Skate-Aid costruisce skatepark per bambini in comunità svantaggiate: l'ultimo in Siria per 400 bimbi

"La filosofia è semplice: alzati e riprova. È una forma straordinaria di sviluppo personale”

Credits Fb@Skate-Aid

“Lo skateboarding è la mia vita da quando avevo otto anni.” Così inizia a raccontare a The Guardian Gabriel, che da bambino, prima ancora di riuscire a starci in piedi, stava accovacciato sulla tavola di suo cugino e si buttava giù per le colline di Cáceres, la sua città natale in Spagna. 

Arrivato all'università sente parlare di Skate-Aid, un'organizzazione che costruisce skatepark per bambini in comunità svantaggiate. “Ho sempre voluto avere un impatto positivo sul mondo, e se c'era un modo per farlo attraverso lo skateboard, allora io ci dovevo provare” confida Gabriel, che inizia subito a collaborare con questa organizzazione no profit che opera in diverse parti del mondo.

Così in Ruanda e Kenya lavora con orfani e bambini provenienti da ambienti molto poveri. In Namibia insegna ai bambini ipovedenti. “Parte del motivo per cui lo skate fa bene psicologicamente ai bambini è che è una sfida. Se vuoi imparare una nuova manovra devi esercitarti e se perseveri, ci arriverai. La filosofia è semplice: alzati e riprova. È una forma straordinaria di sviluppo personale”.

Gabriel Roma Santos riceve una chiamata all'inizio del 2019: gli comunicano che il prossimo progetto sarebbe stato in Siria, e la cosa lo preoccupa non poco. Era già stato in Africa e un po' d’abitudine a vedere soldati armati se l’era fatta, ma la Siria era un’altra cosa.

La destinazione era Qudsaya, una città 7 km a ovest di Damasco, controllata dai ribelli fino al 2016, con profonde ferite lasciate dai combattimenti: strade solcate da crepe e case crivellate da fori di proiettili in cui gli uccelli avevano costruito nidi.

“Sono stato subito toccato dalla generosità della gente” prosegue Gabriel “l'area in cui stavamo costruendo lo skatepark era stata in gran parte distrutta, ad eccezione di una piccola struttura in cemento dove viveva una famiglia di cinque persone. Erano dovuti fuggire dalla loro casa nel nord. La madre era così accogliente, portandoci tè e caffè ogni mattina prima ancora di sapere perché eravamo lì.”

Il gruppo di Skate-Aid costruisce la struttura in 28 giorni, attorniata dallo stupore della gente che all'inizio non capiva cosa stessero costruendo; in effetti quello sarebbe stato il primo skatepark della Siria. Ma una volta mostrati i video degli altri progetti, la gente iniziò ad aiutare.

“Ci sono stati momenti che non dimenticherò mai” racconta Gabriel “Una notte fui svegliato da un'enorme esplosione e mi dissero che c'era stato un attacco missilistico su una base militare a 50 km di distanza. In quelle situazioni hai paura per la tua vita, ma poi guardi i bambini e ti rendi conto che questo è ciò cheaffrontano ogni giorno”.

Appena finito il bowl - la pista a forma di conca con le pareti a pendenza variabile – Gabriel prende i ragazzini e li mette sulla tavola uno ad uno: erano affascinati dalla sensazione di scivolare via come volando. Uno in particolare, pur non avendo ovviamente mai fatto skate prima, riesce nel giro di una settimana a lanciarsi dal bordo del bowl. Di solito ci vogliono mesi. “Siamo rimasti per due mesi prima di passare la mano ai volontari locali.” Conclude Gabriel  “Mi tengo in contatto con i ragazzi su Facebook e mi inviano i video con i trick che hanno imparato. Quando siamo partiti, c'erano 400 bambini coinvolti, che andavano al parco ogni giorno. Sono stato davvero in tanti paesi, ma la Siria per me è stata speciale. Ho fatto amicizia con tante persone anche solo comunicando a gesti. Tornerò appena posso".

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