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Venerdì, 20 Maggio 2022
L'appello / Bologna

Mamma a 17 anni, un figlio mai conosciuto ma sempre nel cuore: "Aiutateci a ritrovarlo"

Nel giorno della festa della mamma la storia di una giovanissima madre costretta ad abbandonare il suo bimbo. Oggi quella ragazzina è una donna di 54 anni, ha vissuta sì la sua vita, ma a metà

"Voglio aiutare mia mamma, dopo oltre 40 anni di sofferenza, a ritrovare quel figlio che è stata costretta ad abbandonare quando era poco più che una bambina". Questo l'appello di Maria che ha deciso, una volta per tutte, di arrivare in fondo e fare a sua madre il regalo più bello: sapere dove e come sta quel figlio partorito al Sant'Orsola alla fine degli anni Sessanta. E realizzare anche il suo desiderio, quello di conoscere un fratello per metà: "Aveva 17 anni quando le dissero che era incinta. Lo scoprirono i medici durante degli accertamenti volti a curare una polmonite particolarmente pesante", spiega Maria, ripercorrendo la vita della madre e mettendo in fila, uno per uno, i racconti che sente fin da giovanissima. 

"Era talmente ingenua da non essersi neppure accorta della gravidanza, arrivata dopo un rapporto con un adulto, che lei non avrebbe certo voluto. Siamo nel 1968 in un paesino della Basilicata e mia nonna la fece trasferire in una struttura di Imola specializzata nella cura delle polmoniti". Un allontanamento da casa che oltre ad assicurare tutta l'attenzione medica necessaria, avrebbe anche tenuto lontano quello che per l'epoca era percepito come un imbarazzante problema. Il racconto di Maria prosegue non senza alcuni momenti di commozione, soprattutto quando immagina quella sua giovane mamma, che ha visto farsi strappare una piccola creatura che avrebbe invece voluto amare e far crescere. 

Maria, cosa sappiamo di questo bambino, che oggi ha 54 anni? 

"Alessandro è nato il 19 dicembre del 1968 a Bologna, all'Ospedale Sant'Orsola-Malpighi. Mia nonna ha deciso per la figlia minorenne che non avrebbe tenuto quel bambino e ha firmato un foglio (con una 'x' perché analfabeta) che determinava la rinuncia: mia madre non voleva lasciarlo però. Era disperata".

Un passo indietro. Come è stata scoperta la gravidanza di tua mamma e perché dalla Basilicata è arrivata a partorire a Bologna? 

"Mia mamma aveva una polmonite e diagnosticandogliela è stato scoperto anche lo stato interessante. Era al terzo mese e non aveva assolutamente idea di aspettare un bambino. Venne mandata dalla madre in un centro specializzato in tubercolosi e malattie respiratorie a Imola. Si chiamava Istituto Montecatone di Imola centro tubercolosi. Fu fatto erigere da Mussolini negli anni '30 come sanatorio per i soldati, ma con un padiglione riservato alle donne. Da quella struttura non siamo riusciti ad ottenere nessun documento. L'accesso alla struttura è stato possibile grazie alla mediazione della signora presso la quale mia nonna faceva la donna lavorava".  

Da lì poi è stata trasferita al Sant'Orsola? 

"Dopo sei o sette mesi lì, è stata portata a Bologna. Al contrario del primo ricovero, al Sant'Orsola ha trovato un ambiente e delle persone che riesce a ricordare con affetto, nonostante a quel luogo sia legato lo shock di aver dato alla luce e poi lasciato un figlio. A un giorno dal parto una discussione con la madre che la voleva obbligare a rinunciare al bimbo, è  sfociata in violenza. È stata costretta a firmare una carta, sulla quale c'era già una sigla della madre. Era ancora minorenne e non poteva decidere, anche se sapeva bene cosa voleva". 

Tua mamma ha lasciato al bambino qualcosa che lui potrebbe riconoscere?

"Sì. Mi ha detto di avergli lasciato nella culla tutto quello che aveva: 100 mila lire (che in quegli anni erano tanti!) e una catenina d'oro con una medaglietta, senza incisioni".

Cosa ti speri possa accadere raccontando questa storia dolorosa? 

"Dare pace a mia mamma e farle avere delle notizie su suo figlio, che è anche il mio fratellastro. Non abbiamo molti elementi e io non voglio neppure esporla troppo perché sento di doverla proteggere. La speranza è che Alessandro, leggendo questo racconto e confrontando la data di nascita possa riconoscersi. Ma magari non sa neppure di essere stato adottato. La cosa importante per noi sarabbe che lui sapesse come è andata davvero: che mia madre lo voleva tenere. Che è stata costretta". 

Preferisci non esporre tua mamma per proteggerla, ma magari una descrizione fisica potrebbe aiutare...

"Mia mamma è mora con gli occhi verdi. Ha la pelle molto chiara, proprio come la mia ed è di piccola statura. So che è poco, ma possiamo partire da qui: abbiamo una data di nascita e un luogo, un oggetto, una storia. Sono emozionatissima al pensiero che io possa trovare mio fratello e chiedo a chiunque abbia anche solo un dubbio, di contattare BolognaToday (bolognatoday@citynews.it) per poi arrivare a noi. A quel punto chiaramente potrei mostrare le foto di mia mamma e potremmo incontrarci per approfondire ogni dettaglio utile". 

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