Venerdì, 7 Maggio 2021
Il pallone rischia di sgonfiarsi?

Perché la Superlega alla fine si farà (secondo i grandi club)

Gianni Petrucci: "Tutti mi chiedono come finirà? Risposta scontata: si farà la SuperLega del calcio. E sa perché? Perché io ci sono passato". Il modello è proprio l'Eurolega di basket. Tifosi, calciatori e allenatori sono contrari. Il calcio è di tutti e continuerà a esserlo: è lo sport giocato sui campi di tutto il mondo, dai bambini di 5 anni in su, nelle serie inferiori, nelle metropoli e nei paesini sperduti. Quello al centro di questa vicenda non è prettamente sport: è un business miliardario, non certo da oggi, che rischia il crac

La Superlega fa detonare il mondo del calcio: impossibile sapere se diventerà realtà o meno. "Tutti mi chiedono come finirà? Risposta scontata amico mio: si farà la SuperLega del calcio. E sa perché? Perché io ci sono passato, ho provato a resistere, a lottare, sono andato in tribunale e ho perso": lo dice l'ex presidente del Coni Gianni Petrucci e attuale presidente della Federbasket, in una intervista al Giornale. "Le leggi europee - spiega - non tutelano l'esclusiva delle organizzazioni sportive. È impossibile bloccare la libertà di aderire alle associazioni nuove. È accaduto al basket e mi sono ritrovato anch'io con questa grana da risolvere. All'inizio mi sono mosso esattamente come sta facendo Ceferin, presidente dell`Uefa", ma non ho ottenuto "niente". E cosa ha ottenuto?

"Una sconfitta su tutta la linea. Perché quando Armani ha firmato un accordo per 10 anni per partecipare all`Eurolega, io ho chiamato Armani, ho provato a convincerlo e non ci sono riuscito".

Il modello della Superlega è l'Eurolega di basket

E' interessante quello che dice Petrucci, perché il vero modello della Superlega è proprio l'Eurolega, non certo l'Nba statunitense. L'Eurolega è infatti una lega sostanzialmente chiusa alla quale partecipano i top club europei (che continuano a giocare nel frattempo nei rispettivi campionati nazionali) attraverso licenze pluriennali, più un certo numero di squadre per meriti economico-sportivi. L'Eurolega, nata tra mille problemi e dopo una scissione in principio anche tra i grandi club europei (ci furono anni con "due euroleghe"), ha garantito un aumento degli introiti alle partecipanti e una crescita dei diritti tv. Certo, la meritocrazia dovrebbe essere un aspetto fondamentale nella logica sportiva. E non c'è qui: basti pensare che nessun campione nazionale ha in automatico il diritto di partecipare all'Eurolega.

Torniamo al calcio. Le critiche sono tante, feroci, tanto contro l'idea della Superlega in sé e di per sé  quanto contro i protagonisti della vicenda. "Ero un avvocato penalista, in vita mia ne ho viste tante, ma mai uno mentire così". Si è sfogato Aleksander Ceferin, 53enne sloveno, diventato numero del calcio europeo nel settembre 2016. Il numero uno della Uefa racconta la sua delusione sul presidente della Juventus Andrea Agnelli: "Andrea è la delusione più grande. Ho parlato con lui sabato, mi ha detto che quelle sulla Superlega erano solo voci, poi ha spento il telefono. Non mi ero accorto che c'erano dei serpenti al nostro interno. Non so se posso dire davvero cosa penso di loro". Agnelli era presidente dell'Eca, l'associazione dei club europei che con la Uefa aveva messo a punto la riforma delle coppe. "E' fuggito dall'associazione che presiedeva, non ho ma visto nulla di simile nella mia vita. Non c'è niente di personale con le altre squadre della Superlega, con Agnelli sì".

Il presidente dell'Uefa ha provato a contattare Agnelli: mai avuto risposta, sparito come un fantasma, dice. "La Uefa non è solo una questione di soldi, porta avanti valori di solidarietà, soprattutto verso i club minori. La Superlega invece sì, è solo una questione di soldi per una dozzina di società, una sporca dozzina mi verrebbe da dire. Per alcuni la solidarietà non vuole dire nulla, esiste solo il denaro nelle loro tasche" ha concluso Ceferin.

Florentino Perez: "La Superlega è la salvezza del calcio"

Florentino Perez difende Andrea Agnelli e la Super Lega. Per il presidente del Real Madrid nonché numero uno della neonata Super League, questa svolta epocale aiuterà il calcio in un momento critico.  "Il presidente Ceferin ha insultato Andrea Agnelli, non è possibile. E' pazzesco parlare così di un presidente di un club mondiale come la Juventus, è qualcosa di inaccettabile, la Uefa deva cambiare, non vogliamo un presidente che insulti gli altri presidenti". 

"Siamo giunti alla conclusione - ha detto Perez intervistato durante la trasmissione El Chiringuito - che facendo la Super League al posto della Champions potremo coprire le ingenti perdite dovute alla crisi. La Uefa non minacci ma dialoghi: questo progetto è la salvezza del calcio, con la riforma della Champions proposta da Ceferin nel 2024 saremmo già tutti falliti. Quando si parte? Il prima possibile. Dobbiamo spiegare a tutti che questo non è un torneo per i club ricchi", ha avvertito Perez, "è un torneo per salvare tutti i club, altrimenti il calcio morirà". "Il denaro arriva a tutti,è una piramide", ha spiegato, "se quelli sopra hanno soldi, piovono giù". "Ci sono 15 squadre che generano valore e cinque entreranno per meriti sportivi, non è chiuso, è aperto, non abbiamo mai pensato a un torneo chiuso", ha detto ancora Perez. 

"Il calcio deve continuare a cambiare e adattarsi ai tempi, l'interesse nel calcio sta svanendo, bisogna fare qualcosa", ha continuato il presidente del Real Madrid, "il calcio è l'unico sport globale. La televisione deve cambiare per adattarsi ai tempi". "Dobbiamo riflettere sul perché le persone dai 16 ai 24 anni non sono più interessate nel calcio. Ci sono partite di cattiva qualità e ci sono altre piattaforme per l'intrattenimento", ha concluso Perez, "Il calcio deve cambiare. Un gruppo di club di alcuni Paesi europei vuole fare qualcosa per rendere questo sport più attraente dal punto di vista globale".

I tifosi la pensano diversamente. I giocatori, quei pochi che si sono espressi, anche. "I sogni non possono essere comprati" ha detto Bruno Fernandes del Manchester United. Anche Daniel Podence del Wolverhampton la pensa così.

Jürgen Klopp non rinnega il suo pensiero: nonostante oggi sia allenatore del Liverpool, uno dei dodici club che hanno dato vita alla discussa Superlega europea, ribadisce quanto disse in un'intervista del 2019, quando il tecnico tedesco si era detto contrario alla creazione di una competizione che prevedesse la partecipazione garantita soltanto a certi club. Un giudizio che ha confermato oggi. "Non ho cambiato opinione, la gente non è felice, posso capire perché, anche se non posso dire molto di più. Non siamo stati coinvolti in questo progetto, né io né i giocatori. Non ci resta che attendere sviluppi".

Proprio così: gli sviluppi, il grande compromesso tra Uefa e grandi club, pare l'unica strada percorribile, al netto degli strali e delle scomuniche minacciate (e che non diventeranno realtà). Il calcio è di tutti, in primis dei tifosi, e continuerà a esserlo. Ma il calcio è lo sport giocato sui campi di tutto il mondo, dai bambini di 5 anni in su, nelle serie inferiori, nelle metropoli e nei paesini sperduti. Quello al centro di questa vicenda non è prettamente sport: è un business miliardario, non certo da oggi, che rischia il crac e con l'acqua alla gola. Delle 14 società di calcio più indebitate del mondo, 11 (tra cui tutte le squadre con più seguito al mondo) sono quelle che hanno costituito la Superlega. Non si può che partire da qui, è questo il punto. Teniamolo a mente.

La durissima reazione dell'Everton

Una delle reazioni più dure oggi arriva da Liverpool sponda Everton. I Toffees, che hanno investito 500 milioni per la costruzione del nuovo stadio, non ci stanno: "L'Everton è deluso nel venire a conoscenza della costituzione della European Super League da parte (anche, ndr) di 6 club inglesi. Sei club che agiscono interamente nel loro interesse. Sei club che offuscano la reputazione del nostro campionato e del gioco. Sei club che scelgono di mancare di rispetto a tutti gli altri club con cui siedono al tavolo della Premier League. Sei club che danno per scontato e addirittura tradiscono la maggior parte dei tifosi del nostro Paese e non solo".

"In questo momento di crisi nazionale e internazionale - e in un periodo storico determinante per il gioco del calcio - i club dovrebbero lavorare insieme in modo collaborativo rispettando gli ideali di questo sport e dei suoi più grandi sostenitori - continua la nota del club - Al contrario, questi club hanno segretamente cospirato per staccarsi da una piramide calcistica che per tutta la loro storia ha dato loro tutto. E in quella piramide l'Everton rende onore a OGNI club, che si tratti di Leicester City, Accrington Stanley, Gillingham, Lincoln City, Morecambe, Southend United, Notts County e gli tutti altri che, negli anni, hanno arricchito la vita dei loro tifosi. E viceversa. Gli autoproclamati Super Sei sembrano intenzionati a privare i tifosi della loro passione (compresi i loro stessi tifosi), mettendo in pericolo la stessa struttura che è alla base del gioco che amiamo".

"Il contraccolpo di queste ore è comprensibile, meritato e deve essere ascoltato - commentano in casa Everton -  Questa assurda arroganza non appartiene al football e non mai stata voluta da nessuno se non dai club che hanno orchestrato questo piano.A nome di tutti coloro che sono associati all'Everton, chiediamo rispettosamente che le proposte vengano immediatamente ritirate e che gli incontri privati che hanno portato il bellissimo gioco alla sua posizione più bassa in termini di fiducia terminino ora. Infine chiediamo ai proprietari, ai presidenti e ai membri del consiglio di amministrazione dei sei club in questione di ricordare la posizione privilegiata che ricoprono, non solo come custodi dei loro club ma anche come custodi del gioco del calcio. La responsabilità che portano dovrebbe essere presa sul serio. Invitiamo tutti loro a considerare ciò che desiderano che sia la loro eredità". Un invito alla trattativa, quindi.

Un invito a fare un passo indietro. La Uefa si pronuncerà tra tre giorni, venerdì: per ora promette sanzioni per i club “dissidenti” che hanno deciso di aderire al progetto Superlega. Cosa rischiano? Niente più Champions, chiaramente, ma forse già da questa stagione, dall’edizione che attualmente vede ancora in corsa Real Madrid, Chelsea e Manchester City, giunte alle semifinali insieme al Psg, altra “big” che però non fa parte dei 12 club “fondatori”. Stesso discorso per l’Europa League, da cui verrebbero escluse il Manchester United, atteso dalla semifinale contro la Roma, e l’Arsenal (che è in semifinale contro il Villarreal).

La verità dietro alla Superlega

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