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Martedì, 23 Aprile 2024
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Mara Maionchi in tv dopo il tumore: "La paura non passa mai del tutto. Fedez? Ha avuto coraggio a raccontarlo così"

Da lunedì 12 settembre, in prima serata su Rai 2, sarà al timone di 'Nudi per la vita', un docu-reality che vuole sensibilizzare il pubblico alla prevenzione oncologica

Sette anni fa la diagnosi e l'intervento che ha messo fine all'incubo, anche se la paura non passa mai del tutto. Ce lo racconta Mara Maionchi, 81 anni, che nel 2015 ha scoperto e poi sconfitto un tumore al seno, e oggi continua a battersi per la prevenzione oncologica, leit motiv di 'Nudi per la vita', il programma di Rai 2 - in onda da lunedì 12 settembre, in prima serata, per quattro puntate (martedì 13 la seconda, lunedì 19 e martedì 20 le ultime due) - che la vede per la prima volta alla conduzione. Una nuova sfida televisiva, ma soprattutto un modo per lanciare un messaggio importante. "Prevenire il tumore al seno e alla prostata è possibile" non si stanca di ripetere nell'intervista, sottolineando l'importanza degli screening: "Mezz'ora di disturbo che può salvarti la vita". 

Per anni l'abbiamo vista in tv nei panni del giudice, dell'opinionista, della concorrente. Ora la sua prima conduzione. Considerando quanto è amata dal pubblico, è stata un po' lunga, non crede?
"No, è giusto. In tv sono partita facendo una trasmissione, X Factor, che si sposava bene con il mestiere che ho fatto per tanti anni. C'era una logica. Poi mi fa piacere che si sia ampliato l'orizzonte, mi piace. Anche se sono sempre un po' preoccupata di quello che dico e faccio". 

Lo scivolone è dietro l'angolo?
"(Ride)... Beh è facile dire delle sciocchezze. Io spero di no. Questa comunque non è proprio una conduzione tradizionale, non ne sarei capace. E' alla mia portata, fatta alla mia maniera. Partecipo alla chiacchiera, avendo avuto un precedente conosco le misure". 

Si riferisce al tumore?
"Sì. 'Nudi per la vita' è un programma che invita a fare prevenzione oncologica. Ho accettato volentieri di condurlo perché sette anni fa sono stata colpita dal tumore al seno e l'ho scoperto proprio grazie alla prevenzione, facendo una visita di controllo. Invito tutti a fare gli screening annualmente. Mezz'ora di disturbo che può salvarti la vita. Vale per le donne ma anche per gli uomini, che sono più restii a fare questi esami". 

Sei uomini e sei donne del mondo dello spettacolo alle prese con la messa in scena di una performance di ballo. Il format è leggero ma la mission seria. Televisivamente è una bella sfida.
"E' una missione molto seria. Il programma è piacevole, ma alla fine riesce a far passare raccomandazioni importanti che non facciamo solo noi ma soprattutto medici specializzati. Un messaggio fondamentale che passa in modo leggero: è possibile prevenire il tumore al seno e alla prostata". 

"Spogliarsi per salvarsi la vita", il senso del titolo è quello. Detta così nessuno dovrebbe avere dubbi, ma davvero il pudore ancora oggi ostacola la prevenzione?
"In alcuni casi sì. Certe visite vengono viste come una scocciatura, soprattutto dagli uomini, ma fanno parte della normalità".

A volte invece non si fa prevenzione per pigrizia, oppure per paura. Ci sono persone che non fanno controlli per il timore che venga scoperto qualcosa. Paradossale, eppure è un atteggiamento molto più diffuso di quanto si immagina...
"Anche io ho avuto timore. Sapevo che c'era qualcosa che non andava, dentro di te lo capisci. Hai questa sensazione e avere la conferma da un medico ti mette molta ansia. Quando te lo dicono, però, è liberatorio".

Cosa ricorda di quel periodo?
"Quando l'ho saputo è stata una doccia gelata. Ero preoccupata. Possono provare a tranquillizzarti, ma la verità è che finché non aprono non si può sapere. Volevo fare l'intervento più in fretta possibile perché mi avrebbe liberato da una situazione pericolosa e fastidiosa. Mi sono rilassata solo dopo l'operazione. Ho continuato a fare gli esami, prima ogni 6 mesi, poi ogni anno. Li faccio tuttora e un po' di ansia c'è sempre".

La paura non passa mai del tutto?
"No. Un dubbio che si ripresenti in fondo al cervello c'è sempre". 

Qualche mese fa anche il suo amico Fedez ha dovuto affrontare questa battaglia. Qualcuno lo ha accusato di aver spettacolarizzato la malattia, altri lo hanno criticato quando ha pubblicato la seduta dallo psicologo registrata il giorno della diagnosi. Che ne pensa?
"Ci vuole coraggio ad affrontare e raccontare tutto pubblicamente. Io ad esempio non l'ho avuto. E' criticabile? Tutti siamo criticabili. La verità è che lui ha avuto la forza di parlare del suo tumore da subito e questo non è facile. Fedez condivide tutto e ha condiviso anche la malattia. E' un modo di vivere, condivide il bene e condivide anche il male. Condividere ti rende libero. Parlare con altre persone di un problema che hai è liberatorio, è come andare dallo psicologo". 

Lei però non è molto social, o quantomeno non si può dire che sia sovraesposta come Fedez...
"Io racconto le mie cose ovunque, anche seduta in treno a chi mi trovo vicino. Non sono dell'epoca dei social, tutto qui, ma condivido molto, soprattutto le cose di cui ho più paura". 

Parlando di personaggi che condividono le loro battaglie, Emma pochi giorni fa ha perso il papà a causa della leucemia. Lo ha raccontato in un video, pubblicato sui social, lanciando un appello per la donazione di midollo. Nel momento più doloroso della sua vita ha avuto la forza di lanciare un messaggio potentissimo. Il ruolo di un artista è anche questo?
"Per Emma mi dispiace moltissimo, è una ragazza che ha avuto tanti dolori. Le ho scritto le mie condoglianze. Secondo me è importante che una persona nota faccia capire che non è indenne al dolore. Nessuno di noi è indenne, siamo tutti sulla stessa barca. So che superficialmente può far ridere una frase del genere, per alcuni non è credibile, ma è davvero così. Credo che per un artista il dolore non sia personale, ma vada condiviso".

Nel pieno della pandemia, invece, più di qualche personaggio pubblico si è esposto contro i vaccini. Libertà di opinione o irresponsabilità civica?
"Io ho avuto il Covid e non è stata una passeggiata. Sono stata ricoverata per 15 giorni perché avevo una polmonite bilaterale e anche qualche annetto. Quella di non fare vaccini può essere un'opinione. La libertà di scegliere da che parte stare è sacrosanta, ma penso anche che quando dei medici dicono delle cose bisogna credergli". 

Qualche anno fa è scesa in campo con l'Associazione Luca Coscioni per chiedere l'approvazione della legge sull'eutanasia legale. Ci si arriverà mai in Italia?
"Penso di sì, o almeno lo spero. Lo Stato deve mettere a disposizione questa possibilità. Non è una strada facile decidere di morire, ma lo devi poter scegliere tu se le condizioni in cui vivi sono quelle che sono. Non si può giudicare. E' come il divorzio: non è che da quando è passato tutti abbiamo divorziato e divorziamo, ma è una legge importante". 

E' d'accordo con chi sostiene che l'Italia è indietro sui diritti civili? 
"Sicuramente ci sono Paesi che sono più avanti. Per alcune cose siamo un po' indietro, sì". 

Ad esempio sulle adozioni gay. 
"Se due persone si possono sposare, non capisco perché non possano avere figli. E' molto difficile far accettare questa mentalità da tutti, ma secondo me se ci si avvia su una strada di credibilità si può e si deve arrivare anche a questo. Non è una cosa facile da sciogliere, lo so. Capisco che ci sono persone ancora refrattarie, ma credo sia un errore. Il mondo va in un'altra direzione, cambia ancora. Se pensi che Madame Curie per avere il premio Nobel l'ha dovuto dare anche al marito. Le cose si evolvono, migliorano. Cambiano ed è giusto che i cambiamenti avvengano".

A proposito di cambiamenti storici, Giorgia Meloni potrebbe diventare il primo presidente del consiglio donna eletto in Italia...
"In Inghilterra è arrivata la terza premier donna (Liz Truss, ndr) e non è mai successa nessuna tragedia. Siamo noi che non siamo abituati, purtroppo. Anche in questo l'Italia è indietro. Al di là di come la pensa la Meloni, non entro nel merito, come donna ha lo stesso diritto di un uomo di governare. Se è capace". 

Il 25 settembre si vota. Che Italia spera di vedere dopo?
"Spero che chi governerà lo farà al meglio delle proprie possibilità e che lavori seriamente per noi. Questa è l'unica cosa che mi preoccupa. Sono del '41 e ne ho vissuti tanti di periodi complessi, dalla guerra alla fine della guerra. Questo è un altro di quelli". 

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