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Mercoledì, 25 Maggio 2022
Olimpiadi

La rivincita di Steven Bradbury, da eroe della Gialappa's a mito dell'Australia

Nel 2002 il campione australiano divenne famoso per aver vinto una medaglia d'oro nello short track 1000 metri grazie agli errori dei suoi avversari in una finale a eliminazione. Nei giorni scorsi ha salvato la vita a quattro ragazze che rischiavano di annegare ed è diventato un vero eroe

Il “Brutto anatroccolo” Steven Bradbury si è preso un’altra rivincita sul destino. A ribattezzarlo così fu la Gialappa’s nella mitica trasmissione Mai dire Gol che occupandosi delle Olimpiadi 2002 commentò la grande imprese di quello che per tutti diventò l’uomo più fortunato del mondo.

Bradbury, infatti, superò i quarti di finale arrivando terzo, dopo la squalifica di un avversario. Rimase sempre in ultima posizione in semifinale e riuscì clamorosamente a passare il turno approfittando delle cadute dei suoi rivali. Ma il suo exploit a Salt Lake City non sarebbe ricordato senza l’incredibile finale. Steven rimase sempre ultimo, gli avversari caddero a ripetizione o furono squalificati, lui taglio il traguardo esultando per la sua incredibile medaglia d’oro.

Per gli italiani, complice anche la telecronaca parodistica del trio comico composto da Marco Santin, Carlo Taranto e Giorgio Gherarducci divenne, in chiave ironica, una celebrità.

In realtà l'australiano, che oltre a essere un pattinatore di short track è anche un pilota automobilistico, prima di quel trionfo immeritato, aveva vinto anche una medaglia di bronzo nei 5000 metri staffetta alle Olimpiadi invernali di Lillehammer nel 1994 e, in quella stessa specialità, aveva conquistato tre medaglie iridate, oro nel 1991, bronzo nel 1993 e argento nel 1994.

Aveva però subito, dopo i giochi olimpici di Lillehammer 1994, un gravissimo infortunio. In una prova dei 1500 m individuali di Coppa del Mondo a Montréal, riportò una profonda ferita all'arteria femorale causata dalla lama di un pattino del canadese Fredric Blackburn con il quale si era scontrato. Perse 4 litri di sangue e rischiò addirittura la morte.

Ci vollero 111 punti di sutura e 18 mesi di riabilitazione perchè tornasse a gareggiare, anche se il suo talento risultò inesorabilmente segnato. Nel 2000, purtroppo, ebbe un secondo grave infortunio in allenamento e si fratturò il collo. Passò sei settimane con un collare ortopedico.

Il suo oro nei giochi di Salt Lake City è quindi una grande rivincita contro il destino. Si può quindi capire la sua esultanza per quella medaglia che arrivò letteralmente dal cielo. La sua non fu una vittoria conquistata in quel minuto e mezzo di gara, ma una sorta di ricompensa dopo un calvario che era durato una decina di anni.

Sabato scorso Bradbury ha vissuto un'altra giornata da favola, diventatando un vero eroe in tutta l’Australia. L'olimpionico, che ha 48 anni, era nell'area di Brisbane per delle lezioni di surf insieme al figlio Flynn e un suo amico. All'improvviso si è accorto che quattro ragazze erano in difficoltà.

Bradbury, raccontando l'episodio a Radio949, ha detto di aver preso la tavola da surf del figlio e di essersi precipitato tra le onde altissime per salvare la vita a una delle ragazze. I bagnini, avvertiti dal figlio, hanno permesso che fossero salvate tutte le altre. Ancora una volta il destino ha premiato il coraggio di un vero campione, Steven Bradbury.

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