Lunedì, 17 Maggio 2021
Brasile

Doping, hacker violano archivi della Wada: "Le sorelle Williams e Biles dopati ai Giochi di Rio"

Pirati informatici ha diffuso dati che provano come gli atleti statunitensi abbiano giustificato con certificati medici anomalie nei test effettuati prima e durante le Olimpiadi di Rio 2016

Le sorelle Serena e Venus Williams alle Olimpiadi di Rio 2016

Le sorelle Serena Williams e Venus Williams, e la ginnasta statunitense vincitrice di quattro ori olimpici a Rio de JaneiroSimon Biles avrebbero fatto uso di sostanze illecite giustificate da certificati di approvazione per uso terapeutico. La rivelazione arriva dalla Russia dove un gruppo di hacker ha reso noto i dati prelevati dal database dell'Agenzia Antidoping mondiale, la Wada.

Dai documenti diffusi da questo gruppo di hacker che si fa chiamare Fancy Bears, emerge una positività della Biles al metilfenidato, uno stimolante, durante un controllo dell'11 agosto scorso, quando la ginnasta ha vinto l'oro nell'all around. La sostanza però sarebbe stata assunta dietro prescrizione medica. Per le Williams, invece, i documenti diffusi non sono altro che i Tue, i certificati di esenzione per uso terapeutico regolarmente rilasciati dalla Wada alle tenniste che ne avevano fatto richiesta con certificato medico. Il Tue di Serena Williams risale al 2014, quello di Venus, al 2012. 

Molti atleti hanno spiegato l'assunzione di sostanze illecite con certificati medici. La Biles ha spiegato di aver assunto anfetamini sotto ricetta. La vicenda dei certificati medici è molto controversa con atleti che talvolta sono stati squalificati, talvolta no. Spesso un certificato medico che spiega la necessità dell'uso di determinate sostanze è stato usato per nascondere l'uso di sostanze dopanti. Le sorelle Williams non sarebbero positive, ma farebbero parte della lista di esenzioni, che possono essere concesse dalle singole Agenzie Antidoping con l'avallo delle federazioni internazionali.

"E' una notizia molto forte - commenta il presidente del Coni Giovanni Malagò - non è chiaro il contorno di questa storia. Da ciò che ho capito sono atleti di primissimo livello , con forme di autorizzazione o pseudoautorizzazione che prevedeva la richiesta di sostanze inserite nelle sostanze dopanti ma che loro ritenevano fossero a scopi terapeutici.

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