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Lunedì, 17 Giugno 2024
Addio bomber

È morto Gianluca Vialli

Il capo delegazione della Nazionale azzurra, ex calciatore ed ex allenatore, si è spento a 58 anni nella clinica di Londra in cui era ricoverato. Dal 2017 combatteva contro un tumore al pancreas

Non ce l'ha fatta Gianluca Vialli. L'ex calciatore italiano si è spento a 58 anni nella clinica di Londra in cui era stato trasferito dopo il peggioramento delle sue condizioni di salute. A dare la notizia la famiglia che ha annunciato in una nota: "Con incommensurabile tristezza annunciamo la scomparsa di Gianluca Vialli. Circondato dalla sua famiglia è spirato la notte scorsa dopo cinque anni di malattia affrontata con coraggio e dignità. Ringraziamo i tanti che l'hanno sostenuto negli anni con il loro affetto. Il suo ricordo e il suo esempio vivranno per sempre nei nostri cuori".

Gianluca Vialli, i funerali a Londra in forma strettamente privata

Il capo delegazione della Nazionale italiana, combatteva dal 2017 contro un tumore al pancreas, un male aggressivo che adesso ha avuto purtroppo la meglio. Tre settimane fa aveva annunciato la sospensione del suo impegno dalla Nazionale per riprendere le cure: "Al termine di una lunga e difficoltosa ‘trattativa’ con il mio meraviglioso team di oncologi ho deciso di sospendere, spero in modo temporaneo, i miei impegni professionali presenti e futuri". Così, mentre il mondo del calcio italiano era ancora sotto shock per la prematura scomparsa di Sinisa Mihajlovic, oggi se ne va un altro grande interprete, in campo e fuori. 

Gianluca Vialli, una vita per il gol

Nato a Cremona nel 1964, da calciatore Vialli ha indossato le maglie di Cremonese, Sampdoria, Juventus e Chelsea, prima di iniziare la carriera da allenatore sempre nel club inglese. Di ruolo attaccante, in campo sapeva coniugare tutte le caratteristiche del centravanti moderno: tecnico ma anche veloce, forte ma anche dinamico, una vera macchina da gol in grado di bucare difese e portiere praticamente in ogni modo. Doti che tra gli anni '80 e '90 lo hanno reso uno degli attaccanti più forti in Italia e al mondo. Durante la sua carriera Vialli ha messo in bacheca diversi trofei, diventando uno dei pochi calciatori a vincere tutte e tre le competizioni Uefa per club: quattro Coppe Italia, due scudetti (con Samp e Juve), due Supercoppe italiane, due Coppe delle Coppe, una Coppa Uefa, una Champions League e una Supercoppa europea. Risultati ottenuti a suon di gol, grazie ai quali Vialli si è anche aggiudicato il titolo di capocannoniere in diverse competizioni (Europeo Under-21 1986, Coppa Italia 1988-1989, Coppa delle Coppe 1989-1990, Serie A 1990-1991).

Calciatore, allenatore e non solo

La vita da bomber di Vialli ha inizio nel 1981 con la Cremonese, che in precedenza lo aveva acquistato per mezzo milione di lire per inserirlo nel settore giovanile, prima del definitivo salto tra i "grandi". Lanciato tra i professionisti con la maglia grigiorossa, Vialli mostra subito le sue doti in area: 105 presenze e 23 gol in quattro anni che nel 1984 convincono la Sampdoria ad investire su di lui. L'esordio in Serie A arriva nel settembre del 1984, ma i primi anni in blucerchiato non sono proprio semplici: tra i dubbi sulla sua posizione in campo e i dissidi con l'allenatore Bersellini, i gol tardano ad arrivare. La svolta arriva nel 1986 quando sulla panchina della Samp arriva Vujadin Boškov che trasforma Vialli in prima punta, invertendo la posizione con Roberto Mancini e creando una delle coppie gol più prolifiche dell'epoca, un tandem simbolo dell'epoca più luminosa del club ligure per cui venne coniato il soprannome di "gemelli del gol". 

Nella stagione 1990-1991 arriva infine l'agognato Scudetto, il primo e fin qui unico nella storia della Samp, che nel 1992 disputa invece la prima finale di Coppa dei Campioni, uscendo sconfitta dal Barcellona. Dopo aver rifiutato per tanti anni le avances del Milan, al termine della stagione 91-92 Vialli decide di cambiare aria e si trasferisce alla Juventus, che in cambio offre al club blucerchiato ben quattro calciatori (Mauro Bertarelli, Eugenio Corini, Michele Serena e Nicola Zanini), oltre ad un conguaglio economico, per una somma totale vicina ai 40 miliardi di lire. In bianconero Vialli va a completare un reparto offensivo terrificante, composto da Roberto Baggio, Fabrizio Ravanelli e un giovane emergente, un certo Alessandro Del Piero. Anche l'esperienza juventina si divide in due fasi: in quella iniziale, agli ordini di Trapattoni, più complicata a causa di infortuni ed equivoci tattici, non riesce a ricreare con Baggio lo stesso feeling che c'era con Mancini. Il cambio di marcia arriva nella stagione 94-95 quando Vialli viene rigenerato, sia fisicamente che psicologicamente, dall'arrivo sulla panchina bianconera di Marcello Lippi. Vialli diventa un leader indiscusso nella Juventus, divenendone il capitano dopo l'addio del Divin Codino. Il tridente composto da Vialli, Ravanelli e Del Piero trascina la Juve verso tante vittorie, una tra tutte, quella della Champions League 95-96, ottenuta con la vittoria contro gli olandesi dell'Ajax. 

Gianluca Vialli mentre alza la Champions League conquistata con la Juventus nella stagione 95-96

Concluso il suo ciclo a Torino, Vialli si trova svincolato e approda in Inghilterra e abbraccia il progetto del Chelsea, che nel frattempo aveva già posto le basi per una colonia italiana con gli acquisti di Roberto Di Matteo e Gianfranco Zola. A causa del pessimo rapporto con il player manager Ruud Gullit, l'avventura londinese era sul punto di finre nel 1998, quando invece, con una mossa a sorpresa, il presidente del club Ken Bates promuove proprio l'italiano nel doppio ruolo di allenatore-giocatore, proprio al posto dell'ex stella del Milan. Nella stagione 1999-2000 arriva l'addio al calcio giocato, con Vialli che si dedica soltanto alla panchina del Chelsea, prima di approdare al Watford, sempre in Premier League, che lo licenzia a causa del pessimo rendimento della squadra nel giugno del 2002. Un licenziamento che coincide con la fine della carriera da allenatore di Vialli, che nei 15 anni successivi si è poi dedicato alla carriera televisiva di opinionista e analista calcistico. 

Il 9 marzo 2019 viene nominato dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio (Figc), insieme a Francesco Totti, ambasciatore italiano per il campionato d'Europa 2020,e nello stesso anno entra nei ranghi della Figc come capo delegazione della Nazionale di calcio, prendendo parte nel 2021 alla spedizione azzurra vincitrice dell'Europeo 2020, distinguendosi come una figura carismatica e di spicco nello spogliatoio, un "esempio" per ogni membro della rappresentativa italiana. Una maglia azzurra che lo stesso Vialli aveva indossato con orgoglio tra il 1985 e il 1992, prendendo parte a due Mondiali e un Europeo, accumulando 16 reti in 59 presenze.

La battaglia contro il cancro

Una vita dedicata al calcio è stravolta nel 2017 da una diagnosi terribile: tumore al pancreas. Un male contro cui Vialli ha combattuto fino alla fine, nonostante quella "paura" accennata durante un'intervista con Alessandro Cattelan: "Non so quando si spegnerà la luce che cosa ci sarà dall'altra parte. Però mi rendo anche conto che il concetto della morte serve per capire e apprezzare la vita". Un male che lui stesso aveva definito "un compagno di viaggio che avrei evitato volentieri", un "avversario molto più forte" ma contro cui non ha mai mollato. "È salito sul treno con me e io devo andare avanti - aveva raccontato - viaggiare a testa bassa, senza mollare mai, sperando che un giorno questo ospite indesiderato si stanchi e mi lasci vivere serenamente ancora per tanti anni perché ci sono ancora molte cose che voglio fare". Una speranza giunta purtroppo al termine: Vialli lascia la moglie Cathryn, sposata nel 2003, e due figlie. Il calcio piange un'altra delle sue stelle, un altro uomo e sportivo divenuto icona del calcio e un simbolo per tutti quelli che purtroppo lottano ogni giorno contro questo male infame e terribile. Adesso Gianluca è in pace, non sappiamo in che luogo, ma sicuro sarà seduto vicino a suo "fratello" Sinisa, a ricordare le imprese compiute insieme e a parlare di quell'amore che li accomunava, il calcio.

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