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Domenica, 21 Aprile 2024
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"Non è un paese per ragazze". Tra stereotipi maschilisti, mancanza di modelli e paura della discriminazione

Questo è quanto è emerso dal dossier indifesa 2022 di Terre des Hommes che ha intervistato 2000 ragazze tra i 14 e i 26 anni. Ne abbiamo parlato con Paolo Ferrara, direttore generale di Terre des Hommes: "I giovani non sempre trovano negli adulti di riferimento dei buoni ascoltatori"

“Quali sono le sue aspettative? Dove si vede tra cinque anni?”. “Vorrei fare carriera e vorrei che il mio lavoro fosse valorizzato se lo merita. Tra cinque anni? Vorrei poter affermare di non essere mai stata discriminata in quanto donna e di non aver mai subito violenze”. Un colloquio di lavoro strano - e ovviamente di fantasia - che a una prima lettura può sembrare esagerato e che invece riassume quanto è emerso dai dati raccolti dall’Osservatorio indifesa di Terre des Hommes (campagna di sensibilizzazione che ha come fulcro la promozione dei diritti delle bambine nel mondo tramite interventi mirati a rompere il ciclo della povertà e offrire migliori opportunità di vita a migliaia di bambine e ragazze nel mondo) e OneDay Group. 2000 ragazze tra i 14 e i 26 anni hanno risposto alle domande che indagavano su discriminazione, violenza di genere, lavoro, carriera, famiglia, istruzione. Il quadro che emerge non è rassicurante.

La paura della violenza e la mancanza di riferimenti

Per le future lavoratrici il posto di lavoro “è il luogo in cui si assiste a più discriminazione o violenza di genere” (al primo posto superando sia il web sia i mass media). Il 53,96%, ritiene che le scelte riguardo agli studi futuri o alla carriera lavorativa, le ambizioni e le passioni siano limitate dagli stereotipi e retaggi maschilisti e il 20% ha dichiarato di non avere alcun modello di riferimento a cui ispirarsi. Tre dati che sottolineano da una parte la totale disillusione verso il mondo del lavoro e dall’altra la mancanza dei famosi ‘grandi sogni’. 

Per il 30% delle intervistate il principale modello è la mamma. Nulla di sbagliato anzi, ma in sostanza una su due non ha un punto di riferimento esterno alla famiglia a cui riferirsi per progettare il proprio futuro. Questa mancanza non aiuta le giovani Neet (Not in education, employment or training, ovvero i giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano), che in Italia sono il 25%. Il dossier indifesa 2022 di Terre des Hommes mostra che a incidere su questo stallo sociale e lavorativo sono le “pressioni sociali che tendono a dare una maggiore importanza al ruolo delle donne all’interno della famiglia; dall’altro da un mercato del lavoro che privilegia l’assunzione di giovani uomini rispetto alle giovani donne, e rende difficile conciliare l’attività lavorativa con la cura dei figli”.

Lavori Stem e educazione finanziaria

Se le donne rappresentano circa il 60% dei laureati in Italia, la loro presenza all’interno dei corsi di laurea Stem (Science, Technology, Engineering e Mathematics) è più ridotta come anche l’occupazione. Secondo AlmaLaurea, dati riferiti al 2022, le donne “che scelgono questi corsi di laurea sono comunque più svantaggiate (in termini occupazionali e retributivi) rispetto alla componente maschile anche se, a cinque anni dal conseguimento del titolo, si rileva una maggiore coerenza tra titolo conseguito e lavoro svolto”.  A questo dato è direttamente collegato anche l’enorme divario che separa uomini e donne in termini di educazione finanziaria (gestire un conto corrente o calcolare il tasso di interesse di un prestito a capire un investimento finanziario).

Ad aggiungersi a un’idea di futuro disillusa c’è una visione del presente davvero poco rassicurante: il 47,78% delle giovani ha dichiarato di aver assistito a una violenza fisica e il 17,39% ha paura di subirne una. Sette su dieci hanno assistito a episodi di violenza psicologica e il 19,72% delle intervistate ha paura di diventarne vittima.  Da non sottovalutare il terrore della solitudine e dell’isolamento sociale (23,14%), e del bullismo (17,90%). 

Infine, per l’82,90% delle ragazze il web non è un ambiente sano e sicuro. Dato che purtroppo non sorprende: secondo la VI rilevazione 2022 del Sistema di Sorveglianza HBSC Italia il 16,9% delle ragazze e il 10,3% dei ragazzi utilizza i social in modo problematico, percentuale che supera il 20% tra le ragazze di 15 anni. Questi dati fanno riferimento all’indagine svolta nel 2022 dall’Istituto Superiore di Sanità insieme alle Università di Torino, Padova e Siena, con il supporto del Ministero della Salute, la collaborazione del Ministero dell’Istruzione e del Merito e di tutte le Regioni e Aziende Sanitarie Locali, in cui è stato intervistato un campione rappresentativo in tutte le Regioni di giovani di 11, 13, 15 e, per la prima volta quest’anno, di 17 anni. Per un totale di oltre 89.000 ragazzi e ragazze.

Abbiamo parlato con Paolo Ferrara, direttore generale di Terre des Hommes, del risultato del dossier di InDifesa cercando di analizzare e trovare possibili soluzioni a una disillusione così importante verso il mondo del lavoro e non solo.

Dai dati raccolti emerge che il 20% delle giovani donne non hanno dei modelli di riferimento. Sulla mancanza di modelli esterni all'ambiente familiare cosa influisce secondo lei? L'uso di internet e dei social con fini prevalentemente di intrattenimento da parte dei giovani? La difficoltà di creare contenuti che riescano a incuriosire i giovani? Che idea si è fatto?

"In 12 anni di campagna indifesa abbiamo visto e raccontato i molti passi avanti che sono stati fatti per ridurre il gender gap e il tanto lavoro che ancora dobbiamo fare. Anche le ragazze che hanno partecipato all’Osservatorio indifesa ne sono consapevoli. Il 66% tra loro ce lo ha ribadito. Tuttavia, hanno ancora difficoltà a individuare dei modelli femminili di riferimento. Per colmare questo vuoto noi di Terre des Hommes crediamo che sia necessario un impegno trasversale
che certamente parta dalla scuola, ma pervada anche il mondo dello sport, le amministrazioni locali affinché adottino una memorialistica femminile, il mondo universitario, i mass media, dove ancora oggi, troppo spesso, vediamo una comunicazione fatta di vecchi modelli patriarcali.

Certamente i social media hanno un ruolo fondamentale, sono la nuova piazza dove far sentire la propria voce, nel bene e nel male però. Sono tante le attiviste e le realtà che proprio sui social trovano il loro spazio per proporre e proporsi come modelli di inclusività. Tuttavia, i social diventano anche un forte elemento di pressione per le ragazze, specialmente le più giovani, a conformarsi a determinati modelli di bellezza. In una ricerca della City University of London condotta su un campione di 175 ragazze di età compresa tra i 18 e i 30 anni, il 90% ha dichiarato di utilizzare un filtro o di editare una propria foto prima di pubblicarla attraverso filtri e photo editing. Insomma, il rischio è che siano proprio i social a propagare modelli negativi e causare anche gravi conseguenze psicologiche sulle ragazze, specialmente le più giovani".

Parlando ancora dei modelli, il 30% ha affermato di avere la madre come modello di riferimento. Questo influenza, come ha sottolineato anche AlmaLaurea, la scelta del percorso di studi. Dall'esperienza di campagna InDifesa, che mira anche a creare maggiore consapevolezza nelle giovani, cosa consiglierebbe ai genitori per cercare di stimolare le proprie figlie?

"Il dato più significativo che emerge dall’Osservatorio secondo me è che i ragazzi e le ragazze vogliono essere ascoltati. Non gli mancano le idee, le proposte e la consapevolezza sui loro diritti, tuttavia non sempre trovano negli adulti di riferimento dei buoni ascoltatori. Questo ci suggerisce la nostra esperienza: dare loro lo spazio che meritano per conoscere, approfondire, confrontarsi tra pari e seguire le proprie passioni. Lo stesso Osservatorio è un esempio di come i più giovani non perdano occasione di esprimere le proprie opinioni.

Un altro esempio positivo è Network Indifesa, la rete di Ambassador e webradio che coinvolge ragazze e ragazzi di tutta Italia, che proprio attraverso lo strumento della radio e dei podcast hanno la possibilità di mettersi in gioco, sensibilizzare i propri coetanei e diventare protagonisti".

Le discipline Stem sono da sempre oggetto di dibattito sociale e politico perché il gap tra uomini e donne che le sceglie è evidente. La non scelta di queste materie è legata al loro sentirsi limitate e dai retaggi maschilisti che ancora sono legati ad alcuni mestieri. Come si crea una società più equa e inclusiva? 

"Anche in questo caso, forse mi ripeto, ma la presenza di modelli è fondamentale per potersi immaginare in un modo diverso, e di conseguenza saper fare delle scelte che altrimenti non si prenderebbero neanche in considerazione. Il percorso fatto insieme a Junior Achievement Italia con #IoGiocoAllaPari palestra di diritti e competenze, è un altro esempio positivo che ha riscontrato forte interesse tra le ragazze, ma anche tra i ragazzi, che vi hanno partecipato. Un percorso di empowerment generazionale e parità di genere. Il progetto ha unito la consapevolezza dei diritti con quella delle competenze grazie a un percorso di formazione innovativo e basato sul role modeling, attraverso la voce di 15 Dream Coach, esperte e professioniste, le cui voci sono di riferimento nei rispettivi settori di attività".

Nel 2021 suscitò non poco scalpore il discorso di tre neolaureate alla Normale di Pisa che sottolinearono anche la passività dell'istituzione universitaria e chiesero che venisse prestata maggiore attenzione durante le ammissioni quando la commissione si trova "a far entrare un numero sproporzionato tra ragazzi e ragazze". L'Università dovrebbe avere un ruolo attivo nell'attrarre le studentesse nelle materie stem, in cosa, se lo ritiene, è carente l'università italiana in questo senso?

"Sì, anche in questo caso le Università stanno lavorando molto per colmare il gender gap, ma c’è ancora tanto lavoro da fare e vorrei ricordare che le discipline STEM sono anche quelle con migliori sbocchi lavorativi (a cinque anni dalla laurea il 99% dei laureati trova lavoro, i contratti sono generalmente contratti stabili e la retribuzione è generalmente elevata). A maggior ragione non è giusto allora che le ragazze si precludano buone prospettive lavorative, per stereotipi che sono ancora difficili da sconfiggere. Vale la pena anche ricordare che una migliore occupazione femminile (più alta e di qualità) sarebbe un vantaggio per tutta la società. Per l’Unione europea chiudere il gender gap nell’ambito STEM potrebbe portare alla creazione di 1,2 milioni di posti di lavoro più entro il 2050. Un impatto positivo anche sul Pil pro-capite dell’Unione che potrebbe crescere tra il 2,2% e il 3% entro il 2050".

L'educazione finanziaria è ancora molto sottovalutata, questo cosa implica? A Milano, nello spazio di Indifesa, quante sono le donne che partecipano ai vostri corsi di educazione finanziaria? Quali sono le difficoltà maggiori che trovano le donne in campo finanziario?

"Nei sondaggi fatti dal nostro partner Global Thinking Foundation nel secondo semestre 2020 (su un campione di 1.000 donne in Italia) il 37% delle giovani nella fascia d’età 18-35 anni non ha idea di cosa sia una carta di credito revolving e il 19,7% pensa che non vi pagherà alcun interesse a debito. Il 47% non ha chiara la differenza di rischio tra l’acquisto di un’azione e quello di un’obbligazione mentre è confortante che il 75,8% abbia conoscenza di cosa è la previdenza complementare. Anche se poi non ne valuta l’urgenza, tanto che oltre l’80% delle intervistate afferma di tenere i soldi sul conto corrente o “al sicuro” e solo il 17% si sente sicura di fare investimenti in prodotti finanziari.

La mancanza di alfabetizzazione finanziaria impedisce alle persone di prendere decisioni appropriate in campo economico e le porta a commettere errori di valutazione che possono avere conseguenze anche ad anni di distanza. Non solo, quando le donne sono a rischio di subire violenza domestica l’emancipazione finanziaria è un passaggio fondamentale per separarsi da relazioni abusanti. Per questi motivi proprio con Global Thinking Foundation offriamo corsi di educazione finanziaria nello
spazio indifesa di Milano, oltre ai tanti altri servizi a disposizione di donne, bambini e famiglie vulnerabili del quartiere Gallaratese di Milano. Nel 2022 abbiamo avuto 23 partecipanti".

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