Lunedì, 26 Luglio 2021
IL PERSONAGGIO

Dall’amore per l’Italia al dramma della morte della figlia: il ritratto di Luis Enrique, il ct della Spagna

Il commissario tecnico delle Furie Rosse è stato un grande giocatore. Ha iniziato la sua carriera da allenatore in Italia, prima di riportare il suo Barcellona a firmare il Triplete. Ora sogna un’impresa con la nazionale iberica

Luis Enrique/Ansa-Epa

Martedì 6 luglio, Italia-Spagna, semifinale di Euro 2020 a Wembley. Vista l’importanza della posta in palio, l’accesso alla finalissima di domenica 11 luglio, sarà una sfida importantissima per entrambe le nazionali e per tutti e due i Paesi. Non c’era modo migliore per riassumere l’importanza di questa partita e il legame tra questi due Paesi rispetto a quello che ha scelto ‘Marca’ che ha voluto dedicare la sua copertina a Raffaella Carrà, amatissima anche nel Paese iberico.

Raffaella Carrà: la Spagna piange la regina della tv

“Que fantastica esta festa” ha titolato il maggior quotidiano spagnolo, citando ‘Fiesta’, una delle canzoni di maggior successo di Raffaella. Per poi aggiungere nel sottotitolo: "La Spagna cercherà di raggiungere la finale sognata contro la rivale di tutta la vita: l'Italia".

Luis Enrique: il ritratto da calciatore

Il condottiero della Spagna è Luis Enrique. Nella sua ‘carriera da calciatore’ è stato un centrocampista di grande valore con un ottimo senso del goal che ha vinto tre campionati spagnoli, tre Coppe di Spagna, due Supercoppe spagnole, una Coppa delle Coppe e una Supercoppa Uefa e che ha vissuto anche l'emozione di vincere la medaglia d'oro alle Olimpiadi di Barcellona nel 1992.

Ha iniziato nel 1989 con lo Sporting Gijón, per poi passare al Real Madrid nel 1991. In totale saranno 5 le stagioni con i madrileni, dove vincerà una Liga, una coppa di Spagna e una Supercoppa di Spagna, prima del passaggio alla squadra più importante della sua carriera. Diventerà il capitano del Barcellona e con i blaugrana conquisterà i suoi maggiori successi: due Liga, due Coppe di Spagna, una Supercoppa Spagnola, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa UEFA,  prima di appendere gli scarpini al chiodo nel 2004.

Il suo esordio in nazionale avvenne nel 1991, nell’amichevole contro la Romania (0-2). Ha collezionato 62 presenze e 12 reti, partecipando a tre Mondiali (1994,1998, 2002) e a un Europeo (1996). Un’immagine emblematica della carriera di Luis Enrique e per tutti gli spagnoli è la gomitata ricevuta da parte di Tassotti al Mondiale di USA ’94. L’allora giovane centrocampista spagnolo venne colpito dal nostro difensore con un brutto colpo dal nostro difensore, in piena area, mentre eravamo in vantaggio per 2-1. Ci furono numerose polemiche per questo rigore non dato agli spagnoli, in un’epoca in cui la VAR era fantascienza.

Luis Enrique: il ritratto da allenatore

‘Lucho’, però, è molto legato all’Italia e non porta alcun tipo di rancore nei confronti di Tassotti, attualmente vice-allenatore dell’Ucraina, con cui ha anche parlato dell’episodio. Nelle sue interviste ha più volte dichiarato il suo amore per l’Italia che è stata fondamentale all’inizio della sua ‘seconda vita’, quella da allenatore. La sua prima panchina importante, dopo il debutto nel Barcellona B, è stata quella della Roma. Ha allenato la squadra giallorossa per una sola stagione, nel 2011-2012, chiudendo l’annata al settimo posto. La mancata qualificazione alle coppe europee lo portò a prendere la decisione di dimettersi, a una giornata dalla fine, rinunciando a un anno di stipendio.

Si prese poi un anno sabbatico, prima di disputare una stagione al Celta Vigo che convinse il Barcellona ad affidargli la panchina della prima squadra. Nel 2014 divenne il condottiero dell'orchestra blaugrana e riuscì, come Guardiola, a vincere al primo tentativo la Liga, la Coppa del Re e la Champions League, superando la Juve nella finale di Berlino.

Luis Enrique: la nazionale spagnola

Dà l’addio al Barcellona nel 2017 e il 9 luglio 2018 viene nominato commissario tecnico della nazionale di calcio spagnola, a seguito delle dimissioni dell'allenatore ad interim Fernando Hierro, dimessosi dopo il Mondiale 2018.

A giugno del 2019 si dimette improvvisamente dalla guida della Spagna, a causa di motivi famigliari non meglio precisati, nel pieno delle qualificazioni a Euro 2020. Il vero motivo della sua decisione si scoprirà solo dopo. La figlia Xana, nove anni, stava combattendo contro un tumore alle ossa. Sarà un lutto terribile da cui cercherà di risollevarsi anche riprendendo la guida delle Furie Rosse.

Tragedia per Luis Enrique: muore la figlia di 9 anni

Luis Enrique, fedele alla sua filosofia di gioco, sta costruendo la sua Spagna, con l'obiettivo di portarla a nuovi trionfi, compiendo scelte coraggiose, difficili, spesso impopolari. Non ha convocato nessun giocatore del Real Madrid e ha lasciato il 35 enne Sergio Ramos a casa, reduce da una stagione travagliata a causa di alcuni guai fisici. In questo Europeo Luis Enrique ha deciso di puntare su una Nazionale spagnola giovane a cominciare dal portiere Unai Simon, passando per Koke, Pedri e Ferran Torres. I giocatori di maggiore esperienza sono Jordi Alba e Busquets.

Italia-Spagna: le probabili formazioni

Da vero ct ha difeso a spada tratta Alvaro Morata, oggetto di numerose critiche. La Spagna è diventata una selezione compatta e grintosa, che fa del possesso palla, almeno il 70% secondo il credo di Lucho, la sua arma vincente.

Di fronte, però, nella semifinale in programma stasera, 6 luglio, allo stadio di Wembley, troverà l’Italia di Roberto Mancini che a sua volta vuole tenere palla e giocarsi la partita. Le premesse per una grande sfida ci sono tutte. Il merito di questa semifinale, in casa spagnola, è di Luis ‘Lucho’ Enrique.

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