Venerdì, 23 Luglio 2021
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La nuova privacy di WhatsApp: ecco cosa cambia per gli utenti

Chat e telefonate criptate nel sistema di messaggistica istantanea: i dubbi dell'esperto

Oggi WhatsApp ha annunciato a sorpresa che d'ora in poi tutte le chat e le telefonate effettuate tramite il sistema di messaggistica istantanea saranno automaticamente criptate. Cosa cambia? La mossa "non rappresenta un avanzamento sostanziale della tutela della privacy degli utenti", dice Luigi Martino, teaching and research assistant in ICT policies e cyber security all'Università di Firenze, in un'intervista con Cyber Affairs.

"Le ultime polemiche tra Apple ed Fbi hanno sollevato ancor di più il dibattito sul giusto confine tra privacy e sicurezza. In quest'ottica molti hanno plaudito alla scelta di WhatsApp, ritenendola portatrice di maggior riservatezza. Ma - sottolinea Martino - il fatto che il servizio di messaggistica offra la crittografia end-to-end a chi utilizza la piattaforma - rileva - va visto a mio parere solo come una mossa per proteggere fette di mercato, in un momento in cui altri concorrenti offrono la medesima possibilità".

Da questa notte infatti, il miliardo di utenti della piattaforma controllata dal social network Facebook vedono comparire nella prima chat che capita loro di aprire una comunicazione che annuncia la novità: "I messaggi che invii in questa chat e le chiamate sono ora protetti con la crittografia end-to-end". È vero, aggiunge l'esperto, che "da adesso in poi, se si invia un messaggio, l'unica persona che può leggerlo è quella che lo riceve". Tuttavia, rimarca Martino, "ciò non significa che il contenuto del messaggio non resti a disposizione di WhatsApp, che detiene e controlla i server dove questi dati sono immagazzinati. Non vale ovviamente solo per questo sistema di messaggistica, ma per la quasi totalità di essi. Ed è questo che bisognerebbe chiedersi, in una vera ottica di tutela della privacy: chi sono, oggi, i proprietari delle conversazioni e dei dati che si muovono attraverso la Rete? Noi o chi eroga i servizi?".

Nel blog ufficiale, i cofondatori e top manager di WhatsApp Brian Acton e Jan Couton spiegano che l'iniziativa è volta a rassicurare da eventuali intrusioni da parte di criminali. "L'idea è semplice - scrivono - quando si invia un messaggio, l'unica persona che possa leggerlo è quella della chat o il gruppo di persone a cui è stato spedito. Nessun cybercriminale. Nessun hacker. Nessun regime oppressivo. Nemmeno noi stessi. La crittografia ent-to-end rende la comunicazione via WhatsApp simile ad un faccia a faccia". In realtà, la tempistica dell'iniziativa sembra più volta a rassicurare gli utenti dalle eventuali intrusioni e intercettazioni da parte delle autorità, visto la vicinanza dello scontro tra l'Fbi americana e Apple sulla decifrazione dei dati presenti su un iPhone appartenuto ad un terrorista. Vicenda ad elevato impatto mediatico che ha sollevato una ondata di interrogativi e allarmismi sulla privacy. Couton, l'amministratore delegato, afferma di fare della privacy "una questione personale". "Sono cresciuto nell'Unione Sovietica, durante il regime comunista e il fatto che la gente non potesse comunicare liberamente è uno dei motivi che ha spinto la mia famiglia a emigrare negli Usa".

Ad ogni modo, i due programmatori imprenditori evitano di assumere una posizione di scontro frontale, quando precisano di "riconoscere il lavoro importante delle forze dell'ordine nel tenere le persone al sicuro". Tuttavia, aggiungono "le spinte per indebolire la codifica rischiano di esporre le informazioni delle persone ad abusi da parte di cybercriminali, hacker e Stati canaglia". 

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