Martedì, 23 Luglio 2024
Salute Mentale

Fedez e gli psicofarmaci. Ne parliamo con la Società Italiana di Psichiatria

Se da un lato c'è chi elogia il rapper per l'invito a prendersi cura della salute mentale, dall'altro c'è chi lo accusa di aver associato sommariamente i farmaci alla parola "scorciatoia". L'intervista alla presidente Emi Bondi, insieme alla quale facciamo un bilancio sull'uso (in aumento) degli psicofarmaci in Italia, sulla necessità di abbattere di certi tabù e sulla leggerezza di certi influencer

Un post di Fedez non è mai una questione privata: raggiunge 14 milioni di persone (40 milioni, se si aggiungono i follower della moglie Chiara Ferragni) ed è molto più potente delle innumerevoli campagne di sensibilizzazione avanzate dagli esperti di settore, di qualsiasi settore. Motivo per cui le parole dell'imprenditore, rapper ed influencer sull'uso degli psicofarmaci sono oggi l'occasione adatta per ragionare sulla narrazione che si fa, che s'è fatta e che si farà, sul tema, in rete e non solo; l'occasione giusta per contare gli innumerevoli passi in avanti fatti verso l'abbattimento dei tabù ancora imperanti sulla salute mentale, ma anche per attenzionare rispetto ad alcune leggerezze commesse da altri colleghi influencer e non solo. Lo facciamo con Emi Bondi, presidente della Società Italiana di Psichiatria. 

Fedez, che nei giorni scorsi è finito al centro dell'attenzione a causa di una improvvisa balbuzie, ha spiegato di essere rimasto vittima dell'«effetto rebound» degli psicofarmaci che assumeva per curare la sua depressione. Di che cosa si tratta? 

"Non conosco la sua situazione specifica ma posso dire generalmente che i farmaci che agiscono sul sistema nervoso non devono mai essere sospesi bruscamente ma gradatamente e sotto prescrizione medica, perché una sospensione improvvisa può determinare un effetto rebound della malattia, ovvero il ritorno della malattia in una forma anche più accentuata o una sintomatologia cosi detta da “sospensione” appunto. Questo perché l'organismo non ha il tempo necessario a riadattarsi ad una condizione pre farmaco: i farmaci contengono sostanze, come la dopamina e la serotonina, che sono prodotte dal nostro sistema nervoso ma che magari, quando è ammalato, non produce in quantitativi adeguati". 

Nel caso di Fedez il farmaco è stato interrotto a causa di gravi effetti collaterali.

"Mediamente quasi tutti i nostri farmaci di ultima generazione, in particolare quelli di tipo antidepressivo, hanno pochissimi effetti collaterali, tanto da essere usati, senza nessun problema, da milioni di persone nel mondo, in alcuni casi anche da donne in gravidanza. Questo non toglie però che ci possa essere una sensibilità individuale. Nella maggioranza dei casi sono effetti collaterali minimi, ma ogni persona deve esserne informata al momento della prescrizione. Ad esempio alcuni serotoninergici possono dare una sensazione di nausea. In altri casi gli effetti collaterali sono più impegnativi e il medico può sostituire il farmaco con uno più idoneo".

Se da un lato c'è chi ha elogiato Fedez per l'invito a prendersi cura della salute mentale, dall'altro c'è chi lo ha accusato di generare fraintendimenti circa l'uso degli psicofarmaci, poiché li ha associati alla parola "scorciatoia" *. Che cosa ne pensa? 

"Apprezzo il coraggio di parlare. È anche grazie a personaggi del passato come Vittorio Gassmann e Sandra Mondaini che la depressione, all'epoca definita il 'male oscuro' ed impronunciabile, ha ottenuto la sua dignità di malattia avvicinando così le persone alla consapevolezza di poter chiedere aiuto. Non trovo corretto però parlare di scorciatoia, se per scorciatoria s'intende l’uso dei farmaci rispetto ad esempio al percorso psicoterapeutico, che richiede ovviamente tempi molto lunghi. È come dire che la psicoterapia è una strada più lunga, ma più corretta per avere risultati. Non è così: la malattia va affrontata nel modo in cui può risolversi. Ci sono, a seconda dei livelli di malattia e dei tempi necessari, linee guida internazionali. In alcuni casi i disagi nascono da problematiche relazionali, in altri ci sono forme biologiche di cali improvvisi dell'umore che possono comportare grossa disabilità. C'è chi non si alza più dal letto ed arriva a pensare di togliersi la vita e non è spesso in grado di tollerare ulteriormente la malattia né è in grado di affrontare un percorso psicoterapeutico. Niente vieta che i trattamenti siano integrati, ovvero prima farmacologico e poi psicoterapeutico, ma non esistono scorciatoie né strade piane. Ci sono trattamenti indicati in base alla gravità e alla tipologia della malattia della patologia". 

«Apprezzo il coraggio di Fedez. Non trovo però corretto parlare di scorciatoia, se per scorciatoria s'intende l’uso dei farmaci rispetto ad esempio al percorso psicoterapeutico, che richiede ovviamente tempi molto lunghi. Non esistono scorciatoie né strade piane. La malattia va affrontata nel modo in cui può risolversi. Ci sono, a seconda dei livelli di malattia e dei tempi necessari, linee guida internazionali»

Quando si ricorre ad uno psicofarmaco e quando non è invece necessario farlo? 

"I farmaci si devono prendere quando c'è una malattia conclamata. Forme lievi di depressione possono anche rispondere ad un trattamento psicoterapeutico, perché anche la psicoterapia stimola una certa plasticità cerebrale e una certa produzione di sostanze antidepressive. Ma, se la sintomatologia è più importante, è indicato il trattamento farmacologico, eventualmente integrato con percorso psicoterapeutico. Ricordiamo che le malattie psichiche possono inoltre peggiorare il decorso di tutte le malattie organiche: se una persona ha avuto un infarto e soffre di depressione ha 5 volte il rischio di non guarire, curare la depressione in quel caso significa anche aiutare il paziente anche ad affrontare meglio le malattie organiche".

La salute mentale è oggi finalmente libera dai tabù: innumerevoli i passi in avanti fatti nell'immaginario, soprattutto grazie ai più giovani. Quali sono i luoghi comuni che ancora stigmatizzano l'uso degli psicofarmaci?

"Mi capitano cose assurde, come un ragazzo che usa sostanze stupefacenti e viene ricoverato in clinica perché ha dato di matto e poi rifiuta gli psicofarmaci, perché agiscono sul cervello dimenticando che anche le sostanze stupefacenti lavorano sul sistema nervoso, ma certo non in modo terapeutico, tanto da averlo portato in un reparto di psichiatria. Sono tabù legati, in parte, ai farmaci degli Anni '60, i primi farmaci usciti cosiddetti  di “vecchia generazione”: hanno creato lo stigma nei confronti dei farmaci psichiatrici, perché davano rigidità muscolare ed effetti collaterali tali da rendere riconoscibile il paziente. Non dimentichiamo però che erano farmaci per psicosi e non per la depressione e all'epoca, proprio grazie a quei farmaci, le persone sono potute uscire dagli ospedali psichiatrici e rientrare nell'ambito sociale, perché è stato possibile per la prima volta controllare la sintomatologia psichiatrica più grave. Poi ci sono tabù che riguardano la malattia in sé". 

In che modo il pregiudizio investe chi è vittima di malattia psichiatrica? 

"C'è questa convinzione d'onnipotenza della nostra volontà, per cui chi sta male, se si impegna con tutte le sue forze, può guarire. È come se uno che sta male volesse in qualche modo stare male, ma non è vero: sono malattie. Nessuno sceglie di stare male. Non si può colpevolizzare chi sta già soffrendo e anche molto. Per nessuna malattia organica si chiede al paziente di guarire con la volontà, al contrario ci si raccomanda di andare dal medico e di curarsi". 

«Non bisogna mai ricorrere al fai da te. Non ci si cura con quello che dice la vicina di casa o una amica, soprattutto se si sta male davvero: non lo faremmo per nessuna malattia seria. Tra i ragazzi i farmaci vengono usati anche in maniera inappropriata: c'è anche una ricerca di farmaci psichiatrici per ridurre sintomi di astintenza da sostanze, ma queste sono deviazioni dell'assunzione corretta su base volontaria»

La salute mentale è uno dei temi più dibattuti, vero e proprio diventare un "trend" del dibattito online. Quest'estate una polemica ha riguardato l'influencer Giorgia Soleri, che ha letteralmente elencato i farmaci assunti, tanto da attirarsi l'accusa di poter favorire emulazione. Può essere un rischio? 

"Chi è un personaggio pubblico deve avere la consapevolezza del proprio ruolo sociale. Lo stesso Carlo Verdone ne ha parlato in modo dissacrante nei suoi film per sdrammatizzare, bisogna fare attenzione a mandare messaggi corretti: anche gli psicofarmaci sono farmaci e non si gioca con i farmaci di nessun tipo. Vanno presi quando servono, se è necessario  e sotto stretto controllo medico. Non bisogna mai ricorrere al fai da te. Non ci si cura con quello che dice la vicina di casa o una amica, soprattutto se si sta male davvero, non lo faremmo per nessuna malattia seria. Tra i ragazzi i farmaci vengono usati anche in maniera inappropriata: c'è anche una ricerca di farmaci psichiatrici per ridurre sintomi di astintenza da sostanze, ma queste sono deviazioni dell'assunzione corretta su base volontaria". 

A gennaio la Società italiana di neuro-psico-farmacologia (Sinpf) ha dichiarato che un teenager su dieci usa psicofarmaci per divertimento, andando incontro a seri rischi per la salute. A settembre uno studio Espad ha denunciato la diffusione sempre maggiore dell'uso di psicofarmaci negli adolescenti senza prescrizione medica.

"L’uso “per gioco” dell’adolescente può rientrare in quella ricerca di trasgressione e sperimentazione di ciò che è proibito, tipica dell’età. Normalmente non dovrebbe essere così, perché tutti farmaci psicotropi, cioè che agiscono sul sistema nervoso, richiedono una ricetta medica. Che si vada dall'ansiolitico all'antidepressivo. Ma oggi c'è grande uso di sostanze via Internet. Pian piano scompare ,anche per le droghe, lo spacciatore dietro l'angolo e ci si fa arrivare a casa qualunque cosa. Non sono a conoscenza che ciò avvenga anche per psicofarmaci ma lo ritengo molto probabile". 

C'è stato un aumento dell'uso degli psicofarmaci in Italia?

"Sì, ma è un aumento che trova corrispondenza nell'aumento di incidenza delle malattie psichiche: negli ultimi anni i disturbi d'ansia e depressione sono aumentati in maniera costante e con il Covid si stima di circa il 30 per cento. Andrebbe sicuramente capito perché stanno aumentando così tanto le malattie nervose e ben conosciamo le correlazioni fra queste e lo stress, ma queste sono considerazioni che saprebbe fare meglio un sociologo. Ricordo peraltro che gli psicofarmaci sono tra i farmaci più assunti nel mondo, ma è anche vero che la malattie psichiche sono le più diffuse a livello mondiale: i dati dell’ OMS del 2017 stimavano 322 milioni di persone nel mondo ammalate della sola depressione. A mio avviso resta invece ancora molto preoccupantemente alto il numero di persone che non vengono curate per tali malattie. E dico preoccupantemente perché sono malattie che comportano un alto costo personale di sofferenza e collettivo di costi sociali ed economici". 

«C'è un aumento nell'uso di psicofarmaci, ma è un aumento che trova corrispondenza nell'aumento di incidenza delle malattie psichiche: negli ultimi anni i disturbi d'ansia e depressione sono aumentati in maniera costante e con il Covid si stima di circa il 30 per cento. Le fasce più a rischio? Le donne e i più giovani»

L'aumento dei disturbi è trasversale nei generi e nelle fasce d'età, oppure ci sono categorie più a rischio?

"Le donne hanno una incidenza di depressione fino a tre  volte maggiore rispetto agli uomini e un aumento di incidenza dei DCA fino 10 volte maggiore rispetto al sesso maschile. I disturbi del neurosviluppo, la schizofrenia e l’uso di sostanze colpiscono invece di più gli uomini. Le fasce d'età più a rischio sono sicuramente quelle giovanili, tra cui abbiamo visto un aumento di depressione ed ansia ma soprattutto un abbassamento dell'età di esordio di quasi tutte le malattie: di disturbi alimentari ad esempio ci si ammala già prima dei 14 anni, a fronte dei 16/ 19 di prima". 

* («Prendersi cura della salute mentale significherà nei prossimi mesi per me affrontare gli eventi traumatici della mia vita nella maniera più complessa, più in salita e più dolorosa, quella della terapia, senza cercare scorciatoie come ho cercato in questi mesi. non cercate scorciatoie perché possono farvi male», sono le dichiarazioni di Fedez, ndr)

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