Lunedì, 17 Maggio 2021

Stadi aperti al 25%, il Cts boccia la proposta: "Non ci sono le condizioni"

Le linee guida avevano ricevuto il via libera dalla Conferenza Stato Regioni. Il parere negativo degli esperti: se ne riparlerà a metà ottobre

Foto di repertorio

Non ci sono le condizioni per allentare le regole sull'apertura degli stadi. Il Comitato Tecnico Scientifico, riunitosi per vagliare il documento predisposto dalla Conferenza delle Regioni, dice no all'apertura con capienza al 25% dei posti disponibili caldeggiata anche da alcuni governatori. La partecipazione del pubblico agli eventi delle diverse discipline sportive e delle diverse serie, scrive il Cts, rappresenta "la massima espressione di criticità per la trasmissione del virus - anche in considerazione del recente avvio dell'anno scolastico, il cui impatto sulla curva epidemica dovrà essere oggetto di analisi nel breve periodo".

"Sulla base degli attuali indici epidemiologici ed in coerenza con quanto più volte raccomandato", il Comitato ritiene che "non esistano - al momento - le condizioni per consentire negli eventi all'aperto e al chiuso, la partecipazione degli spettatori nelle modalità indicate dal documento predisposto dalla Conferenza delle Regioni e Province Autonome".

"Resta, comunque, imprescindibile assicurare - per ogni evento autorizzato dalle norme attualmente in vigore - la prenotazione e la preassegnazione del posto a sedere con seduta fissa, il rigoroso rispetto delle misure di distanziamento fisico di almeno 1 metro, l'igienizzazione delle mani e l'uso delle mascherine", si legge ancora nel documento del Cts. 

Stadi, il Cts proposta da riconsiderare a metà ottobre

Dal Comitato specificano infine che "la proposta operata dalla Conferenza delle Regioni e Province Autonome potrà essere riconsiderata sulla base dei risultati del monitoraggio di impatto delle riaperture della scuola e della pubblica amministrazione". Se ne riparlerà solo a metà ottobre. 

Insomma, alla fine ha avuto ragione il ministro della Salute Roberto Speranza che si era strenuamente opposto ad allentare le regole indicando come priorità la ripresa delle lezioni.

"La scuola è una priorità assoluta – aveva detto Speranza – Non credo, lo dico con tutto il rispetto e da grande tifoso, che gli stadi abbiano la stessa priorità. Anch’io sono un appassionato di calcio e vorrei riportare mio figlio allo stadio dove siamo abbonati, in tribuna Tevere per seguire la Roma, ma voglio prima di tutto che mio figlio vada a scuola, che possa incontrare i suoi compagni e gioire dei momenti di socializzazione che la scuola offre. Allora, ristabiliamo un ordine. In questo momento la priorità assoluta è la scuola”

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