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Giovedì, 18 Aprile 2024
Salute negata / Torino

Tumore ai polmoni e bronchite cronica, ottiene una visita per fine 2024: "Spero di esserci ancora"

La storia di una donna di 77 anni e delle liste d'attesa insostenibili: "Avessi i soldi, non sarei qui a raccontare questa spiacevole situazione"

Una diagnosi di tumore polmonare ma anche una bronchite cronica ostruttiva e la visita di controllo con lo specialista fissata a giugno 2024. Non per scelta, ma perché è la prima data libera. La storia è quella di Maria Lombardo, combattiva torinese di 77 anni che non si arrende. Racconta alla stampa locale quanto sta vivendo con amara ironia: "La visita di controllo con uno pneumologo? La prima disponibile è a giugno 2024. Speriamo di esserci ancora".

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Secondo le stime dell'Associazione italiana registri tumori, il tumore del polmone è una delle prime cause di morte nei Paesi industrializzati, Italia compresa. In particolare, nel nostro Paese, questa neoplasia è la prima causa di morte per tumore negli uomini e la seconda nelle donne. Maria per la visita di controllo della sua bronchite dovrà attendere il mese di giugno 2024. Siamo a marzo 2023. Significa oltre un anno. Questo perché non ricorre alla sanità privata. "Se avessi i soldi, potrei farmi visitare anche domani. Ma come siamo ridotti?", dice la signora Maria a La Stampa.  

Maria da dieci è seguita dalla sanità pubblica per una bronchite cronica ostruttiva. La visita di routine era prevista a giugno 2022 ma l'ha saltata perché è stata ricoverata e operata per un tumore al polmone. "Non potevo di certo presentarmi dal medico. Mi sono preoccupata di curare ciò che mi sembrava più grave. Al resto, lì per lì, non ci ho più pensato. Poi ero in ospedale, ero monitorata". I problemi legati alla sua bronchite cronica non sono passati. L'oncologo le ha suggerito di proseguire nel percorso con lo pneumologo. Tumore e bronchite sono cose diverse e richiedono specialisti diversi. "Per me, spostarmi non è una cosa semplice o da poco. Tra il tumore e la fatica a respirare, mi stanco molto. Basta nulla e le gambe non mi tengono. Però, faccio quello che devo per curarmi", spiega Maria che nonostante le difficoltà il 10 marzo è andata all'ufficio apposito per prenotare la visita. La risposta è stata, appunto, giugno 2024. "Mi sono sentita inerme, umiliata e considerata una 'cosa', non una persona. Avessi i soldi, potessi pagare, avrei un monitoraggio tempestivo. Le ho tentate tutte. A un certo punto ho anche chiesto alla mia interlocutrice di immaginare che fossi sua madre, una sua parente. Le ho chiesto cos’avrebbe fatto, come avrebbe agito. Non è servito a nulla. Non ho scalfito nessuno". 

Quello di Maria è un problema comune a molti, troppi pazienti. "Non ce l’ho - dice - con il presidio di Lungo Dora Savona. Fanno il loro lavoro e se le regole sono quelle, non posso di certo fare eccezioni. Ogni volta. Vorrei che fosse chiaro. Però ce l’ho con la sanità pubblica. Avessi i soldi, non sarei qui a raccontare questa spiacevole situazione".

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