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Giovedì, 13 Giugno 2024
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Un altro educatore escluso dalla Chiesa perché gay: "Oggi insegno che fede e omosessualità si possono conciliare"

Giacomo faceva l'educatore in parrocchia, ma quando disse di essere gay venne allontanato. "Ho sofferto molto e ho avuto atteggiamenti autolesionistici. Oggi però sono tornato in parrocchia perché le cose le puoi cambiare solo da dentro e non voglio che altri ragazzi perdano la fede per qualcosa che, in realtà, non riguarda affatto la fede"

Ha destato molto scalpore il caso del 18enne di Cesena estromesso dal team del centro estivo parrocchiale per via della sua omosessualità, avvenuta dopo che il giovane ha pubblicato sui social una foto in cui bacia un ragazzo. Ma quello del 18enne cesenate non è il primo caso di questo tipo. Purtroppo parlarne non è sempre facile, anzi, denunciare episodi di discriminazione come questo richiedono coraggio: il giovane cesenate, ad esempio, se da un lato con il suo gesto di denuncia ha ottenuto il supporto di tanti (e anche di tante famiglie che avrebbero iscritto i loro figli al centro estivo), dall'altro ha ricevuto anche tante critiche. Ma fare emergere questi episodi è importante, perché solo così si può sperare di arrivare a una soluzione.

"Parlai a don Luca della mia omosessualità, non ho potuto più fare l'educatore"

Tra chi ha deciso di raccontare pubblicamente il suo caso c'è Giacomo Bandini, 30enne di Busto Arsizio e oggi residente a Milano. Qualche anno fa Giacomo fu vittima di una discriminazione molto simile a quella del 18enne cesenate. "Io sono cresciuto in oratorio, quella per me era la mia prima famiglia - racconta Giacomo - Facevo l'educatore al gruppo dei pre-adolescenti. Quando ho capito di essere omosessuale, ne parlai con quello che allora era il mio coadiutore, don Luca. Lui mi disse che non c’era niente di male, ma anche che se volevo vivere apertamente questo mio orientamento non avrei potuto continuare a svolgere il ruolo di educatore".

Nel momento in cui Giacomo avrebbe avuto più bisogno di aiuto da parte delle persone che gli erano vicine, si è visto chiudere la porta in faccia. "Quelle parole mi ferirono profondamente, mi è crollato il mondo addosso insieme a tutto quello che avevo costruito fino a quel momento: la realtà in cui stavo bene, quella che consideravo la mia famiglia mi diceva 'O continui a stare con noi senza però indagare troppo su chi sei veramente, oppure vai fuori'. Solo perché avevo cercato di essere onesto, perché sentivo che altrimenti sarei imploso. Non vivere questa cosa apertamente significava continuare a nascondersi, e quindi a negare una parte di me. Quindi ho preferito fare un passo indietro, ho spiegato a don Luca che non volevo più nascondermi e quindi non ho più potuto proseguire i miei servizi in parrocchia per evitare di creare scandalo tra le famiglie. Ma l'ho vissuta con grande sofferenza e ho avuto atteggiamenti autolesionistici, sono arrivato a pensare che questa vita non avesse senso".

Giacomo con il suo gruppo adolescenti
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Così Giacomo decide di lasciare tutto e tutti e di partire per una missione in Albania con una comunità cattolica italiana. "Ma quando i responsabili di zona della comunità hanno scoperto che ero gay non andavo più bene. Così dopo tre anni ho fatto un passo indietro anche da lì e sono tornato a casa, deciso a smettere di nascondere chi fossi veramente. Durante la missione avevo maturato la consapevolezza che non potevo più fuggire da chi ero e che era giunto il momento di prendere in mano la vita e di realizzare la mia vocazione nel luogo in cui ero nato e vissuto, senza più nascondere a nessuno che ero un ragazzo omosessuale".

Tornato a casa Giacomo parla con il parroco, don Giovanni - che conosceva Giacomo fin da piccolo e che nel frattempo era diventato coordinatore della pastorale giovanile, essendosi trasferito don Luca. "Con mio grande stupore, don Giovanni mi chiese di tornare a fare l'educatore ai pre-adolescenti. Lui sapeva che ero gay, sapeva del mio compagno Edoardo: eppure mi stava chiedendo di tornare. Disse che aveva fiducia e stima nei miei confronti e che tutto il resto non importava".

"Così facendo, la Chiesa allontana i giovani"

Nonostante quanto successo, Giacomo non si è allontanato dall'ambiente ecclesiastico e non ha rancore nei confronti di quel parroco che lo aveva allontanato. "Ho riallacciato i rapporti con lui e, anzi, l'anno scorso mi ha invitato a parlare di fede e omosessualità alla sua comunità. Però su 100 persone che subiscono una discriminazione del genere, 99 non tornano più, e quindi così facendo la Chiesa in realtà allontana i giovani. Io credo che la Chiesa sia fatta di persone: don Giovanni è stato capace di guardare alla persona, don Luca invece in quel momento ha pensato più al giudizio della comunità. È giusto che episodi come quello di Cesena destino scandalo, perché finché non succedono queste cose non ci si rende conto che esistono. Purtroppo credo ci siano pochi casi "dichiarati", perché spesso quando succede i ragazzi si allontanano e basta".

Ora Giacomo usa la sua esperienza per cercare di aiutare gli adolescenti di oggi: "Nel mio gruppo ho avuto ragazzi e ragazze omosessuali: mi hanno detto che avere educatori che vivono la stessa cosa a loro fa solo che bene, perché hanno un esempio di riferimento e vedono che si può conciliare fede e omosessualità. Il mio ritorno l'ho visto proprio come una battaglia, perché le cose le puoi cambiare solo da dentro, e io stando dentro la Chiesa ogni giorno provo a smuovere qualcosa. Non voglio che altri ragazzi perdano la fede per qualcosa che, in realtà, non riguarda affatto la fede. Nel nostro gruppo parliamo anche di sessualità, io per primo ai ragazzi non ho mai negato di vivere la mia sessualità con il mio compagno, poi diventato mio marito. Trattare queste tematiche come un tabù è sbagliato e ai miei coetanei dico sempre che dovrebbero ribellarsi contro questa incoerenza: quanti giovani educatori cristiani ripetono formalmente la dottrina ai loro educandi e poi nella vita privata hanno, come è giusto che sia, con il loro partner già una vita affettiva profonda, pur non essendo ancora sposati? Quale educatore si "salverebbe" da questo giudizio di incompatibilità? I ragazzi ci sentono predicare una cosa e poi ci dicono 'Però tu fai tutt'altro', e quindi il ruolo educativo fallisce. La dottrina cristiana è storia e bisogna tenerne conto, ma non si può non guardare al presente. Altrimenti sono solo belle parole vuote".

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