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Domenica, 23 Gennaio 2022
Storie Napoli

La lettera: "Sono precario, ho paura a fare coming out sul posto di lavoro"

La storia di Matteo: "Lavoro in un ambiente maschile, e periodicamente non mancano le battute sugli omosessuali. Penso le facciano per abitudine e per cultura, non perché ce l'hanno con noi, ma è fastidioso. Vorrei fare coming out ma ho paura che i miei capi non la prendano bene e che non mi rinnovino il contratto con una scusa qualsiasi"

Riceviamo sempre più spesso mail di lettrici e lettori che vogliono condividere le loro storie, riflessioni ed esperienze. Nelle storie di questi lettori si riflettono tematiche  che sono anche all'attenzione del dibattito pubblico come l'identità di genere, la condizione della donna, le nuove forme di bullismo nell'ambiente digitale, le nuove opportunità di definizione del sé e degli stili di vita. Da queste lettere emerge il fatto che nessuno è solo: l'esperienza di chi ci scrive è quella quotidiana di moltissimi altri. 

Per condividere la vostra esperienza potete scriverci a lettere@today.it Le storie selezionate dalla redazione verranno pubblicate.

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"Buongiorno a tutti, mi chiamo Matteo, ho 30 anni, vivo e lavoro a Napoli e amo Luca con cui convivo da circa due anni. La nostra relazione ha dovuto affrontare la tempesta del coming out con i rispettivi parenti e amici, con cui per fortuna è andato quasi tutto bene. Ma siamo consapevoli che, al di fuori della cerchia dei nostri cari, non tutti ci accettano per quello che siamo.

Come molti della mia generazione ho un lavoro precario che mi porta a dover sperare nel rinnovo ogni anno. Ho dei colleghi e dei capi con cui posso dire di essere in buoni rapporti, anche se non posso parlare di amicizia perché non siamo così in confidenza. il fatto è che è un ambiente prevalentemente maschile, e periodicamente non mancano le battute sui 'finocchi' (usato anche a volte come insulto scherzoso tra colleghi) e le risatine sui 'culattoni'. Conosco un po' queste persone, non penso che lo facciano con la reale intenzione di offendere gli omosessuali, ma per cultura: sono abituate così, ma per me è pesante.

Periodicamente parliamo di cosa facciamo nei weekend o nelle feste: quando gli altri dicono che staranno con la propria moglie o compagna, io cerco di sviare, dico che progetti ho con gli amici, se ho in programma qualche gita, ma senza mai tirare esplicitamente in ballo Luca o la mia vita sentimentale in genere. 

Vorrei fare coming out anche sul lavoro, sentirmi libero di poter dire: 'A Natale organizzo con Luca e la sua famiglia' oppure 'Ad agosto vado una settimana in vacanza con Luca' o anche solo 'Quest'anno vengo alla cena che avete organizzato con il mio compagno', ma la verità è che sono terrorizzato. Ho paura che non tutti questi colleghi (e soprattutto i capi) possano accettare la cosa, soprattutto sentendoli fare certe battute. Come ho già detto non penso che, utilizzando certi termini, vogliano realmente offendere gli omosessuali. Credo che sia solo un modo di fare come un altro, ma non ne sono certo al mille per mille. Ho paura soprattutto che la mia omosessualità possa essere derisa e giudicata dai miei capi, dai quali dipende la riconferma del mio lavoro di anno in anno. Ho paura anche che, dicendolo adesso, mi possano chiedere come mai non l'ho detto prima. Ho sentito diverse storie di gay che, quando fanno coming out sul lavoro, hanno contratti estremamente precari che magicamente non vengono rinnovati per un motivo o l'altro. I miei amici mi hanno consigliato due strategie del tutto opposte: alla prossima occasione, iniziare a parlare naturalmente della mia omosessualità e del mio rapporto con Luca, una specie di 'terapia d'urto' sbattendo a tutti in faccia la verità, senza paura. Ma io paura ne ho, penso che chi non ci è passato non possa capire. L'altra strategia è iniziare a sondare e ad aprirmi lentamente, passo dopo passo, per capire (e far capire) gradualmente. Penso che attuerò quest'ultima tecnica, ma se ci penso sopra è allucinante che, in questa società, non ci si possa sentire liberi di dire con chi si esce e chi si ama, esattamente come tutti gli eterosessuali".

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