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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
Storie Palermo

La lettera: "Visita dall'andrologo, nel 2021 ancora un tabù per noi uomini"

La testimonianza del lettore Paolo: "Per difendere una presunta mascolinità ci sono tante persone che si negano un utile strumento di prevenzione"

Riceviamo sempre più spesso mail di lettrici e lettori che vogliono condividere le loro storie, riflessioni ed esperienze. Nelle storie di questi lettori si riflettono tematiche  che sono anche all'attenzione del dibattito pubblico come l'identità di genere, la condizione della donna, le nuove forme di bullismo nell'ambiente digitale, le nuove opportunità di definizione del sé e degli stili di vita. Da queste lettere emerge il fatto che nessuno è solo: l'esperienza di chi ci scrive è quella quotidiana di moltissimi altri. 

Per condividere la vostra esperienza potete scriverci a lettere@today.it Le storie selezionate dalla redazione verranno pubblicate.

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"Buongiorno a tutti, mi chiamo Paolo, ho 43 anni e sono di Palermo. Vorrei parlare di un argomento considerato troppo spesso tabù tra noi 'maschietti', ovvero la visita dall'andrologo. La mia famiglia mi ha educato fin da ragazzo a effettuare visite periodiche di controllo, esattamente come le donne vanno dal ginecologo. Lo ammetto e l'ho sempre ammesso con naturalezza, ma mentre le donne ne parlano tranquillamente, tra gli uomini la visita andrologica è ancora considerata stupidamente un argomento da evitare, o che addirittura scatena una marea di pregiudizi.

Raccontandolo ai miei amici maschi, infatti, non vi dico quando ero più giovane (ma a volte anche adesso) i sorrisetti, le battute, i commenti. La prima reazione era: 'Ma perché ci vai, hai qualche problema?' seguita da incredulità se ammettevo di non averne di particolari, ma di andarci per controllo. Credo abbiano pensato varie volte che nascondevo qualche segreto come l'impotenza, invece ho sempre fatto sesso regolarmente e senza problemi. 

Penso, e mi viene da sorridere, che molto sia dettato dai pregiudizi legati da un certo tipo di esame, ovvero l'esplorazione rettale della prostata, perché non sia mai che a un 'masculo' un altro uomo si permetta di fare certe cose. E se te lo fai fare, vuol dire che tutto sommato ti piace. Per non parlare dello spauracchio delle eventuali erezioni, fattore, se e quando accade, del tutto 'meccanico', ma vai a spiegarlo. So di un amico che si è offeso con la fidanzata che gli ha chiesto di andare dall'andrologo per un controllo, come per dire: "Non ne ho bisogno, cosa mi fai fare".

Sono stato cresciuto in una famiglia prevalentemente femminile (mio padre purtroppo è mancato quando ero piccolo) in cui si è sempre parlato apertamente di determinate cose: le visite ginecologiche di mia madre e mia sorella, ad esempio, ma anche il fastidio del ciclo, il dolore del parto, insomma tutte cose magari non piacevoli ma naturali, e dunque non vedo proprio perché noi uomini dovremmo lamentarci così tanto dell'esplorazione rettale che non sarà il massimo della vita ma è davvero banale. C'è ben di peggio.

Non entro nei dettagli, ma c'è anche una certa ipocrisia: ho conosciuto uomini che di fronte all'idea dell'andrologo impallidiscono e negano con forza di doverci andare o di esserci stati, sempre per motivi legati alla presunta mascolinità, ma poi si scopre che da soli o con i partner si concedono qualsiasi pratica, comprese quelle da cui sembrano tanto inorriditi. Niente da dire su quest'ultima parte, davvero, ognuno a letto è libero di fare quello che vuole, anzi, non ci trovo niente di male. Ma quello che mi fa sorridere (o forse no) è che per difendere una presunta e ridicola mascolinità ci siano tante persone che, per puro pregiudizio, si negano un utile strumento di prevenzione.

Penso che il livello di civilità di una società dipenda anche da questo: smetterla di ridere e fare battutine se si tratta di prevenzione maschile, e iniziare ad ascoltare i medici".

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