Giovedì, 16 Settembre 2021

I Servizi Segreti: "Capo ultrà della Juventus suicida era un nostro infiltrato"

Si riapre il giallo sul "caso Bucci" nato dall'inchiesta sul bagarinaggio e sui legami con la 'ndrangheta

Da suicidio misterioso a spy story, il caso di Raffaello Bucci, l'ex ultrà bianconero diventato collaboratore della Juve e morto nel luglio scorso dopo essersi gettato da un viadotto a Fossano, coinvolge anche i servizi segreti che, emerge ora, lo avevano ingaggiato proprio per il suo ruolo di collegamento tra tifosi e società.

Come ricostruisce La Repubblica a dirlo ai pm torinesi Monica Abbatecola e Paolo Toso, nel settembre scorso, è un dipendente dell'Agenzia informazioni e sicurezza esterna messo a disposizione dei magistrati dai suoi dirigenti della Presidenza del Consiglio due giorni dopo il suicidio: "Avevo un rapporto fiduciario con lui, stante il mio impegno in Aise, dal 2010 al giugno 2015, anche se mantenne i miei recapiti".

Già nel 2013 Bucci ipotizzava un legame tra ultrà e 'ndrangheta e ne informò i servizi segreti, senza però evidentemente comunicarlo poi alla Juventus quando, un paio d'anni dopo, fu ingaggiato per occuparsi dei rapporti tra società e tifo organizzato

Bucci il 6 luglio era stato sentito dai magistrati che indagavano sui rapporti tra tifosi e criminalità organizzata, interessata a mettere le mani sul business del bagarinaggio. I pm gli fecero diverse domande sui suoi contatti con Rocco Dominello, figlio del boss della 'ndrangheta Saverio e considerato l'elemento di raccordo tra pericolosi capi ultrà come Dino Mocciola, leader dei Drughi, e la criminalità organizzata.

Fonte: La Repubblica →
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