all’atleta di arrivare all’età di un appuntamento importante al massimo della forma.

Chi ha 'dato l'addio' al top

Qualcuno, però, c'è riuscito e per ritirarsi ha scelto il momento giusto. Peter Sampras, da vero americano, si ritirò dopo aver battuto il suo rivale di sempre, il connazionale Andre Agassi, agli US Open. Lasciò in trionfo, vincendo per la quinta volta in carriera a Flushing Meadows e conquistando il suo quattordicesimo Slam. In realtà non disse addio proprio in quel momento, aspettò un anno. Non prese parte a nessun torneo e all’edizione successiva degli US Open annunciò il ritiro, che fu comunque quello di un vincitore.

Il 'Proettile di Baltimora', il nuotatore statunitense Michael Phelps, si ritirò dopo aver conquistato 28 medaglie di cui 23 d'oro alle Olimpiadi di Londra, nel 2012, annunciò il suo primo ritiro. Non resistette, però, alle sirene del ritorno. Nel 2016 partecipò alle Olimpiadi di Rio de Janeiro e si tolse ancora grandi soddisfazioni, regalandole agli Stati Uniti. Conquistò 5 medaglie d'oro e un argento e risultò per la quarta volta il miglior medagliato dell'Olimpiade. Il 13 agosto 2016 lasciò davvero la sua vita da sportivo, dichiarando in un videomessaggio su Facebook: "Il mio corpo ha dato tutto".

Nel mondo dei motori, in F1, Nico Rosberg decise di appendere il casco al chiodo nel momento del massimo trionfo, dopo aver conquistato il titolo Mondiale dopo aver battuto Lewis Hamilton, nel 2016.  Sebastien Loeb dopo nove mondiali rally consecutivi dal 2004 al 2012 di vincere ne aveva abbastanza. Anche se smettere non è mai facile. Ci riuscirono, ad esempio, due sciatori italiani.

Chiuse alla grande la sua carriera Debora Compagnoni, che alle Olimpiadi Invernali di Nagano 1998 si riconfermò campionessa olimpica nello slalom gigante e ottenne la medaglia d'argento nello slalom speciale, seconda per soli sei centesimi di secondo. Anche Alberto Tomba volle chiudere in bellezza vincendo l'ultima gara disputata. Lo slalom speciale delle finali di Coppa del mondo di Crans-Montana, dove aveva conquistato la prima medaglia iridata. Chiudere vincendo: non sempre è possibile.­­­

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