Martedì, 19 Ottobre 2021
La scoperta / Cile

L'alieno di Atacama era una bambina

Dopo cinque anni di analisi sul Dna viene chiarito il mistero nato dalla scoperta effettuata in Cile nel 2003

Per diversi mesi ha rappresentato un vero e proprio mistero per gli scienziati. Le sue forme, mai viste prima, avevano addirittura fatto pensare a qualcosa di extraterrestre. Un alieno trovato improvvisamente in un deserto, un segno arrivato dal passato. L'analisi genetica ha, però, smentito ogni possibilità fantasiosa dando spazio, invece, a importanti scoperte dal punto di vista patologico. Le ricerche effettuate su quello che tutti avevano ribattezzato “l'alieno di Atacama” hanno rivelato che si trattava di un corpo umano. Nessun extraterrestre approdato nel deserto del Cile e la scienza è riuscita a spiegare il perché delle sue deformità. Dopo cinque anni di studi sono stati capiti anche i motivi che le hanno provocate attribuendole a una malattia.

A renderli pubblici è stata la rivista Genome Research sulla quale sono stati ospitati i risultati della ricerca. Analizzando il Dna dei resti è stato provato che le mutazioni di sette geni hanno provocato le malformazioni ossee e facciali, fusione articolare prematura e nanismo. La scoperta è stata resa possibile dall'analisi di sequenze anomale in geni che prima non si sapeva riuscissero a influenzare lo sviluppo fisico. Il mistero di Ata, il nome scientifico attribuito al cadavere mummificato, risale addirittura al 2003. A trovarlo fu un archeologo avvolto all'interno di un telo di stoffa bianca. I resti erano custoditi in un terreno vicino a una chiesa nella città fantasma di La Noria.

Appena scoperto dal telo, l'archeologo rimase profondamente colpito dalle forme dell'essere che si trovava di fronte. Era una sorta di miniatura di essere umano alto 15 centimetri con la testa conica, le orbite inclinate e un numero sbagliato di costole. Un'immagine che spaventò l'uomo che lo ritrovò ma che affascinò immediatamente i ricercatori che si trovarono a studiarlo. Come il ricercatore senior Garry Nolan, Phd della Stanford University che dopo essere riuscito a vedere una foto del campione disse a un amico: “Guarda, qualunque cosa sia, se ha il Dna, posso fare l'analisi”. Così è partita prima la creazione della squadra, che si è completata nel 2013, e poi la ricerca che ha portato a scoprire che si trattava di un corpo umano risalente a circa 40 anni fa.

Secondo gli esperti aveva tra i sei e gli otto anni quando è morto. Per questo è stato fondamentale l'apporto dell'esperto di genomica pediatrica, della Uc San Francisco, Atul Butte. L'analisi ha permesso di stabilire che si trattava di una bambina nata sicuramente in Sud America e che fosse nata prematura. Questo avrebbe provocato poi la grave forma di displasia scheletrica a cui sarebbe seguita la fusione precoce della cartilagine ossea. Questo dimostrerebbe le sue strane forme nate dagli effetti della malattia che ne hanno compromesso la crescita ossea.

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