Giovedì, 25 Febbraio 2021

Francesco Totti a cuore aperto: il "Pupone" si racconta

L'ex capitano della Roma ripercorre la sua carriera da giocatore e simbolo: dalla maxi-offerta del Milan quando era ancora ragazzino alle prospettive per il futuro

ANSA

In occasione dell'uscita della sua autobiografia, "Un Capitano", Francesco Totti ripercorre la sua carriera da giocatore e simbolo-mito della Roma. "Chiudere in Asia o in America? Avrei rovinato 25 anni di carriera. Ho sempre detto che avrei indossato un'unica maglia. Sono di parola", ha detto al Venerdì di Repubblica. Il Milan era pronto a spendere 300 milioni quando aveva 12 anni, ma l'affare non si concretizzò: "In quel caso il no fu della mia famiglia. Soprattutto di mia madre. È vecchia maniera, apprensiva, possessiva. Papà lavorava fino a tardi. Era sempre lei a starmi dietro. Mi voleva tutto per sé".

Totti e gli allenatori

Con gli allenatori è sempre stato amore-odio. "Tra i grandi fautori del ritiro c'è Luciano Spalletti? E' quello che ha spinto di più. Con la società erano una cosa sola. Capello? Quando parli con lui hai sempre torto. Sa tanto, ma l'ultima parola deve essere sempre la sua. Se passa un piccione e lui dice che è un gabbiano, ti dimostrerà che è un gabbiano. E' cocciuto, perfezionista. Un maniaco" Adesso tocca a lui essere tra l'incudine e il martello: "I giocatori sono bestie, sono bastardi, ma mi portano rispetto. Io ero come loro, li conosco bene, conosco il loro linguaggio segreto fatto d'occhiate, mezze parole. Cerco di rendermi utile. Nello spogliatoio ora si parla quasi solo inglese. Se non lo sai non capisci un c..... E si fa meno gruppo. In ritiro, rientrato dal campo, ognuno si isola in camera sua col telefonino a navigare o mandare messaggi". 

Totti e i soprannomi

Come nasce invece il soprannome "Pupone" da lui sempre detestato?: "Beh sì. Se lo inventò un giornalista del Messaggero, Mimmo Ferretti, in senso affettuoso. Però è diventato sinonimo di eterno ragazzino, di immaturo". Una leggenda narra che alla Roma sbarrava la strada all'acquisto di campioni che potessero fargli ombra… "Discorsi da bar. Se i campioni non arrivavano era per limiti di budget, mica per scelta mia. Ho sempre voluto vincere e non veder vincere", replica. 

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Totti e il futuro

Totti appare amareggiato anche per le voci sulla sua presunta mancata esultanza dopo il 3-0 al Barcellona lo scorso anno in Champions, secondo alcuni perché rosicava di non essere più in campo… "Qualsiasi cosa faccia c'è sempre qualche critica. Io so cosa provo e non ho niente da dimostrare. E' vero, al primo gol non ho esultato, ma perché non avevamo ancora portato a casa la partita. Al secondo mi sono alzato in piedi ed al terzo ho preso in braccio mio figlio Cristian. Quelli che criticano non m'hanno visto? Vedono solo quello che je pare". Ma insomma, Totti cosa vuole fare da grande? "Ancora non lo so. Per adesso mi godo questo momento vicino alla squadra e alla società. Respiro l'aria del campo".

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