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Sabato, 2 Marzo 2024
Il caso / Svizzera

Gli spazzolini da denti "smart" infettati dagli hacker: cosa c'è di vero

Ha fatto il giro del mondo la notizia di una ditta svizzera colpita da un attacco informatico a causa di un malware presente in questi dispositivi. Ma gli esperti nutrono dubbi

La notizia ha fatto il giro del mondo, finendo anche su autorevoli quotidiani internazionali: degli hacker avrebbero infettato milioni di spazzolini da denti "intelligenti" con un malware per sferrare un massiccio attacco informatico contro un'azienda svizzera. La quale ha dovuto mettere offline il proprio sito web.

A riportare per prima la notizia è stato il quotidiano locale Aargauer Zeitung, e sull'attacco hacker non ci sono dubbi: l'azienda è stata effettivamente colpita da quello che in gergo si chiama attacco DDoS (Distributed Denial of Service), che sovraccarica siti web e server con enormi quantità di traffico. Il dubbio degli esperti è che, come riporta l'Aargauer Zeitung sulla base delle dichiarazioni di un responsabile della società di software antivirus Fortinet, per infliggere il colpo gli hacker abbiano usato degli spazzolini da denti intelligenti, ossia connessi a Internet. 

"Ogni dispositivo connesso a Internet è un potenziale bersaglio o può essere utilizzato in modo improprio per un attacco", ha affermato Stefan Züger, responsabile della tecnologia di sistema presso la sede svizzera di Fortinet. Züger ha consigliato ai proprietari di tecnologie intelligenti di adottare misure per proteggersi. "Altrimenti, prima o poi diventerai una vittima o il tuo stesso dispositivo verrà utilizzato in modo improprio per attacchi", ha detto.

Diversi esperti di sicurezza informatica hanno però messo in dubbio che siano stati gli spazzolini il cavallo di Troia degli hacker che hanno preso di mira l'azienda svizzera. Innanzitutto perché la stessa Fortinet non ha reso noto questo tipo di attacco sui suoi canali, cosa che normalmente le aziende del settore fanno quando di messo ci sono i loro software. In secondo luogo, per hackerare gli spazzolini (che sono connessi via Bluetooth e non direttamente a Internet), sarebbe stato necessario inserire il malware alla fonte, ossia infettare tutta la catena di produzione degli spazzolini. Cosa che non sarebbe avvenuta. 

Vero o meno che sia il ruolo degli spazzolini nell'attacco all'azienda svizzera, tutti gli esperti concordano sul fatto che la diffusione sempre più ampia di oggetti della vita quotidiana connessi a Internet (si parla di 17 miliardi di dispositivi nel 2023) comporterà rischi di sicurezza per privati e aziende. 

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