Sabato, 24 Luglio 2021
Marco Drogo

Opinioni

Marco Drogo

Web Editor Today e TorinoToday Today

Valentino Rossi e il ritiro: perché il Dottore deve decidere lui se e quando ritirarsi

valentino rossi/ANSA

Il misero bottino di 17 punti e la diciannovesima piazza nella classifica piloti della MotoGp. Il bilancio di metà stagione di Valentino Rossi parla negativo, anche per un feeling mai nato con la Yamaha Petronas. Il Dottore si impegna come un ragazzino e ha la stessa passione di sempre. La voglia è rimasta intatta e ci mette un impegno encomiabile nel lottare per posizioni di rincalzo rispetto a quelle a cui era abituato negli anni d’oro.

In questa MotoGp così livellata, in cui bastano pochi decimi a giro per fare la differenza tra un risultato nobile e una completa debacle, però, il Dottore non sta riuscendo a fare quel salto che gli permetterebbe di tornare a sentire il profumo delle posizioni che contano. L’assenza di risultati ha portato il matrimonio con il team malese a trasformarsi in una convivenza forzata fino a fine stagione. Da stella del team a peso da sopportare il passo è stato breve.

In questa situazione difficile aumenta il partito di coloro che consigliano al Dottore di ritirarsi. Flavio Briatore aveva dato questo suggerimento, non richiesto da Valentino, già prima dell’inizio della stagione. Poi, dopo le prestazioni deludenti delle prime gare della stagione 2021 il Dottore aveva subito le critiche di Marco Lucchinelli con cui c'era stato un acceso botta e risposta. Valentino gli aveva ricordato, in modo colorito, quanto gli fosse stato vicino negli anni d’oro, mentre ora non perdeva occasione per attaccarlo in questo momento di difficoltà.

Prima della caduta a Assen anche Marc Marquez, in maniera più sottile, aveva consigliato a Valentino il ritiro, dicendogli che non lo vedeva a lottare per le posizioni di rincalzo e non per la vittoria.

Marquez, una vittoria che fa bene al Motociclismo

L'ultimo, in ordine di tempo, a rispondere al quesito se Valentino debba ritirarsi o meno è stato Giacomo Agostini che ha risposto così in un’intervista a ‘Repubblica’. "Credo molto poco nei miracoli. Ho imparato sulla mia pelle, come molti altri sportivi, che non c’è niente da fare contro l’orologio della vita. Puoi accelerare quanto vuoi, ma lui va sempre più veloce di te. Questo è lo sport a certi livelli. A una certa età, che Valentino ha, solo pochi pugili continuano, ma sono vecchi combattenti che combattono tra di loro. Questo si chiama spettacolo ma è uno 'spettacolo'. Uno 'spettacolo' che nel nostro mondo, quello della velocità non funziona. Solo il vino di solito migliora con il passare del tempo ma, a volte, lasciar passare troppo tempo lo trasforma in aceto".

Decidere quando ritirarsi è quanto di più difficile per ogni atleta. Significa dire addio alla sua vita sportiva, ai suoi sogni di gioventù che si sono realizzati, alle sue ambizioni e a quel senso della sfida che nel tempo sono sempre stati il carburante per raggiungere nuovi risultati e obiettivi. Citare esempi di grandi sportivi che si sono ritirati nel momento giusto sarebbe anche facile, ma ritirarsi da vincenti è immediatamente appagante e soddisfacente, quanto salutare una folla acclamante, ma può alimentare rimpianti. Proprio per questo sono tanti i casi di chi è tornato sui suoi passi, provando a riprovare la gioia di sentirsi un atleta di successo, spesso senza successo.

Valentino Rossi, nato a Urbino il 16 febbraio 1979, anche per sopraggiunti limiti d’età, non farà quest’errore. Sta lottando contro il cronometro da una vita. Corre nel Motomondiale dal 1996, ha disputato 423 gare nel Motomondiale, ne ha vinte 115, è salito sul podio 235 volte. Ha vinto 9 mondiali, ma nella sua carriera è caduto e si è spesso rialzato.

Ha vissuto gli anni d'oro della gioventù dominando con la Honda, poi ha accettato la scommessa della Yamaha, portando in trionfo una moto inferiore. Ha vinto quella scommessa ma ha anche vissuto momenti di crisi di risultati, rivincite, riconferme e recuperi dagli infortuni. Non sempre i suoi sogni si sono realizzati. Il difficile biennio con la Ducati, ad esempio, era nato sotto auspici decisamente diversi.

Il ritorno con la Yamaha l'ha poi visto tornare a lottare con i protagonisti, arrivando addirittura a sfiorare il Mondiale nel 2015, quello con relative infinite polemiche con Marquez e Lorenzo. L’ultimo successo di Rossi risale al 2017, quando vinse ad Assen, proprio la pista dove domenica è caduto, scaricato dalla Yamaha Petronas. Segno di un feeling mai nato con il nuovo team e per molti un’immagine emblematica del finale della carriera di Valentino. Resta una seconda parte di stagione da correre e una decisione difficile da prendere.

Annunciare il ritiro e far calare il sipario, senza applausi, complici anche le limitazioni vigenti per il Coronavirus o fare un’ultima annata. La Ducati lo sta corteggiando di nuovo. Il prossimo anno nella MotoGp esordirà il team VR46. Valentino ha sempre detto di non voler correre come pilota nel suo team, ma ha anche sempre detto che non si vede dietro la scrivania. Correre un ultimo anno in coppia con il fratello Luca Marini è più che una suggestione.

Lo sponsor del nuovo team di Vale, il Principe Saudita  Abdulaziz bin Abdullah Al Saud, sarebbe entusiasta di avere il campionissimo in pista, che in termini di visibilità garantirebbe sicuramente l'investimento. Carmelo Ezpeleta, il numero 1 della Dorna, la società che organizza il Motomondiale sarebbe ovviamente entusiasta di fronte a un accordo che allontani il dopo-Valentino. La Ducati non è più quella del 2011-2012. Valentino vorrà accettare l’ennesima sfida o farà i conti con il tempo appendendo il casco al chiodo? Una decisione tutta sua e che va accettata. Perché da quando non correrà più, per tutti quelli che l’hanno seguito in tutti questi anni, non sarà più domenica.

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