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Martedì, 23 Aprile 2024
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Hanno migliaia di follower, ma non si mostrano mai: chi sono questi "non-influencer"

Sui social c'è uno spazio, piccolo ma non troppo, dove ci si ritrova per dirsi, raccontarsi, dare consigli sullo studio, ma senza rendersi riconoscibili: chi lo frequenta si chiama "studygrammer". Ed è tutto un altro mondo

Se pensassimo a Instagram come una casa gigantesca dove le persone - sempre di più, sempre più rumorose - sgomitano tra gli ambienti, sfoggiano ciò che hanno e sono quel che dicono, il luogo in cui immaginare questo piccolo esercito di utenti silenziosi sarebbe una cameretta relegata giù in fondo al corridoio. Una di quelle piccole, dimenticate ma vivissime stanze dove si resta in attesa che tutto passi, dove si sta mentre fuori è un macello di voci. Dove si studia, molto più semplicemente, magari con le cuffie sulle orecchie, gli evidenziatori in mano, le penne che riempiono quaderni, le matite che sottolineano pagine. E tutto senza mai, o solo raramente, affacciarsi oltre l'uscio, senza mostrarsi, sfoggiare doti fisiche e intellettive perché tanto a nessuno importerebbe. Come se apparire non servisse, almeno non in quel contesto, e fosse la sostanza a contare davvero più della forma. 

L'indirizzo virtuale per accedere a questo luogo inconsueto riempito da qualcosa come 17 milioni di contenuti tra foto di scrivanie colme di libri, pc accesi, reel curatissimi è #studygram con le sue varianti #studygrammer, #studyplace e altri hashtag sempre inerenti all'attività indicata dall'unione dei termini "studio" e "Instagram" a catalizzare l'attenzione. Varie le etichette, unico l'obiettivo: condividere l'impegno, gli sforzi per apprendere, l'ansia che arriva prima di un esame. Esperienze, emozioni comuni a milioni di studenti in ogni parte del mondo che basta raccontarle perché diventino più lievi e meno complicate da gestire. Ché "non sono l'unico", uno pensa, "posso farcela anche io". 

"Evita di paragonarti agli altri"; "Non sentirti in colpa se rimandi un esame"; "non obbligarti a certi ritmi se senti di non riuscire a sostenerli" sono alcuni dei consigli che si leggono sbirciando tra i banchi immaginari di questi operosi pellegrini del web. E un po' rassicura scoprire che nella sedicente onniscenza di tuttologhi esperti in qualsiasi ambito c'è chi tace paziente e, sapendo di non sapere, trova la tranquillità di imparare prima di dire. E conforta pure notare come la competitività sfrenata, quella che strattona pur di farsi largo, che spinge pur di primeggiare, non è affatto una caratteristica consueta. Nella quiete di questo spazio fruibile da tutti non c'è posto per l'individualismo, tutt'altro. Un bel modo di vivere la vita social che Elisa, una studygrammer italiana seguita da 45mila follower, ci ha raccontato in una pausa tra una lezione e l'altra della facoltà di Giurisprudenza.

#studygrammer

Perché Elisa non vuole farsi riconoscere 

Preferisce essere chiamata solo Elisa, con il suo nome e basta, la 23enne studygrammer siciliana che ha aperto la sua pagina Instagram study.witheli nel 2019 e ora ha un seguito di 45mila follower. L'idea di far parte della community è arrivata quando si è imbattuta nelle prime difficoltà al primo anno di Giurisprudenza. "Allora seguivo altre pagine #studygram che mi avevano molto aiutato nell'approccio allo studio di manuali di mille pagine. Avevo problemi famigliari e personali importanti, difficoltà a studiare nonostante a scuola non avesso mai fatto fatica. Mi confrontavo coi colleghi e non capivo perché io non riuscissi a raggiungere i loro risultati" ci racconta: "Mi è servito molto leggere esperienze e consigli per creare il mio metodo di studio. Allora mi sono detta che come questi colleghi avevano aiutato me, così io, con la mia esperienza, avrei potuto aiutare qualcun altro. E in preda allo studio di diritto privato ho aperto la mia pagina".   

Elisa racconta che il fenomeno #studygram è nato nel 2017 circa dall'idea di qualche studente di condividere sui social foto di appunti curati dal punto di vista estetico, dettaglio molto premiato dall'algoritmo di Instagram. "Prima, quindi, era prevalentemente l'immagine a spingere alla pubblicazione. Poi è cambiato l'obiettivo e, a foto di appunti e pagine ben curate, si sono aggiunti i contenuti di chi, come me, dà consigli sullo studio e sulla vita accademica" aggiunge Elisa che, però, non condivide proprio tutto del suo percorso: "Per esempio io non pubblico i voti che prendo agli esami o la mia media, perché ritengo sia malsano e volto a creare competizione tra gli studenti. Non è questo lo scopo della mia pagina". Oggi study.witheli è in continua crescita. "Si devono sfruttare molto bene i reel, i post, curare bene la grafica e mettere gli hashtag giusti, né troppi né troppo pochi" dice a proposito dell'incremento dei follower indirizzati verso la sua pagina dai meccanismi privilegiati dal social network: "È importante che i contenuti siano effettivamente ritenuti utili dall'algoritmo e dalle persone: più gente salva e quel post e interagisce con quello, più è facile che vada nella funziona “esplora” e che quindi venga notato". 

L'attenzione alla pagina, assicura la studentessa, non toglie tempo allo studio: "No, per niente. Anzi, sono in regola con gli esami. Mi ci dedico un giorno a settimana, di solito la domenica, pensando ai post che usciranno nelle settimane successive. Durante la settimana, poi, pubblico giusto qualche storia e piccoli aggiornamenti" dice Elisa che, per quanto tragga vantaggi prevalentemente attinenti a una soddisfazione personale, annovera anche piccole collaborazioni con aziende del settore che l'hanno contatta: "Si tratta di piccole cose, ma monetizzare non è certo lo scopo della mia pagina". 

"Non sei il voto che prendi"

Tra i suoi post motivazionali si leggono frasi del tipo "non sei il voto che prendi", "premiati quando raggiungi un obiettivo", "non giudicare gli altri", consigli molto saggi per essere stati maturati da una 23enne. "Vengo da una famiglia che mi è sempre stata molto vicina nel mio percorso accademico" spiega a tal proposito Elisa che molto deve all'ambiente in cui è cresciuta: "Non sono mai stata pressata nello studio, non mi è mai stato detto di rifiutare un voto basso, anzi mi è sempre stato detto che non è importante quello, ma il fatto che io andassi comunque avanti", racconta. Tra i suoi colleghi follower, però, la situazione, purtroppo, appare ben diversa, alla luce dei commenti rilasciati a corredo dei suoi post. "Molti sono sconfortati per non aver superato una materia, si colpevolizzano, hanno un forte senso di colpa", osserva: "E questo è uno degli argomenti che mi preme molto affrontare, perché conosco persone che non  vivono l'universita come dovrebbe essere vissuta, cioè come un momento di grande crescita personale. E in questo l'università italiana dovrebbe essere riformata, l'ambiente è tossico". Usa non a caso questo termine, "tossicità", perché - dice - "Non tutti, ma alcuni professori fanno vivere male l'università. A me è successo di ripetere un esame quattro volte, mi bocciavano alla prima domanda magari perché non piaceva come mi esprimevo. Pretendono il massimo e se non lo raggiungi il consiglio è di rifiutare il voto perché dicono che rovini la media, idea che può entrare nella mente con risvolti non positivi. Io dico che è giusto motivare le persone, spingerle oltre i propri limiti, ma sempre con la giusta misura".

Perché Elisa ha scelto di non mostrare il volto 

Decine e decine di contenuti, ma mai qualcosa di sé che la renda riconoscibile: Elisa, nella sua pagina Instgaram, proprio come altri migliaia di utenti studygrammer, non si mostra mai. Giusto in un post la si vede appena davanti al computer, ma non abbastanza da identificarla. Perché? Cosa cambia tra il mettere la faccia (letteralmente) in quello che dice e fa e decidere di non esporsi fisicamente?

"Inizialmente volevo che la mia pagina non fosse riconosciuta dai miei amici e ricollegata a me. Condividere con estranei mi pareva più facile, essere riconosciuta mi avrebbe messo a disagio", spiega: "Oggi non è più tanto quello il motivo per cui non mi mostro, ma il fatto che voglio che le persone mi seguano non perché ci sono io dietro a quel profilo, ma perché trovano utili i miei consigli e i miei contenuti. Non voglio diventare "famosa", ma solo aiutare davvero chi come me si trova in difficoltà e affronta momenti difficili durante l'università cercando il proprio metodo di studio". Alla laurea mancano pochi esami: che ne sarà di questa pagina quando, finalmente, diventerà una dottoressa in Giurisprudenza? "Inizio a pensarci. Forse continuerò a curare questa pagina ma sarà più legata al mondo del post lauream". E comunque, anche allora, non chiamatela "influencer dello studio" che proprio non le si addice: "Quel termine è associato a un modello da seguire e io non so se posso definirmi tale. Mi piacerebbe sì, ma ho tanti difetti". 

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