Venerdì, 22 Ottobre 2021
Gianluca Anoè

Opinioni

Gianluca Anoè

Giornalista Today

Se la galassia Zuckerberg incrocia le braccia, si ferma il mondo

Se si fermano Facebook, Instagram e WhatsApp contemporaneamente, il mondo si blocca e resta smarrito. Sembra una frase fatta, ma è davvero così. Il down generale che ieri ha reso inaccessibile l'intera "galassia Zuckerberg", con social e app di messaggistica inutilizzabili per circa 7 ore, è stato il più lungo degli ultimi due anni e mezzo e ha comportato una lunga serie di danni e disservizi da un capo all'altro dell'Equatore, perché non si tratta solo di svago e diversivo, ma anche di lavoro e reti sociali costruttive. Un intero impianto di comunicazione che, volenti o nolenti, si basa almeno in parte sul colosso di Menlo Park e sulle sue controllate.

L'esempio lampante, guardando ai nostri confini nazionali, arriva da Trieste, dove i problemi alla linea WhatsApp di ieri hanno avuto ripercussioni sullo scrutinio elettorale. Nel capoluogo giuliano si eleggeva il nuovo sindaco e la scelta per la trasmissione dei dati è ricaduta sul servizio di messaggistica istantanea per rapidità ed efficienza. Due concetti che non hanno trovato terreno fertile proprio nel giorno in cui tutto l'ecosistema Facebook ha deciso di puntare i piedi e non collaborare. Per carità, il conteggio di schede e voti è continuato, del resto si fa ancora affidamento sulle buone vecchie schede elettorali, ma il trasferimento dei dati dalle sezioni scrutinate, quello sì che ha subito dei rallentamenti importanti.

Un terzo della popolazione mondiale, chi più chi meno, utilizza almeno una delle app controllate da Facebook, il che fa ben comprendere come l'impatto di un blackout totale sia stato di ampia portata. Ci sono Paesi, India su tutti, in cui le creature di Zuckerberg sono sinonimo di internet, tutto gira attorno a Facebook, Instagram e WhatsApp. Pensiamoci: ieri non hanno subito un pesante arresto solo le persone che cercavano un momento di svago o di sfogo, non è stato solo il giorno più buio per i "leoni da tastiera", è stato molto di più, perché gran parte della nostra vita è accentrata su un numero esiguo di app, controllate dalla stessa società, che hanno ricaduta su un universo di altre applicazioni e servizi che utilizziamo quotidianamente, si tratti dello shopping online, dell'accesso alle smart TV o del controllo a distanza di elettrodomestici o termostato di casa. Siamo dipendenti da un'unica realtà che quando si ferma scatena un effetto domino e rischia di lasciare tutti "in braghe di tela".

Del resto il down di Facebook&Co ha deciso di bussare alla porta  in un momento storico in cui gli strascichi della pandemia impongono lo smart working a centinaia di migliaia di persone, che contano proprio sulla comunicazione a distanza per coordinarsi, essere produttivi e mantenere contatto diretto e in tempo reale con colleghi e datori di lavoro. Certo esistono molte piattaforme e servizi alternativi a WhatsApp, ma è proprio l'app di messaggistica "verde" ad essere quella maggiormente sfruttata a livello globale in tempo di lavoro agile.

Pensate di avere un blocco improvviso delle vostre applicazioni di messaggistica e non riuscire più a comunicare. Facile, si dirà: basta continuare su un'altra app o piattaforma. Decidete quindi come comunicare ad un gruppo di lavoro il cambio di piattaforma. Facile, si dirà ancora: scrivo un messaggio sul gruppo Whats...ah, no.

"Siamo consapevoli che alcune persone hanno problemi ad accedere alle nostre app e ai nostri prodotti. Stiamo lavorando per riportare le cose alla normalità il più rapidamente possibile e ci scusiamo per gli eventuali disagi"

La nota ufficiale rilasciata ieri dalla società ha lasciato molti a bocca aperta, non una spiegazione, ma solo un messaggio di scuse. Parafrasando, il messaggio risuona un po' come "Cercate di avere un po' di pazienza, stiamo risolvendo il problema". Peccato che il problema non sia così insignificante come sembra e abbia avuto una notevole ricaduta su molte persone. Sarebbe bastato anche un messaggio con una mezza verità da parte della società, a ben vedere, perché una nota per quanto parziale, a chi ha continuato ad aggiornare pagine web e applicazioni, nella speranza di poter continuare a condurre quella che oggi è parte della vita normale, sarebbe stata opportuna.

Un altro aspetto merita una piccola riflessione, ed è quello della "dieta social". Il digiuno temporaneo dai social network, che è coinciso anche in passato con interruzioni minori dei servizi dei vari Instagram e WhatsApp, viene indicato da molti come una manna provvidenziale, che permette di disintossicarsi per qualche ora dalle dinamiche del web. La domanda è: ne siamo proprio sicuri? È proprio vero che sette ore senza inviare o ricevere messaggi, senza condividere post più o meno utili, senza intrattenere rapporti anche professionali via web sia salutare? Il termometro di questa "dieta" sta nel numero di volte che tra le 17.30 e la mezzanotte di ieri avete aperto WhatsApp, per vedere se l'icona dell'orologio a fianco degli ultimi messaggi inviati si era trasformato in doppia spunta. O nel numero di sms che dopo tanti mesi vi siete malgrado trovati ad inviare e ricevere.

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