Mercoledì, 21 Aprile 2021

La battaglia per la privacy: da Apple una chiusura netta a Facebook

Ieri, ancora una volta, si è consumato un capitolo dello scontro aperto tra Facebook e Apple sul tema della privacy

Un'intervista di Tim Cook, l'amministratore delegato dell'azienda che produce iPhone, ha risposto in modo perentorio alle diverse critiche che Mark Zuckerberg ha sollevato nelle scorse settimane, rivolte alle nuove strategie di Apple sulla privacy.

Prima di approfondire l'ultimo episodio di quella che ormai è diventata una saga, cerchiamo di capire quali siano le origini di questo conflitto.

Apple da qualche tempo sta focalizzando la propria attenzione, anche nelle campagne di marketing, sul tema della privacy e della difesa della riservatezza dei suoi utenti. 


In realtà questo è anche un elemento di sostanza nella filosofia con cui Apple produce i suoi software, perché non ritiene l'ingerenza nelle abitudini dei suoi utenti e la registrazione dei loro comportamenti un dettaglio su cui costruire un business.

Questo approccio concettuale si traduce anche in soluzioni tecnologiche che l'azienda mette in pista e inserisce nei suoi dispositivi.  

Se si usa Safari, l'applicazione per navigare in Internet di iPhone, iPad e Mac, per fare una ricerca online, vengono trasmesse ai server solo le parole necessarie perché quella stessa ricerca venga effettuata.

Quando viene fatta la stessa operazione utilizzando la pagina di Google, viene trasmessa la posizione, che tipo di smartphone si sta utilizzando, oltre ad una serie di informazioni supplementari di cui gli utenti spesso non sono  consapevoli.

Anche utilizzando la navigazione Internet di Apple Maps, non viene mai abbinato il codice identificativo anonimo di un dispositivo con il nome di chi lo usa.

Apple sa che un determinato dispositivo con un determinato codice in un certo momento è nel cuore di Roma, ma non sa di chi sia quel telefono.

Questo modo di gestire la privacy va in direzione diametralmente opposta rispetto a quella di Facebook, ma anche di Google, che fanno della raccolta dei dati una parte del loro business.

Perché si è accesa nuovamente la sfida Apple - Facebook?

Come ci racconta in queste ore MisterGadget.Tech, la nuova versione del software di iPhone, ormai prossima al rilascio, introdurrà una serie di restrizioni su ciò che le aziende possono tracciare all'interno di uno smartphone o di un tablet.

Vengono cioè fissati limiti ben precisi a ciò che un'applicazione può vedere di quello che noi facciamo con il telefono.

In primo luogo perché ci sarà una nuova etichetta della privacy con cui le aziende dovranno spiegare in modo palese, trasparente, più che comprensibile, quali informazioni raccolgono dai propri utenti.

Inoltre, verrà chiesto agli utenti di fornire un esplicito consenso perché una determinata applicazione possa registrare i propri comportamenti durante l'utilizzo dello smartphone.

Sarà quindi indispensabile premere un pulsante e dare un’approvazione volontaria ad una domanda del tipo: vuoi che Facebook tracci le tue attività quando navighi in Internet? 

È evidente che un’altissima percentuale di utenti risponderà no.

Dal management del social network è arrivata in un primo momento una risposta abbastanza scomposta, accusando Apple di danneggiare le attività locali e ridurre la loro capacità di promuovere il proprio business.

In un secondo momento, Facebook ha cominciato a parlare di riduzione del proprio fatturato e quindi di un danno indotto agli investitori per colpa della società che realizza iPhone. L’approccio ha cambiato ulteriormente di recente.

Mark Zuckerberg ha specificato qualche giorno fa che le restrizioni di Apple probabilmente spingeranno più utenti verso la vendita diretta all'interno dell'applicazione di Facebook e quindi questo si tradurrà in un vantaggio per il gigante dei social network. 

Solo il tempo ci dirà se questa versione è attendibile. 

L'intervista di oggi al New York Times risponde a molti di questi argomenti attraverso le parole dell'amministratore delegato di Apple, Tim Cook, che non solo esprime stupore per la reazione scatenata da Facebook, ma chiude in modo tombale la discussione sostenendo che è difficile argomentare contro la privacy degli utenti.

A domanda: “cosa risponde alle critiche di Facebook?”, la risposta è stata perentoria.

All we’re doing, Kara, is giving the user the choice whether to be tracked or now. And I think it’s hard to argue against that. I’ve been shocked that there’s been pushback on this to this degree.
Tim Cook – New York times 5 aprile

All'amministratore delegato dell'azienda è stato chiesto anche se ritenga vero che le nuove opzioni di Apple danneggino il business di Facebook, ma su questo Tim Cook ha risposto in modo piuttosto netto.

Poiché il suo compito è quello di cercare le strade migliori per intensificare e utilizzare il business di Apple, non conosce le dinamiche che guidano invece gli affari delle altre società. Un modo elegante per dire che quale sia l'effetto sul fatturato di Facebook non è uno dei suoi interessi primari.

Come sempre, ci affidiamo agli esperti per un parere equilibrato sull’argomento: più di una voce importante del segmento della tecnologia e dell'innovazione ritiene l'approccio di Apple al tema della privacy il migliore in campo digitale. 

Sul fronte opposto, invece, proprio nel fine settimana abbiamo scoperto che 533 milioni di utenti di Facebook hanno visto le loro informazioni personali finire in rete e di questi 37 milioni sono italiani.

Anche alla luce di quanto successo negli ultimi giorni, sapere quali dati riservati raccolgano le aziende e come le conservino è un aspetto fondamentale della nostra vita digitale. 
 

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