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Domenica, 19 Maggio 2024
L'impresa / Firenze

Ecco "Valenx", la nuova lingua creata da un 16enne fiorentino

L'impresa di Giulio Ferrarese, che frequenta il terzo anno del liceo scientifico: "Mi piace studiare le lingue e mi sembrava il migliore dei modi per mettere insieme gli studi fatti"

Creare una nuova lingua in poco più di un mese e mezzo. E a 16 anni. È l'impresa di Giulio Ferrarese, studente del terzo anno del liceo scientifico Gobetti-Volta di Bagno a Ripoli. Grande appassionato di glossopoiesi – l'arte di creare lingue artificiali sviluppandone fonologia, vocabolario e grammatica – ha creato il Valenx, il cui significato sta per “lingua dei libri”. Sulla falsariga di glottoteti come John Ronald Reuel Tolkien, l'autore del Signore degli Anelli o Marc Okrand, inventore del Klingon di Star Trek, Ferrarese iscrive quindi il suo nome tra i creatori di lingue artificiali, magari destinate a essere ricordate in futuro come le celebri appena menzionate. La lingua, completa di grammatica, fonologia e un vocabolario di tremila parole è raccolta in un volume in vendita su Amazon. Il titolo, naturalmente, è "Valenx, una nuova lingua".
 
Com'è nata l'idea?

“Per divertimento. Mi piace studiare le lingue e mi sembrava il migliore dei modi per mettere insieme gli studi che ho fatto fino a ora. Ho iniziato a creare la grammatica poco più di un mese e mezzo fa. Poi mi sono messo a fare il vocabolario e di conseguenza, passo passo, ho modificato la grammatica per adattarla”. 

Assomiglia a qualche lingua conosciuta?
“È pensata per essere una lingua molto razionale. Per struttura della frase e delle relative è simile al giapponese mentre per i sostantivi ricorda il sanscrito e il latino. I verbi sono ispirati a un'altra lingua artificiale, il Klingon”.

Appassionato di Star Trek?
“Mi ero appassionato al Signore degli Anelli e a Star Trek per l'idea di una società basata sulla lingua scritta. Tecnicamente questa è una lingua che si può parlare ma è pensata più per essere scritta”.

Quindi una lingua da... libro
“Beh potrebbe essere usata per un racconto, perché no. Sarebbe una bella cosa”. 

E com'è il suo suono?
“Come suono è abbastanza dolce. Ci sono alcune vocali e consonanti di ispirazione esotica. La sua fonetica ricorda un mix tra giapponese e consonanti semitiche. Diciamo che è una lingua per appassionati di lingue artificiali”.

Il libro sarà presentato a Firenze?
“Al momento non sono in ballo presentazioni. Se poi ci saranno, ben vengano”.

Il tuo sogno qual è?
“Da grande vorrei fare il fisico e andare a studiare all'estero, magari in Inghilterra. Mi piacerebbe restare nel campo della ricerca. Mi appassiona molto la Teoria delle Stringhe”. 

Nessuna nuova lingua in vista?
“In realtà pensavo di inventarne un'altra la prossima estate. Stavolta però sarà piuttosto diversa. Penso di basarmi di più sulle lingue semitiche”. 

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