Domenica, 17 Ottobre 2021
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La app anti coronavirus? Funzionerà solo se adottata dal 60% degli italiani

Il garante privacy, così come la protezione civile, lanciano fin da oggi un appello affinché gli italiani scarichino la nuova applicazione che consente il tracciamento dei contatti. Ecco come funziona

Per sconfiggere il coronavirus manca ancora una cura certa, ma in attesa del vaccino serve riaprire il Paese dopo un lockdown non più economicamente sostenibile. Per questo occorre riorganizzare la vita quotidiana per prevenire l'insorgere di nuovi focolai. Per interrompre la catena dei contagi si punta sulla nuova app scelta dal governo, ma non solo.

"La app è un tassello importante ma da sola non basta. Ne servono altri due: i test estensivi e la gestione territoriale sanitaria, che prenda in carico le persone senza ospedalizzarle. Gli ospedali e la terapia intensiva devono essere l'ultima ratio". Lo spiega al Corriere della Sera Luca Foresti del Centro medico Santagostino, ideatore dell'app di tracciamento Immuni progettata assieme a Bending Spoons (e poi Jakala, GeoUniq e l'avvocato Giuseppe Vaciago).

Ieri la società di software ha firmato il contratto con cui concede gratis il codice allo Stato e Foresti descrive il funzionamento della applicazione.  L'obiettivo deve essere tenere basso il tasso di trasmissione del virus. Più persone la usano, più è efficace. Va considerato che il 20% degli italiani, per lo più anziani, non ha uno smartphone. E neppure i bimbi''.

La app non chiede nome, cognome né numero di telefono e ha una tecnologia pensata con gli esperti di privacy per evitare abusi.

In merito ai dati che raccoglie l'applicazione e la posizione di chi la usa Foresti precisa: ''Questo dovrà deciderlo il governo. Immuni può usare due strumenti: uno è il low energy bluetooth, che permette di rilevare le persone nelle vicinanze (e che hanno a loro volta la app). Poi c'e il Gps, che invece consente di georeferenziare il telefono, cioè di vedere i suoi spostamenti nello spazio: il governo deve decidere se usare anche questo ma entrambi raccolgono dati in modo anonimo''.

E su dove finiscono i dati e su chi può vederli chiarisce: ''Anche questo deve deciderlo il governo. Possono essere conservati solo sul telefono oppure su server che sceglieranno le istituzioni. E una decisione che tocca alla politica. Si possono far arrivare ai medici, aiutati da un call center professionale che come in Corea del Sud chiami le persone che devono mettersi in quarantena o fare il tampone''. ''Oppure - spiega Foresti - ai sindaci, alle Regioni, fino alle istituzioni centrali: la task force di Vittorio Colao, l'Istituto superiore di sanità, il ministero della Salute... I soggetti possibili sono molti, ma non sta a noi sceglierli''.

Le linee guida in merito alla riservatezza erano state redatte dal garante privacy. Lo ricorda il presidente dell'authority Antonello Soro in un'intervista al quotidiano La Repubblica precisando che "le regole fissate dall'Europa per il tracciamento: no alla geolocalizzazione, sì alla tecnologia bluetooth, anonimato e volontarietà".

Ma il sistema funziona solo se verrà adottato da almeno il 60% degli italiani. "Bisogna far capire che il diritto alla salute è un interesse collettivo - spiega Soro - solo se lo perseguiamo tutti, in modo solidale, riusciremo a centrare l'obiettivo. Da qui anonimato e volontarietà come principi cardine".

"Il sistema di tracciamento con la pseudonimizzazione dei dati identificativi funziona così: ogni 15 minuti il bluetooth rilascia un codice alfanumerico. Questa sequenza di codici resta immagazzinata su ogni singolo telefonino. Viene decodificata solo quando si individua un positivo e allora occorre ricostruire la catena epidemiologica dei suoi contatti. Lo scopo del tracciamento coincide con l'esigenza di sottoporre ad accertamenti quanti siano entrati in contatto con un soggetto positivo o, comunque, di adottare le misure utili a prevenire il contagio".

Preoccupa tuttavia il fatto che tutte le Regioni stanno adottando specifiche app regionali: anche per questo oggi si riunirà una cabina di regia a palazzo Chigi anche per evitare fughe in avanti.

La Regione Lombardia dal 16 aprile sollecita i cittadini a scaricare l'applicazione della Protezione civile locale AllertaLom su cui da qualche settimana si può compilare un questionario sul proprio stato di salute: le domande servono a circoscrivere Comune di residenza, abitudini di vita e lavoro, condizioni mediche generali e specifici sintomi riconducibili al Covid-19. Nelle intenzioni di Palazzo Lombardia servirebbe a individuare eventuali nuovi focolai: i ricercatori e i medici dell’università di Pavia e dell’ospedale San Matteo useranno i dati per tracciare mappe di rischio sul contagio.

Un ulteriore sforzo però andrà fatto se si vogliono riaprire le frontiere, servono standard omogenei per lo scambio di dati tra le autorità sanitarie. Solo restando in Europa la Repubblica Ceca sta adottando una strategia basata sulla raccolta di dati delle celle telefoniche già avviata in fase pilota in tre regioni. Il Regno Unito sta studiando una soluzione con un sistema di allerta a semaforo: disco giallo per allertare del contatto con una persona che si autodiagnostica i sintomi da Covid-19 e li comunica all’app, disco rosso se risulta positivo al test. Insieme al risultato dell’esame arriva un codice da inserire nell’app per lanciare la notifica. A Singapore, uno dei Paesi asiatici considerati tra i più avanzati, la app del governo, Trace together, usa il bluetooth, raccoglie dati sugli altri dispositivi con cui entra in contatto e li archivia sullo smartphone per 21 giorni.

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