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Mercoledì, 22 Maggio 2024
Tecnologia

Per Spotify record di abbonati, ma i conti in rosso frenano il business

Oltre 200 milioni di utenti paganti e mezzo miliardo di ascoltatori attivi. Ma gli investimenti 'pazzi' della pandemia ostacolano la crescita

Record di utenti abbonati, ma i conti sono sempre più in rosso. È la situazione quasi paradossale che sta vivendo Spotify, colosso mondiale dello streaming musicale. Gli utenti 'premium' rilevati alla fine del 2022 sono 205 milioni, ben oltre le aspettative del super gruppo svedese, che nonostante l'importante traguardo si vede costretto a leccarsi le ferite: le perdite al termine dello scorso anno, infatti, si sono assestate sui 430 milioni di euro.

Il buco è preoccupante, se si considera che il fatturato annuo ha superato ampiamente le aspettative, attestandosi a 11,7 miliardi di euro, con un aumento del 21% rispetto ai dodici mesi precedenti. Perché, quindi, Spotify è costantemente in perdita? Una risposta l'ha fornita l'amministratore delegato della società. Daniel Ek, di recente, ha ammesso che la campagna di espansione della società durante la pandemia si è rivelata troppo ambiziosa, anche per un colosso del calibro di Spotify.

Questione d'investimenti avventati

La situazione è questa: il mondo va in lockdown a causa del virus, le persone sono costrette a restare chiuse dentro casa, e la richiesta di contenuti fruibili on demand, anche musicali, cresce alle stelle. Le big company, Spotify compresa, varano dei piani straordinari d'investimento per rispondere alla domanda dei propri utenti. Ma l'ambizione ha superato di troppo le reali capacità finanziarie a medio termine.

La corsa alle nuove assunzioni si è rivelata deleteria, e i costi di gestione sono letteralmente schizzati alle stelle. "Col senno di poi, - ha spiegato Ek - investire in questo modo prima della crescita dei nostri ricavi è stato deleterio". C'è da ricordare poi che Spotify cede circa il 70% delle entrate ai proprietari della musica ospitata, e che dopo il 'boom pandemico' in Borsa, le azioni del colosso sono crollate per oltre il 70%. I primi a pagare sono stati i dipendenti.

Il taglio dei dipendenti

Solo la scorsa settimana, infatti, la piattaforma ha annunciato una grossa ondata di licenziamenti, in linea con quanto fatto precedentemente da Amazon, Meta e Google per cercare di contenere le perdite e rimettere, almeno parzialmente, i conti in ordine. Spotify lascerà a casa il 6% della forza lavoro, pari a circa 600 dipendenti. Una riduzione di personale che, stando a quanto stimato da Bloomberg, potrebbe costare all'azienda un esborso di 40 milioni di euro in oneri legati ai licenziamenti.

"Negli ultimi mesi abbiamo fatto uno sforzo notevole per contenere i costi, ma semplicemente non è bastato. - aveva annunciato in una nota Ek - Quindi, anche se è chiaro che questo percorso è quello giusto per Spotify, non lo rende affatto più facile, soprattutto se pensiamo ai numerosi contributi che questi colleghi hanno dato". L'ad ha assicurato ai dipendenti licenziati un’indennità calcolata in base ai requisiti del periodo di preavviso e al proprio ruolo all'interno dell'azienda, oltre alla copertura dell'assistenza sanitaria durante il periodo di licenziamento.

I tagli del personale, nel frattempo, sono stati accolti favorevolmente dalla Borsa. I titoli del colosso, all'indomani dell'annuncio, hanno guadagnato il 4,5%, confermando come gli investitori appoggino l'ondata di tagli decisi dai colossi tech per far fronte ai costi crescenti e i ricavi in calo. L'idea di società più snelle e concentrate sulla redditività è ritenuto - pare - un segnale positivo in un contesto d'incertezza economica e di rialzi dei tassi d'interesse.

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