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Domenica, 19 Maggio 2024
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Crisi dopo lo stop al Superbonus: "Mi fidavo del governo, ora rischio di perdere i soldi"

La storia arriva da Roma, dove un lettore di Today ha deciso di raccontarci tutti i problemi che gli sono piombati addosso dopo la decisione del governo

La politica ha un peso nella vita dei cittadini che, guardando con attenzione alle manovre dei governi, si muovono nella vita di tutti i giorni, ricercando una condizione migliore per sé e la propria famiglia. Per questo, di fronte alla prima scelta presa dal governo Meloni di rinnovare la legge sul Superbonus 110%, sembrava fatta per chi, fino a marzo, volesse avviare dei lavori in casa. Poi la retromarcia dell'esecutivo ha cambiato tutto. È bastata una conferenza stampa in cui il ministro all'Economia Giancarlo Giorgetti annunciava il dietrofront per mettere nei guai gli italiani alle prese con le ristrutturazioni in casa.

"Governo vile sul superbonus, in piazza contro l’inversione a U di Meloni"

Ne è un esempio la storia di un uomo di 40 anni di Roma, che ha scritto a Today per raccontare la sua esperienza. Antonio (nome di fantasia) ha  puntato sulla decisione politica iniziale di portare avanti il sistema di agevolazione con cui imprese e cittadini potevano ristrutturare case e palazzi. Mai si sarebbe aspettato che la premier Meloni potesse tradire la sua stessa scelta di prorogare il superbonus. Così Antonio ha pensato di ristrutturare casa con serenità. "Mi sono fidato di quello che aveva detto il governo di Giorgia Meloni e ora rischio di perdere almeno 13mila euro" racconta proprio a Today.

La storia di Antonio 

Già, perché lui a dicembre si è affidato a una grande azienda del settore. Ha preso appuntamento il 9 gennaio scorso, giorno successivo all'annuncio della proroga della cessione del credito (e quindi del 50% diretto in fattura) al 28 febbraio 2023. Dunque c'era tempo per chi, come lui, voleva ristrutturare casa. Dopo tutte le garanzie ricevute, ha firmato il contratto; ha scelto tutti i materiali. Ma soprattutto, insieme all'architetto, ha elaborato il progetto con una serie di lavori, fra cui lo spostamento del bagno, che gli davano diritto alla "Cila", cioè quel documento utile per ottenere lo sconto diretto in fattura del 50% del credito. Alla fine Antonio ha predisposto tutti gli ultimi documenti.

"Mi mancava qualche documento da presentare al Comune e dentro di me mi sono detto: ormai è fatta - continua Antonio - Mi ritenevo dentro a una botte di ferro anche perché il governo avrebbe potuto stoppare tale agevolazione al 31 dicembre, quando era previsto che scadesse. E invece la conferenza di Giorgetti la sera stessa in cui ho effettuato tutti i bonifici è stata una doccia gelata".

Stop al superbonus 110% e stop alla cessione del credito. "Ora mi ritrovo con contratto di appalto firmato sulla base di tale agevolazione, - continua a raccontare il 40enne di Roma - oltre 13mila euro già versati sull'unghia alla ditta, Cila non presentata per pochi giorni e la ditta che mi comunica a malincuore che, non avendo presentato la Cila, a me non spetta lo sconto diretto in fattura". 

Infatti Antonio, alla notizia del blocco dell’agevolazione e la reazione del Movimento 5 Stelle pronto a scendere in piazza, ha chiesto conto di cosa lo aspettasse alla ditta incaricata dei lavori, la quale ha risposto via mail: "Purtroppo la legge coinvolge tutti i soggetti che non hanno pratica edilizia presentata entro il 16 febbraio. […] L’azienda si riunirà per trovare una soluzione per voi clienti che rientrate in questa casistica e per non arrecarvi problematiche". 

Dunque se all'inizio Antonio si era fatto i conti per pagare il lavoro 13mila euro e "scaricare" gli altri 13mila attraverso il meccanismo della cessione del credito, adesso rischia di ritrovarsi a scegliere: o spendere il doppio di quanto sperava o lasciare il lavoro a metà. "Questa settimana qui avrei dovuto avere Cila, mancava pochissimo, poi se ne sono usciti con lo stop alla proroga. Mi ero fidato del governo e ora rischio di perdere 13mila euro. Bastava farlo andare in scadenza naturale quando tutti sapevano che non sarebbe andato oltre. No. Hanno dovuto decurtarlo di dieci giorni. Ma perché? Questa cosa per me è assurda" ha concluso il lettore. 


 

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