Giovedì, 22 Aprile 2021

Tre motivazioni per riporre fiducia in Assassin’s Creed Valhalla

Il prossimo capitolo della serie uscirà il 17 novembre 2020 e sarà uno dei primi titoli cross-gen, proponendosi anche su Ps5 e Xbox Series X a fine anno

Assassin's Creed Valhalla (foto sito ufficiale Ubisoft)

Ci sono saghe che difficilmente restano troppo tempo al buio. Il mondo videoludico vanta titoli che vanno ben oltre una generazione di console o un solo videogioco ben riuscito. Trovare la formula giusta per durare nel tempo e convincere i giocatori a scegliere sempre e comunque il tuo prodotto è un’impresa a cui tutti aspirano ma in pochi possono concretizzarla. Se c’è una software house in grado di fare la voce grossa sul tema, quella è certamente Ubisoft e la sua punta di diamante Assassin’s Creed.

Il 2020 riporta la saga degli assassini al centro del villaggio dopo un anno di assenza dagli scaffali, con un nuovo capitolo ricco di novità, solide certezze e dei ritorni più che graditi agli occhi dei fan di vecchia data. Assassin’s Creed Valhalla, ultima fatica di Ubisoft che dal prossimo 17 novembre sarà a disposizione dei videogiocatori. 

Le ultime presentazioni in grande stile del titolo hanno finalmente delineato un quadro completo dell’avventura che affronteremo tra i vichinghi, mettendo in luce tre chiari punti per cui Valhalla rappresenta uno dei titoli più attesi del secondo semestre del 2020.

L’ambientazione

Inutile girarci troppo intorno. Ubisoft non ha più molte carte da giocare e sul tavolo finiscono sempre per concretizzarsi mosse pesanti. La storia della civiltà umana è stata esplorata in lungo e in largo nei vari Assassin’s Creed, ma ci sono ancora delle sfaccettature che infiammano i videogiocatori. Il Giappone feudale può attendere, ora è la volta dei vichinghi.

Facile sottolineare come l’atmosfera di Norvegia e Inghilterra abbia colpito in positivo la critica fin dal primo teaser trailer. I territori da esplorare riportano alla mente scorci simili al capolavoro The Witcher 3, gioco completamente diverso dal punto di vista narrativo, ma a cui Ubisoft si è ispirata per diverse caratteristiche. 

Paragoni a parte, la mappa di Valhalla sarà innanzitutto più grande rispetto alla già corposa controparte di Odyssey. L’Inghilterra, già apprezzata in Syndicate se pur in un’altra era, fa il suo ritorno in una fedele riproduzione dell’epoca nella sua interezza, oltre a buona parte della Norvegia. Siamo davanti, dunque, ad un territorio vasto e ricco di storia da scoprire in lungo e in largo, motivo in più per attendere il titolo con trepidazione.

Il vero stealth ritorna

Un Assassin’s Creed degno di questo nome si basa anche e soprattutto sull’agire nell’ombra, attraverso un gameplay che indirizza il giocatore verso le fasi stealth, piuttosto che sui combattimenti a viso aperto. 

Gli ultimi capitoli della saga, però, ci hanno portato all’interno del campo di battaglia. In Odyssey, così come in Origins, mancavano tutte quelle abilità che hanno reso celebri assassini del calibro di Ezio e Altair, come mimetizzarsi tra la folla e sfruttare l’ambiente per aggirare il nemico. Dopo quanto mostrato negli ultimi video gameplay, possiamo tranquillamente affermare che il bilanciamento tra fasi di combattimento in mischia e via silenziosa” è stato finalmente ricalibrato per un’esperienza completa e definitiva nei panni di un assassino che è pur sempre un vichingo.

Il presente “mitologico”

Odyssey non è perfetto e sicuramente non rappresenta, agli occhi di molti, il capitolo più interessante della saga. C’è però una caratteristica che ha contraddistinto il titolo ambientato in Grecia. Mescolare perfettamente l’accuratezza storica di eventi realmente accaduti, con la vasta e ben nota mitologia greca non è cosa da poco. Gestire il tutto, collegandolo con un presente che è tornato ad essere tale grazie ad una storia consistente e un personaggio ben identificabile, permette ad Assassin’s Creed di ritornare sugli standard dei primi capitoli, dove certe caratteristiche erano alla base, ma andavano spiegate più a fondo come accaduto, appunto, in Odyssey.
Confermata la continuazione della storia di Layla Hassan, nel nuovo Valhalla si riassaporerà un intreccio tra la mitologia norrena e il presente, creando così nuovi risvolti per una narrazione che si preannuncia scoppiettante.

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