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Lunedì, 27 Maggio 2024
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A Milano cinque studenti fanno birra di quartiere con gli scarti del pane

Ibrida è una startup nata in ambito accademico che recupera il pane dai panifici di quartiere e lo trasforma in birra. Cinque studenti si sono inventati un modello economico circolare e inclusivo

Ibrida è una birra di quartiere, un progetto circolare, un modo di collaborare tra diverse realtà e dar vita a nuove forme di innovazione economica e sociale sul territorio. Tutto parte dalla Bovisa, area in forte espansione (a Milano si dice così di ogni periferia...) grazie alla presenza del Politecnico di Milano, centro d’aggregazione e motore per nuove sperimentazioni, e da un gruppo di ex studenti con le idee piuttosto chiare. Infatti Ibrida è una startup nata in ambito accademico da questi quattro ragazzi: Simone Piuri, Elisa Pirola, Francesca De Berardinis e Akanksha Gupta, amici dall’Università. Ma cos’è Ibrida? Una birra al pane, realizzata con gli scarti e gli esuberi di vendita di panifici e forni dei quartieri di Milano. Dunque una birra a chilometro zero, che fa network e crea un modello replicabile e scalabile che si basa proprio sulla collaborazione tra diversi attori. “Nella vita facciamo altro, questo è solo il nostro modo per veicolare una serie di messaggi che parlano di sostenibilità e circolarità ambientale e produttiva”. Abbiamo chiesto di più direttamente a loro.

Ibrida a Milano, la birra che si produce con gli scarti del pane

Ibrida Birra: come è nata, dall’Università al mondo commerciale

Il progetto è nato quattro anni fa durante un corso di studi incentrato sul product service system design, che richiedeva lo sviluppo di una startup incentrata sull'innovazione e la sostenibilità. Durante la ricerca, abbiamo scoperto realtà simili nel Regno Unito: una birra realizzata con gli scarti del pane tramite una piattaforma open source sui valori della sostenibilità ed economia circolare”. Da qui hanno avviato il progetto in collaborazione con il Politecnico, passando dall'ideazione alla prototipazione e conducendo esperimenti per testare la fattibilità e l'interesse per il prodotto. “Abbiamo condotto test presso locali, organizzato eventi con la partecipazione di panifici e birrerie, per raccogliere feedback e suscitare interesse. È stato da qui che tutto è iniziato”. Ci dice Simone Piuri. Poi la laurea, l’Erasmus e i primi lavori per i quattro fondatori che fiutano dietro un bando di Cariplo Factory e Fondazione Social Venture, l’opportunità di far diventare realtà il loro progetto.

Ibrida Birra: il sistema circolare e la collaborazione con il quartiere

Abbiamo strutturato un modello di business e stabilito relazioni solide con partner chiave, tra cui il birrificio La Ribalta di Bovisa. Grazie alla collaborazione con La Ribalta, siamo riusciti a scalare la produzione e a migliorare la ricetta”. La Ribalta è stata infatti un'importante alleata, apportando competenze nella definizione delle ricette, che riflettono l'artigianalità e la qualità di questi prodotti, e offrendo supporto logistico, di stoccaggio e di produzione. Poi ci sono i panificatori, i forni, tutte quelle realtà di quartiere che cooperano nella produzione di Ibrida: “Ibrida è una birra di quartiere creata con le eccedenze del pane invenduto delle panetterie locali a Milano. Vogliamo dare una seconda vita al pane (abbiamo salvato 500kg di pane a oggi) e far fronte al problema dello spreco del cibo”. Ci dice Simone a ragione, visto che in Italia il 19% dello spreco coinvolge proprio il pane.

Ibrida a Milano, la collaborazione con il panificio di Davide Longoni per una special edition

Ibrida Birra: le birre realizzate con il quartiere

Ibrida ha creato quattro edizioni diverse di birra seguendo un approccio basato sui quartieri, una per ogni anno. Pale Ale, Pils, IPA e Porter, ognuna dedicata a una zona di Milano: Bovisa, Tortona e Barona, realizzate attivando panificatori locali. Oltre alla special edition dedicata al quartiere di Chiaravalle creata con il pane di segale invenduto del panificio di Davide Longoni. Ma tanti sono i conferitori come il panificio Le Polveri, il Paradiso del Pane, Il Francesino, il ristorante Innocenti Evasioni di Tommaso Arrigoni, tra i molti che continuano a crescere, come ci racconta Simone. “La nostra volontà di radicarci nei quartieri e di creare connessione con la comunità locale è stata fondamentale. Non smetteremo di cercare nuove opportunità di collaborazione e a lavorare a stretto contatto con i panificatori e altri partner”.

Dove trovarla? Non di certo nella grande distribuzione, ma solo in alcuni selezionati locali di Milano, nelle Università (Bicocca, Bocconi, Politecnico) e nei musei come la Triennale. Nel futuro questi ragazzi vorrebbero fare crescere sempre di più il brand, e allargare il giro di panificatori per sostenere il suo sistema circolare: “Questo è un brand che si nutre del passaparola, siamo contenti che negli anni la nostra rete è cresciuta. Nel futuro sono in vista alcune collaborazioni con un e-commerce che vende prodotti vicino alla scadenza”. Staremo a vedere.

Ibrida a Milano: dal quartiere Bovisa in tutta la città

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