Giovedì, 18 Luglio 2024
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Occhio a come usate WhatsApp, offendere sulle chat di gruppo è diffamazione

La sentenza della Cassazione verteva sul caso di un adolescente della provincia di Bari e alcuni messaggi inviati nella chat della scuola, ma segna un importante precedente

Insultare qualcuno su una chat di gruppo è diffamazione e non ingiuria: in poche parole si rischia una condanna penale. Lo dice la Corte di Cassazione precisando come gli insulti via WhatsApp costituiscano un reato penale e non un semplice illecito civile.

Secondo i giudici, le provocazioni, se lette anche da altri, sarebbero delle lesioni della reputazione che si collocano "in una dimensione ben più ampia di quella tra offensore e offeso".

Reato offendere con messaggi trasmessi su una chat di gruppo

La sentenza della quinta sezione penale verteva sul caso di un adolescente della provincia di Bari e alcuni messaggi inviati nella chat della scuola. La difesa del ragazzo, invece, sosteneva che non vi fosse alcun rilievo penale, affermando che in casi simili si potesse semmai parlare di ingiuria (reato oggi depenalizzato e trasformato in illecito civile), poiché la destinataria dei messaggi offensivi partecipava alla stessa chat.

I giudici della Suprema Corte si richiamono a precedenti pronunce su posta elettronica e mailing list. L'eventualità che tra i fruitori del messaggio vi sia anche la persona nei cui confronti vengono formulate le espressioni offensive non può indurre a ritenere che, in realtà venga, in tale maniera, integrato l'illecito di ingiuria, piuttosto che il delitto di diffamazione".

Il fatto che il messaggio sia diretto ad una cerchia di fruitori, i quali, peraltro, potrebbero venirne a conoscenza in tempi diversi, fa sì che l'addebito lesivo si collochi in una dimensione ben più ampia di quella interpersonale tra offensore e offeso. Di qui - conclude la Cassazione - l'offesa alla reputazione della persona ricompresa nella cerchia dei destinatari del messaggio".

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