Decalogo degli startupper: "Formazione, la regola aurea del successo"

Abbiamo chiesto a Matteo Fago - oggi imprenditore e venture capitalist, già protagonista dell'ascesa di un'azienda italiana - venere.com - di stilare una sorta di decalogo per chi vuole tentare di creare da sè la propria impresa

Come creare una startup? Come avere successo? Prima di tutto occorre capire come non è l’innovazione la caratteristica fondamentale di una startup, ma semmai è il modo attraverso cui la startup ottiene una crescita molto veloce. Lo chiarisce a Today uno che di aziende innovative se ne intende, Matteo Fago, imprenditore e venture capitalist oggi, protagonista dell'ascesa di un'azienda italiana - venere.com - che aveva intuito come fare soldi con internet ancor prima che la rete diventasse il tessuto di relazioni e lavoro di oggi. 

Una startup è un’azienda che crea un nuovo mercato o, in alternativa, che si appropria rapidamente di un mercato già esistente perché soddisfa una domanda nuova. La regola base è una soltanto: "Il prodotto può essere il più bello del mondo ma se la startup non riesce a venderlo e l’azienda non esiste e il prodotto non vale niente".

Un esempio che ha acquisito notorietà è una azienda vietnamita - Biteback - che produce olio di blatta e che è stata una delle star del "Startupbootcamp" in ambito Food e si propone di produrre un olio dalle larve degli insetti che sia una alternativa all'olio di palma. E se l'ambito "insetti" è un trend ormai cosolidato, il mercato potrà a breve essere invaso dalla "farina di grilli" che si propone come alternativa con una vasta gamma di "proteine nobili". 

Esempi certo, assolutamente esotici e se vogliamo discutibili, che tuttavia esprimono in pieno il concetto di "aggressione del mercato" e "innovazione".  

Ma fare startup è un mantra che coinvolge un po' tutti gli ambiti, dall'abbigliamento, all'automotive passando - come visto- dall'area food. Una delle innovazioni in arrivo sarà senza dubbio quella del delivery con i droni, già realtà nei campus universitari. 

"Per fare una startup editoriale è sufficiente aggredire un mercato specialistico, ricavarsi una nicchia ed eccellere. Ad esempio - spiega Fago - in Italia non esiste una rivista dedicata al marketing. Oppure, se una nicchia non esiste, basta crearla".

Più facile a dirsi piuttosto che a farsi, certo, ma proprio per questo sono decine le realtà di "business angel" che aiutano gli inventori del 2018 a portare a compimento le proprie innovazioni. Per questo abbiamo chiesto a Matteo Fago di stilare una sorta di decalogo per chi vuole tentare di creare da sè la propria impresa.

"Prima di tutto per fare impresa occorre una adeguata formazione: scegliamo un percorso classico che dia una formazione di base e che possa accrescere il punto di partenza fondamentare: la capacità critica. Un imprenditore startupper pensa in maniera critica, con una visione a lungo termine".
"Fondamentale - aggiunge - le lingue: in Italia non possiamo ancora dare per assodato un ottimo inglese per tutti, mentre nel mondo si corre alla scoperta e allo studio delle lingue emergenti, cinese innanzitutto".

"Viaggiate: Inghilterra, Africa, Stati Uniti non importa. Viaggare e immergersi in mondi diversi aiuta a sviluppare nuove idee".

"Circondatevi di competenze. I collaboratori di cui ci circondiamo sono fondamentali perché - ricorda Fago - non possiamo fare tutto ma ognuno deve essere competente nel proprio campo".

Come fare soldi con le startup

"Trovare i finanziamenti: realtà come kickstarter sono fondamentali, in Italia ancora di più visto che, a differenza degli Usa, non vengono finanziate ideee ma solo progetti già in avanzato stato di sviluppo. Realtà come Dropbox, per fare un esempio, non sarebbe state possibili in Italia proprio perché il primo round di finanziamenti è arrivato quando era ancora soltanto un disegno su una presentazione di powerpoint ed è stato venduto ancora prima che il prodotto venisse sviluppato.

"Da una storia come questa - spiega Fago - si ricava un isegnamento: uno startupper deve dare all'investitore la proiezione che esista un mercato inesplorato".

Un altro esempio è VVVVID, un portale dedicato al mondo dell'anime, il fumetto di animazione giapponese, che ha raggiunto un milione e mezzo di utenti. "Chi ci avrebbe scommesso" glissa Fago.

Chi è Matteo Fago

Un esempio ancora viene da quella che è stata la storia di Fago come imprenditore: nel febbraio del 1995 fonda Venere.com con tre amici. "All'epoca eravamo parte di un gruppo di ricerca universitaria dell’INFN che si occupava di costruire APE100, il calcolatore all’epoca più veloce del mondo. Nel laboratorio dove lavoravamo c’erano i primi computer che erano collegati ad Internet, una cosa ancora conosciuta da pochissime persone. Capimmo subito le potenzialità di quel mezzo".

Abbiamo pensato a qualcosa che fosse presente in abbondanza in Italia e quindi potesse essere facilmente venduta agli stranieri, americani in particolare, senza la necessità di essere ‘fisicamente’ spedita. Perciò abbiamo deciso: venderemo turismo”.

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E così tre laureati in Fisica e uno studente di Economia e Commercio – Marco Bellacci, Renata Sarno e Gianandrea Strekelj – hanno iniziato a vendere il loro "prodotto" agli albergatori romani. Negli anni 2000 in Venere.com entra il fondo Kiwi 2 di Elserino Piol poi la società passa di mano agli americani di expedia per una cifra di circa 200 milioni di euro. "Nel 1995 eravamo in 4 - spiega Fago - Quando ce ne siamo andati nel 2008 eravamo più di 220".

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