Giovedì, 25 Febbraio 2021

Vittorio Colao: il ministro dell'Innovazione Tecnologica e la storia del 5G e del "rilascio di sostanze mediche da remoto"

L'ex Vodafone è stato appena nominato nel governo Draghi; nel 2019 una sua frase venne equivocata per costruire una teoria del complotto sulla tecnologia

Ex amministratore delegato di Vodafone; ex numero uno della task force messa in campo per la 'ricostruzione', ex ufficiale dei carabiniere, con una passione per la bicicletta e cavaliere del lavoro. Il nuovo ministro per l'Innovazione tecnologica e la transizione digitale, Vittorio Colao, nasce a Brescia nel 1961, si laurea in economia e commercio all'università Bocconi e consegue un master in business administration alla Harvard University. Inizia il suo percorso lavorativo a Londra, presso la banca d'affari Morgan Stanley e prosegue a Milano alla multinazionale di consulenze McKinsey & company. Nel 1996 diventa direttore generale di Omnitel pronto Italia e, quando nel 1996 Vodafone acquisisce l'operatore di telefonia mobile, diventa amministratore delegato della divisione italiana. 

Vittorio Colao: il ministro dell'Innovazione Tecnologica e la storia del 5G e del "rilascio di sostanze mediche da remoto"

Nel 2001 diventa ceo della Vodafone per l'Europa meridionale; l'anno successivo entra nel consiglio di amministrazione e nel 2003 estende il suo incarico anche al Medio Oriente e all'Africa. Nel 2004 lascia il colosso della telefonia per passare a Rcs mediagroup, sempre con l'incarico di amministratore delegato. Dopo due anni, nel 2006, torna da Vodafone per assumere la posizione di vice amministratore delegato a capo della divisione Europa. Dal 2008 al 2018 è amministratore delegato di Vodafone. Nell'aprile del 2020 viene chiamato a guidare la Task force per la fase 2 dell'emergenza legata al coronavirus. Proprio al'epoca Colao finì nei guai a causa di una frase presa da un video caricato sul canale YouTube dell'Università di Verona che risaliva all'aprile 2019 e che venne tagliata e riproposta ovunque tra Twitter e Facebook. Nel video Colao dice che con il 5G sarà possibile “iniettare o rilasciare una sostanza medica che è necessaria per la salute. Si potrà fare tutto in remoto quasi istantaneamente”.

La frase, terribilmente equivocata, finì nei forum dei complottisti del 5g e rimbalzò un po' ovunque su Twitter, dove per esempio Marcello Veneziani scrisse: "È terribile quello che ha detto Colao che col 5G “si potrà iniettare o rilasciare una sostanza medica in remoto, quasi istantaneamente”. Non solo farmaci, anche droghe e veleni. Si rende conto Colao che scenario inquietante ha tracciato, come se fosse un gran progresso?". Altri complottisti andarono all'attacco su Youtube: "E’ possibile utilizzare la tecnologia 5G per iniettare medicinali a distanza, istantaneamente, sulle persone? E’ una delle sorprendenti, e sotto alcuni aspetti terrificanti, dichiarazioni pronunciate da Vittorio Colao, ex amministratore delegato di Vodafone, ora designato dal governo italiano per guidare la task force della cosiddetta “Fase 2”". 

La lista dei ministri del governo Draghi

L'attacco dei complottisti a Vittorio Colao per la frase equivocata sul 5g

In realtà l'affermazione di Colao non aveva niente a che vedere con gli "scenari inquietanti" favoleggiati dai complottisti. Parlava semplicemente del controllo da remoto di strumenti medici o dei cosiddetti teleconsulti immersivi come quello del professor Giorgio Palazzini della III Clinica Chirurgica dell’Università Sapienza, che "con visore di realtà virtuale da Roma si collegò con la sala operatoria dell’Ospedale Santa Maria di Terni per intervenire in tempo reale nel corso di un intervento laparoscopico reale con l’equipe medica coordinata dal Professor Chang-Ming Huang, dell’Università Fujian Medical di Fuzhon fondata nel 1860. Con tre telecamere, installate nella sala operatoria dell’Ospedale di cui una a 360° ad altissima definizione, il Professor Palazzini ha partecipato in diretta all’operazione osservando contemporaneamente l’intervento e i dati biometrici del paziente, potendo zoomare e selezionare i dettagli oltre a osservare, sempre in un’unica vista, la ripresa dell’organo interno del paziente, grazie alla telecamera laparoscopica anch’essa connessa alla rete".

Anche la somministrazione da remoto esiste già e si effettua "mediante applicazione al corpo del malato di sensori in grado di eseguire i test di laboratorio o strumentali e poi trasmettere i dati a una app e poi a un centro di controllo. Anche la somministrazione di farmaci potrà essere controllata mediante l’utilizzo di particolari sensori. In questa ottica è stato messo a punto un inalatore digitale per l’asma (ProAir Digihaler) contenente un broncodilatatore (solfato di albuterolo) dotato di un sensore integrato che si collega a un'applicazione mobile complementare. L’inalatore contiene sensori integrati che rilevano quando lo si utilizza e misurano il flusso inspiratorio. Questi dati sono quindi inviati all’app mobile utilizzando la tecnologia wireless Bluetooth in modo che i pazienti possano monitorare personalmente i loro dati di utilizzo e di forza dell'inalazione nel tempo e condividerli con i propri professionisti sanitari", come spiega sul suo sito l'Istituto Allergologico Lombardo. Insomma, l'affermazione di Colao, forse un po' sinteticamente brutale, non aveva davvero nulla a che vedere con i complotti sul 5g. È stata equivocata (volutamente o meno) per costruire una teoria del complotto sul 5g. 

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