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Domenica, 28 Novembre 2021
A lieto fine / Italia

"Neo mamma al lavoro, tra mobbing e demansionamento: ho cambiato tutto, ora ho una mia azienda"

La storia a lieto fine di Martina: "Ho pensato che voler essere una professionista realizzata e una mamma non è una mission impossible, un pensiero sbagliato o un sogno a occhi aperti"

Riceviamo sempre più spesso mail di lettrici e lettori che vogliono condividere le loro storie, riflessioni ed esperienze. Nelle storie di questi lettori si riflettono tematiche  che sono anche all'attenzione del dibattito pubblico come l'identità di genere, la condizione della donna, le nuove forme di bullismo nell'ambiente digitale, le nuove opportunità di definizione del sé e degli stili di vita. Da queste lettere emerge il fatto che nessuno è solo: l'esperienza di chi ci scrive è quella quotidiana di moltissimi altri. 

Per condividere la vostra esperienza potete scriverci a lettere@today.it Le storie selezionate dalla redazione verranno pubblicate.

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"Sono Martina, 35 anni, manager e mamma di due bambini, vorrei raccontare la mia storia.

Premetto che in Italia il mondo del lavoro in rosa vessa ancora in condizioni di gravi disparità perché, spesso e volentieri, nei casi più fortunati le neo mamme, vengono ‘gentilmente invitate’ a lasciare il proprio posto tramite pressioni psicologiche, in quelli meno fortunati il demansionamento e lo stress quotidiano diventano così duri e così forti da indurre alle dimissioni, servite su un piatto d’argento dall’interessata. Da professioniste qualificate diventano improvvisamente lavoratrici di serie B o addirittura C.

Questo succede a molte donne, ed è esattamente quello che è accaduto anche a me. Dopo un periodo non facile ho però deciso di non accettare il declassamento lavorativo, ho dunque scelto di dare una svolta alla mia carriera e alla mia vita. Vorrei dire a tutte le donne che si sono trovate o si trovano adesso nella mia stessa situazione, ‘parcheggiate’ in aziende che non le valorizzano come dovrebbero, di non accettare quel trattamento. Certo, ci vuole coraggio, ci vuole l’appoggio della famiglia. Credo però che ascoltare il desiderio che si sente dentro sia anche un dovere verso se stesse, perché quella voglia di cambiamento prima o poi diventerà un bisogno primario per la propria felicità e per quella dei propri cari. E se ce l’ho fatta io ce la possono fare anche loro.

In breve, il primo step è stato prendere profondamente coscienza (e non è un percorso così facile, visto il trattamento riservato) che voler essere una professionista realizzata e una mamma non è una mission impossible, un pensiero sbagliato o un sogno a occhi aperti.

Il secondo, rimboccarsi le maniche e pensare quale fosse il lavoro che avrei fatto con entusiasmo ed energia. Dopodiché si è trattato di un lungo impegno fatto di indagini di mercato, analisi dei trend, individuazione del target di riferimento, ricerca dell’interlocutore adatto per realizzare il progetto e considerazione del tutto anche sul piano delle implicazioni economiche. Non nascondo che il lavoro è stato lungo e la fatica è stata tanta. Alla fine ho incontrato un brand asiatico all'avanguardia in materia di ecosostenibilità che ha lanciato una linea di pannolini a salviettine, Ecoboom. Dopo alcune lunghe trattative con l'azienda, creata la rete dei miei interlocutori, ho iniziato la mia attività come importatrice esclusiva in Italia di questo marchio. Oggi posso dire di aver fatto bene a lasciare il mio lavoro precedente in cui - dopo essere diventata mamma - sono stata considerata una lavoratrice di serie C: sono Ceo della mia azienda e sono contenta di questa scelta non facile, che ho raccontato anche in un libro che verrà pubblicato presto, ma che per me è stata fondamentale per la mia rinascita come professionista e come mamma".

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