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Venerdì, 3 Dicembre 2021
La lettera

"Le colleghe mi hanno chiesto di lavorare a Natale perché sono l'unica senza figli"

La lettera: "Non ho figli ma anche io ho diritto a riposarmi nei festivi, trascorrendoli con il mio compagno e la mia famiglia"

Riceviamo sempre più spesso mail di lettrici e lettori che vogliono condividere le loro storie, riflessioni ed esperienze. Nelle storie di questi lettori si riflettono tematiche  che sono anche all'attenzione del dibattito pubblico come l'identità di genere, la condizione della donna, le nuove forme di bullismo nell'ambiente digitale, le nuove opportunità di definizione del sé e degli stili di vita. Da queste lettere emerge il fatto che nessuno è solo: l'esperienza di chi ci scrive è quella quotidiana di moltissimi altri. 

Per condividere la vostra esperienza potete scriverci a lettere@today.it Le storie selezionate dalla redazione verranno pubblicate.

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"Buongiorno, sono Maria, ho 36 anni, vivo a Pesaro, e volevo condividere la mia storia con voi. Una storia che ha molto a che fare con il Natale che vorrei fosse bianco e lieto anche per me: il Natale, dicevamo, si tratta di un bellissimo momento da trascorrere in famiglia, specie quando si hanno bambini. So benissimo che tutto in genere con loro diventa più magico ed è una gioia vederli scartare i regali la mattina del 25 con gli occhi sgranati dalla meraviglia: lo vedo con i bimbi piccoli di mia sorella. Ma anche se non si hanno figli si ha il sacrosanto diritto di godersi in pace le festività.

Veniamo al punto: l'azienda in cui lavoro è una di quelle in cui si fanno i turni perché non si ferma neanche nei festivi. Per pura combinazione, nel mio reparto ho quattro colleghe tutte sposate e con figli. Io ho già lavorato a Natale negli anni scorsi, e quest'anno vorrei godermi il 25 in santa pace, con il mio compagno (con cui abbiamo anche più volte pensato di concederci un viaggio), i miei genitori, mia sorella e i suoi bimbi. Ma anche se non ci fossero bimbi di mezzo, insomma mi piacerebbe stare con la mia famiglia, ho progetti anche io, sono un essere umano anche io.

Il punto è che le mie colleghe mi hanno ripetutamente chiesto di scambiare il loro turno lavorando a Natale anche quest'anno, arrivando a farmi capire abbastanza chiaramente che la motivazione è la seguente: io sono l'unica a non avere figli mentre loro hanno il diritto di stare con la loro famiglia la mattina del 25. Insomma, non proprio così esplicitamente, ma l'atteggiamento è proprio quello.

"Non ho figli ma è un mio diritto volermi godere le feste a casa"

Penso che siano state scorrette a insistere, facendomi pesare il fatto di essere l'unica a non avere figli: è un mio diritto non averne e godermi la vita (e i festivi) esattamente come tutte le altre persone. In genere, con questa scusa, mi rendo conto che sono sempre stata considerata 'più flessibile' delle altre colleghe e dunque se c'era da cambiare qualche turno anche all'ultimo momento in genere si chiede a me, non importa se magari avevo altri programmi, l'argomento 'figli' è sempre venuto prima, come una necessità superiore. Forse sono stata ingenua io ad adattarmi a questo meccanismo, dando l'abitudine di poter contare sempre su di me.

Mi rendo conto che è un argomento delicato e che posso sembrare insensibile, e capisco (ho visto con mia sorella) quanto avere dei bambini possa essere totalizzante, per questo mi sono anche spesso adattata di buon grado. Ma poi ho una vita anche io, e non è giusto che le mie esigenze di riposo valgano meno solo perché non ho figli. Dunque questa volta, pur sentendomi in imbarazzo, ho declinato: quest'anno Natale me lo voglio godere in famiglia, ma apriti cielo: le mie colleghe si sono mostrate molto infastidite, e questo mi ha messa a disagio. Capisco che ogni mamma vorrebbe essere con il proprio bambino a Natale, ma anche io ho delle esigenze e vorrei invertire questo trend per cui tutti si permettono di pensare che, visto che non ho figli, allora non devo avere nemmeno una vita e posso scambiare turno di continuo.

"Vorrei che non fossimo giudicate in base a quanti figli abbiamo"

Mi piacerebbe che le donne non si facessero la guerra tra di loro, e che iniziassimo tutti a pensare che anche una coppia senza figli può essere considerata famiglia, così come anche un singolo che ha diritto di passare del tempo per conto suo senza sacrificarsi costantemente per gli altri. Credo che le persone, la donna in particolare, non debbano essere classificate in base a quanti figli hanno. Mi rendo conto che quest'anno la mattina di Natale ci sarà una donna che dovrà sacrificare un po' del tempo che generalmente dedica ai figli, ma il mio diritto al riposo non deve venire meno per questo: anche io ho programmi e ora è diventato un principio, non vedo perché dover rinunciare ogni volta, anche se non posso fare a meno di sentirmi intimamente (e ingiustamente, come mi ricorda sempre il mio compagno) in colpa".

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