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Giovedì, 13 Giugno 2024
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DiMartedì e Ballarò: Giannini vince la sfida degli ascolti

Debutto in contemporanea per i due programmi, che però si somigliano troppo e vanno avanti senza guizzi. Negli ascolti ha vinto l'ex vicedirettore di Repubblica

ROMA - E' arrivato il primo verdetto sui due talk politici che stanno "infiammando" la nuova stagione televisiva: «Ballarò» di Massimo Giannini ha battuto «DiMartedì» condotto da Giovanni Floris. La battaglia degli ascolti ha premiato il programma di Rai3 che, martedì in prima serata, vedeva al debutto alla conduzione il giornalista ex di Repubblica, e ha raccolto davanti al video 2.503.000 spettatori (share dell’11.8%). Su La7 l’altro atteso esordio, quello di Floris «emigrato» in estate alla tv di Cairo, alla conduzione di «DiMartedì» è stato visto da 755 .000 spettatori (3.47%).

Chi ha fatto zapping tra le due trasmissioni in onda contemporaneamente ha avuto la sensazione di guardare sì due programmi nuovi, ma in realtà assolutamente uguali a loro stessi, vittime entrambi della crisi dei talk show italiani che ormai non sono altro che contenitori di chiacchiere e scontri politici e raramente riescono ad uscire dal torpore del dibattito preconfenzionato.

Giannini inizia prima, fa un monologo introduttivo per ringraziare la Rai (dopo le polemiche sulle sue dichiarazioni sui giornalisti di viale Mazzini troppo coinvolti con la politica) e spiegare al pubblico la propria linea editoriale. Dopo anteprime e servizi, arriva l'atteso momento di Roberto Benigni, in un'intervista registrata con Giannini che forse avrebbe avuto ben altro tono se fosse stata fatta in diretta. Benigni fa il suo, diverte e fa pensare, ma intanto il tempo scorre e quando si arriva al primo ospite, cioè Romano Prodi, la tensione è già calata.

Giannini non tiene il ritmo, gli ospiti in studio dialogano senza costrutto e se non ci fosse Brunetta che a un certo punto ha un guizzo polemico che rimanda ai bei tempi che furono, la puntata scorrerebbe via decisamente noiosa.

Non va meglio in casa La7, dove Giovanni Floris ripropone pari pari la liturgia che fu di "Ballarò", studio e poltrone comprese. Crozza si ripete (diciamo che alla fine il confronto tra i due comici finisce in parità) e poi anche qui inizia il consueto balletto di interventi, cartelli, servizi, penalizzato da evidente problemi di audio che alla fine costringono quasi a cambiare canale per salvaguardare il proprio udito.

La serata su entrambi i canali prosegue con un copione scontato e già noto, Prodi su RaiTre e Scalfari su La7 portano il carico di esperienza e riflessione che ci si aspetta da loro, gli altri ospiti in studio dibattono ma senza arrivare a nulla, i servizi vorrebbero raccontare l'Italia al tempo della crisi ma non riescono a dire e svelare molto di più di quello che già si è detto.

Floris finisce per ultimo, andando a chiudere dopo la mezzanotte, quando è ormai "Quasi Mercoledì" (come definisce l'ultimo segmento di puntata).

Un debutto scarico per entrambi, che sicuramente avranno bisogno di tarare meglio gli ingredienti. 

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