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Venerdì, 23 Febbraio 2024
Chiese di frontiera

I preti ribelli che "sposano" gli omosessuali in chiesa (anche quelli italiani)

C'è un parroco cattolico che accoglie fedeli di ogni tipo, rivendicando posizioni spesso in contrasto con quelle ufficiali del Vaticano. Mattia e Martin hanno avuto la possibilità di ricevere la benedizione del loro matrimonio, svolgendo però il rito in maniera discreta

C'è una chiesa a Bruxelles in cui le coppie omosessuali possono "sposarsi". Le sedie sono disposte in forma di cerchio e al centro dell'abside è collocato un piccolo altare in pietra. Qui il parroco cattolico Johnny De Mot accoglie fedeli di ogni tipo, rivendicando posizioni spesso in contrasto con quelle ufficiali del Vaticano. In questo piccolo scrigno, noto come Nostra Signora del Buon Soccorso, hanno ricevuto la benedizione per il loro matrimonio l'italiano Mattia Brazzale, 36 anni originario di Vicenza, e il marito belga Martin Huberty, 41. "Andiamo regolarmente a messa alla cattedrale di Saints-Michel-et-Gudule (il principale luogo di culto cattolico in Belgio, ndr). All'inizio volevamo semplicemente fare una celebrazione ed eravamo partiti con l'idea di rivolgerci alla basilica protestante di Mont des Arts. Poi Martin mi ha proposto di chiedere alla cattedrale. Un'idea che avevo escluso in automatico", spiega a Today.it Mattia, occhi chiari e sorriso ampio, che a Bruxelles lavora nelle istituzioni europee.

Le cose sono andate diversamente da come si aspettavano. "Quando abbiamo scritto una mail al decano, lui ci ha risposto subito per farsi spiegare il nostro progetto, sottolineando che la loro chiesa già prevede delle celebrazioni per i divorziati, che hanno poi esteso alle coppie omosessuali", racconta l'italiano. Il decano aveva precisato però la necessità di svolgere il rito in maniera discreta, all'interno di una cappella adiacente, evitando di far coincidere la benedizione col giorno del matrimonio civile. La "discrezione" deriva anche dal fatto che la cattedrale è frequentata dalla famiglia reale e a quanto pare l'approccio liberale del cardinale di Bruxelles non è visto di buon occhio da tutto il clero belga. La coppia mi spiega che, a differenza dell'Italia, è vietato sposarsi prima con il matrimonio religioso, quest'ultimo deve avvenire sempre successivamente a quello civile. I due momenti non possono coincidere. 

Cerniere

L'opzione di Saints-Michel-et-Gudule sembrava buona, ma il decano ha poi indirizzato i promessi sposi alla chiesa di Nostra Signora del Buon Soccorso, dove sapeva che queste celebrazioni si svolgono con meno vincoli. L'edificio di culto è a due passi dalla Place Fontainas, considerata da molti una "piazza frontiera". Da un lato c'è Boulevard Lemonnier, dove si affacciano i bar frequentati soprattutto dalla comunità arabo-musulmana. Al posto della birra scorre a fiumi il tè alla menta. In questa zona si sono riversati a migliaia giovani tifosi e intere famiglie per supportare il Marocco, quando la squadra di calcio maschile è arrivata in semifinale agli ultimi mondiali battendo un incredulo Portogallo. Dall'altra spunta Rue du Marché au Charbon, puntellata di bar per omosessuali e più in generale luogo di ritrovo della comunità queer di Bruxelles. Il Cabaret Mademoiselle ospita spettacoli di drag-queen durante la settimana, a poche decine di metri la Rainbow house - casa delle associazioni Lgbt+ - organizza eventi, tavole di conversazione, proiezioni e dibattiti. Anche in questa storia la piazza funge da cerniera tra due universi, in bilico tra fede e trasgressioni. 

Sovversivi

"Quando abbiamo incontrato il prete fiammingo, Johnny De Mot, anche lui ci ha precisato che queste celebrazioni restano delle messe e non si firmano dei documenti. Non viene dato il sacramento del matrimonio ma si tratta di una benedizione della coppia e delle fedi", ricorda Mattia. De Mot è un prete molto noto nel mondo cattolico fiammingo per le sue posizioni controcorrente. Grazie ad una grande apertura mentale, si è reso protagonista di numerose iniziative di stampo sociale, rivolte ai poveri, ai malati di Aids negli anni '80 e '90, più di recente ai richiedenti asilo e ai senzatetto che nella capitale d'Europa si moltiplicano ad ogni inverno. Ha aperto le porte a chi ha bisogno di ascolto, rendendo nuovamente vivace e attiva una comunità che rischiava di sparire. Durante una messa ha difeso apertamente la fecondazione in vitro, attaccata invece dal Vaticano.

C'è chi lo considera un "ribelle", ma lui rivendica di essere solo una persona che si dedica all'impegno sociale, vissuto sin da piccolo in casa grazie ai suoi genitori entrambi medici. Non è stato però De Mot a dire messa per Mattia e Martin. Quel giorno non era disponibile dovendo celebrare un altro matrimonio all'esterno della chiesa. Le porte erano aperte, ma i ragazzi avrebbero dovuto cercare un altro prete. Un'impresa rivelatasi inaspettatamente semplice. "I miei genitori hanno fatto parte per anni di un gruppo cattolico, che si incontra una volta al mese per discutere su tematiche diverse. Quando mia madre ha accennato al nostro matrimonio e al fatto che cercassimo un celebrante per la messa, un prete di Namur (città della Vallonia) che frequenta il gruppo si è detto 'aperto' alla celebrazione. È stata quindi lei a suggerircelo", spiega Martin, che lavora come agente immobiliare. 

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Accolti

Appena incontrato il parroco di Namur, la coppia capisce subito che si tratta della persona giusta, dato che parla sia l'italiano che il francese. "Ha accettato la nostra idea di rito, basato sulla struttura della messa solenne bilingue della cattedrale che frequentiamo. La parte parlata in una lingua corrisponde al testo scritto nell'altra lingua, in questo modo il fedele ascoltando o leggendo può seguire tutto il rito", precisano. Chiedo allora dell'atteggiamento del prete: Titubanze? Timori? Prediche sulla loro omosessualità ? "Nulla di tutto questo. È stato molto gentile e ci ha suggerito ad esempio di non selezionare letture bibliche, ma filosofiche. Ci siamo confrontati anche sui canti e ci ha dato buoni consigli, apprezzando al tempo stesso le nostre scelte", racconta Mattia. Anche se non sarebbe stato lui a celebrare il rito, don John ha chiesto ai ragazzi di venire alla messa della domenica per presentarli alla comunità di Nostra Signora del Buon Soccorso. "Anche se la funzione era in fiammingo ci siamo sentiti a nostro agio. Eravamo seduti di fianco alla coppia che si sarebbe sposata il nostro stesso giorno e don John ne ha approfittato per introdurci agli altri fedeli", mette in luce Martin. 

Percorsi di fede

In un periodo dove le relazioni sono sempre più smart la fede, con la sua vocazione a qualcosa di duraturo, ha giocato un ruolo importante per questa coppia, pur venendo da percorsi differenti. "La celebrazione in chiesa è stata davvero importante perché fa parte della mia persona. Mio padre era un anticlericale, ma da bambino ho ricevuto comunque i sacramenti. Ho iniziato a praticare davvero da quando sono in Belgio, con il mio avvicinamento spirituale che ha preso avvio da una critica", spiega l'italiano. Chiedo delucidazioni. "Un mio ex coinquilino buddista anni fa mi chiese come facessi a vivere senza spiritualità. A quel punto mi sono interrogato su me stesso e su questa dimensione che in effetti mi mancava. Ho scelto di andare a messa e da allora è un elemento fondamentale della mia vita", chiarisce Mattia. La storia del suo compagno parte invece da una famiglia cattolica praticante. "Mia madre, che adesso è in pensione, insegnava filosofia e religione alle scuole elementari, quindi la spiritualità ha sempre avuto una dimensione importante nella mia vita", dice il belga. 

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Pensare all'avvenire

Quel giorno, il 29 giugno del 2019, un clima mediterraneo aveva scacciato via la solita pioggia carica di grigio che ticchetta di continuo sulla capitale belga. Il caldo era ai limiti dell'afa, al punto che i turisti giapponesi che hanno applaudito gli sposi con la fede al dito all'uscita dalla chiesa, avevano in testa cappellini di paglia e l'ombrello serviva a ripararsi dal sole. Erano rimasti lì nonostante il calore, ad aspettare che finisse la cerimonia che avevano sbirciato dalle porte a vetri. Sapevano di stare assistendo ad una scena rara e insolita. Il matrimonio era avvenuto poche ore prima in un'ampia sala a Schaerbeek (uno dei comuni della città) alla presenza di un gruppo ristretto, mentre in chiesa c'è stata la "benedizione della coppia" alla presenza di tutti i familiari e degli amici. Le damigelle adulte in abito rosso sgargiante, i loro accompagnatori col papillon, il coro gospel in verde petrolio e giallo, un nipote ha suonato il flauto, le nipotine erano addette alle fedi. Un susseguirsi di risate e lacrime.

Domando a Mattia e Martin se si sono sentiti dei "privilegiati", dato che tanti omosessuali non godono di questa possibilità in altri Paesi. "Alla fine anche tante coppie eterosessuali non praticanti ricevono la benedizione in chiesa, perché vogliono comunque rispettare una tradizione. Noi semplicemente abbiamo chiesto se era possibile. Non volevamo creare imbarazzo, ci hanno spiegato quali erano i limiti della celebrazione e li abbiamo rispettati", afferma Martin. Al di là del fascino che emana un edificio di culto, sono curiosa di sapere perché hanno sentito entrambi il bisogno del momento religioso nonostante non coincida con un vero sacramento. "Il matrimonio in comune è una pratica burocratica. Ogni coppia ha a disposizione 15 minuti poi arriva il successivo. Fanno quattro matrimoni l'ora. La celebrazione in chiesa invece era calibrata su di noi, si tratta di un momento in cui ti trovi in un contesto spirituale che coinvolge tutti i presenti. C'è una vera condivisione con uno scambio di voti, che in Comune non avviene. Grazie alla spiritualità si ha una dimensione più pensata all'avvenire", sottolinea Mattia. 

Oltre i pregiudizi

Il Vaticano continua a mostrare chiusura nei confronti dell'omosessualità. Come fanno a sentirsi comunque parte di un'istituzione che mostra rigidità nei loro confronti? "Credo ci sia uno scollamento tra la posizione ufficiale del Vaticano e quello che accade davvero nelle chiese e nelle comunità cattoliche", spiega Mattia, proseguendo: "Noi stessi eravamo partiti da un pregiudizio, pensando che in quanto omosessuali non avremmo avuto questa possibilità a priori, invece una volta che lo abbiamo chiesto ci siamo sentiti accolti e ascoltati". Un cattolico omosessuale, intervistato la scorsa settimana su questo giornale, ha dichiarato di sentirsi accettato e felice in quanto ha aderito alla castità. "Non abbiamo mai pensato di dover optare per la castità per stare insieme rispettando la nostra fede e onestamente non ho mai sentito di questo tipo di approccio da parte dei preti, nemmeno a Vicenza. Le reputo posizioni ultraconservatrici. In questo momento nella Chiesa c'è un dibattito ampio che mette in discussione la castità persino per i preti. Ci sono persone che vorrebbero aprire il clero anche alle persone sposate. Oggigiorno, almeno in Europa, sempre meno persone credono davvero che la castità sia una condizione per aspirare a una condizione ascetica al fine di avvicinarsi a Dio", spiega Mattia. Queste posizioni "progressiste" non sono però condivise in tutti gli ambienti. "Abbiamo notato profonde differenze negli Stati Uniti, dove durante un viaggio abbiamo preso parte in varie occasioni alla messa. Lì sono 35 anni indietro rispetto all'Europa proprio a causa di posizioni ultraconservatrici", evidenzia il vicentino.  

Verba volant

Papa Bergoglio durante il suo mandato ha mostrato vari segnali di apertura, opponendosi alla criminalizzazione dell'omosessualità (ma son pur sempre peccatori) e aprendo ai gay e trans la possibilità di essere madrine e padrini durante i battesimi. "Parlarne introduce il dibattito ed è già un passo avanti. Credo le gerarchie ecclesiastiche europee siano più aperte rispetto a quelle statunitensi o africane, tant'è che Bergoglio non è molto apprezzato fuori dall'Europa proprio per queste sue posizioni. Quando ne abbiamo parlato con padre John, lui è stato comunque molto critico nei confronti del Vaticano. Ci ha fatto notare che il Papa può anche parlare di determinate visioni, ma finché non le mette per iscritto in un'enciclica queste non si traducono in un cambiamento duraturo", spiega Mattia a Today. 

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Cattivi esempi

Al di là dell'apertura riscontrata nel contesto religioso, i diritti di questa coppia derivano in primo luogo dalle leggi dello Stato belga, che li riconosce al pari delle coppie eterosessuali. Una condizione diversa rispetto all'Italia, dove l'ultima grande conquista risale al 2016, quando sono entrate in vigore le unioni civili. Una legge che ha rappresentato uno storico passo avanti, ma che non è riuscita ad evolversi ulteriormente né in materia di discriminazione a causa della bocciatura del ddl Zan né di parità di diritti, soprattutto sul tema della filiazione. Come avvenuto nel caso di Padova, dove la procura ha impugnato 33 atti di nascita, imponendo la procedura di adozione alle madri non biologiche. I partiti dell'attuale maggioranza, ma non solo, invocano spesso i valori cristiani per evitare un avanzamento. A questo proposito Mattia ha le idee chiare: "Trovo rivoltante sfruttare la religione cattolica per non andare avanti con una legislazione che garantisca equità di diritti e di opportunità ai cittadini. È fondamentale scindere sempre la religione dalla legge dello Stato". A proposito dei capi dei partiti al governo esclama: "Visti i loro comportamenti e le loro situazione familiari è un paradosso che si presentino come i difensori della famiglia tradizionale!".

In lista per adottare

Pochi mesi dopo il matrimonio Mattia e Martin hanno deciso di avviare la procedura di adozione di un figlio. Nel maggio del 2023 sono entrati nella lista d'attesa ufficiale per diventare genitori di un bambino. Ma potrebbero arrivarne anche due. In attesa di questo momento hanno già acquistato una casa più grande. La tempistica rimane vaga, dato che al momento sono decimi e la situazione può mutare da un momento all'altro. Una cosa però è sicura. "Quando il bambino o la bambina sarà con noi vogliamo che il battessimo avvenga in Italia. Visto che ci siamo sposati in Belgio, ci teniamo al fatto che un altro momento importante della nostra vita avvenga invece nel Paese di Mattia", precisa Martin. "In Belgio ci sentiamo più tutelati perché è ammesso al 100% adottare figli per le coppie omosessuali, quindi con questo percorso saremo entrambi ugualmente padri. Abbiamo deciso di sfruttare una possibilità ammessa dallo Stato belga, senza che ci siano zone grigie, come nel caso della 'gestazione per altri', che anche qui è vietata, ma molti decidono di praticare. Anche per ragioni etiche abbiamo deciso di non ricorrere ad una persona terza per avere bambini, ma non giudichiamo chi decide di ricorrere alla gestazione per altri. Sono scelte personali", aggiunge Mattia. A casa sfoglio l'album digitale delle nozze di quel 29 giugno. La fotografa di quell'incredibile giornata ero io. Dal rito in comune a quello in chiesa, fino alla festa, dove la drag-queen LaDiva Live è riuscita a far ballare indistintamente tutti, passando da Edith Piaf a Cher. Ripenso allora all'ultima cosa che mi ha detto Martin prima di chiudere l'intervista: "Bisogna sempre osare per ottenere ciò che si desidera".  

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